Il castello di Boutemont e i suoi giardini a Ouilly-le-Vicomte, in Normandia, hanno riaperto per la nuova stagione che si chiuderà in novembre. È il sesto anno di gestione dei nuovi proprietari, Johanna Wistrøm-Monnier e Bruno Monnier. La coppia è nota nel settore dell’arte moderna e contemporanea, perché Bruno Monnier è stato il fondatore agli inizi degli Anni Novanta di Culturespace, la società privata che, con una visione innovativa per l’epoca, ha iniziato a gestire musei. Fra gli altri, il Palazzo dei Papi ad Avignone, lo Jacquemart-André di Parigi, la Villa e i giardini Ephrussi de Rothschild a Saint-Jean-Cap-Ferrat. E a creare centri d’ arte immersiva, gli Ateliers des Lumières, prima in Europa, poi in molte parti del mondo (oggi sono 11 siti che accolgono 5 milioni di visitatori ogni anno). La moglie, Johanna Wistrøm-Monnier, è stata fino a poco tempo fa direttrice della Dan Graham Foundation e nella sua carriera ha collaborato con Giuseppe Penone, Andy Goldsworthy, Richard Long e altri.

I coniugi Monnier e il Castello di Boutemont
“Nel 2020 cercavamo un posto per vivere in Normandia e siamo stati colpiti da questo luogo un po’ discreto, non visibile dalla strada” racconta Johanna Wistrøm-Monnier accogliendoci allo Château de Boutemont. Un colpo di fulmine per la coppia che, causa pandemia, ha dovuto aspettare fino a novembre per avere le chiavi del castello. “Ci siamo subito messi al lavoro perché i giardini non erano particolarmente curati e nella primavera seguente desideravamo aprire al pubblico, come permette la legge francese per i beni classificati monumenti storici”.

La crescita continua di visitatori
Negli anni, il domaine de Boutemont è diventato il nuovo progetto di vita di Bruno Monnier che ha lasciato i suoi incarichi operativi in Culturespace e per Johanna Wistrøm che ora si dedica esclusivamente alla gestione della proprietà di circa 7 ettari in Normandia. Ci troviamo a una decina di minuti d’auto da Lisieux, dominata dalla basilica di Santa Teresa. Parigi è a meno di due ore e le grandi città della Normandia, Rouen e Caen, a un’ora. Negli anni, grazie agli investimenti nel giardino (i nuovi spazi denominati giardino porpora, giardino zen, giardino bianco e altri) e all’apertura di tre sale del castello (il salone gotico, la cosiddetta loggia massonica poi trasformata in sala da musica, la galleria dedicata alla storia del maniero) il pubblico è in continua crescita. “Lo scorso anno abbiamo sfiorato i quarantamila visitatori, con una crescita del 20/30 per cento ogni anno: cominciamo ad essere conosciuti” precisa Johanna Wistrøm-Monnier.

Una storia che parte dal Medioevo e arriva fino al Novecento
Il luogo ha molto da raccontare, con eventi che risalgono all’anno mille quando venne edificata una motta feudale, un primitivo castello, che controllava la bassa valle della Touques, sull’antica via romana che andava da Lisieux a un porto sulla Manica, non lontano da Trouville. Si calpesta ancora qualche metro dell’antico tracciato salendo alla cappella neogotica eretta nel 1880 e dedicata a Saint-Lubin il vescovo di Chartres conosciuto per i suoi miracoli.
Ma a colpire, quando si arriva allo Château de Boutemont, è l’eleganza dei giardini e la cura dell’arte topiaria. Non un caso, visto che il progetto degli spazi verdi si deve a Achille Duchêne(1866-1947), uno dei più noti paesaggisti della sua epoca (Vaux-le-Vicomte è forse la sua realizzazione più nota). I lavori gli vennero affidati da Charles e Sarah Drouilly, proprietari del castello per 42 anni, a partire dal 1915. Lui era un ricco fabbricante di cappelli e grande appassionato di nautica; lei una donna del bel mondo, ritratta da Jules Grün e Kees van Dongen. Sarah insieme a Duchêne decide di realizzare il grande bacino d’acqua da dove, ancora oggi, si gode una splendida vista del castello, e di creare il giardino alla francese con belle creazioni di arte topiaria. Nel 1927 il castello ottiene la qualifica di Monumento Nazionale, mentre si deve ai successivi proprietari, Armand e Hélène Sarfati, l’iscrizione fra i jardin remarquable degli spazi verdi.

Un nuovo labirinto dedicato alla meditazione e al silenzio
“Ogni anno cerchiamo di aggiungere qualcosa per migliorare l’accoglienza: la boutique, lo spazio per i giardinieri, gli spazi ludici per le famiglie, la crêperie”. La novità del 2026 è il labirinto, uno spazio dedicato alla meditazione. “L’idea è nata nel periodo di chiusura invernale, quando ho scoperto grazie ad un amico di Cambridge, un dipinto di Bartolomeo Veneto” spiega Johanna Wistrøm-Monnier. Il Ritratto di un gentiluomo con un labirinto (1510-1515), conservato al Fitzwilliam Museum della città inglese, è un’opera coeva del castello di Boutemont (1538) come lo vediamo oggi e simboleggia la ricerca interiore verso la conoscenza. “Il nostro non è un labirinto classico dove ci si perde, ma si ispira ai modelli dei labirinti unicorsali presenti da più di 5mila anni come espressione di culture le più differenti fra di loro, dalla Scandinavia alla Siberia, da Creta all’India”. Nel Medioevo anche la Chiesa usa questi labirinti nei pavimenti delle cattedrali per rituali mistici o legati ai pellegrinaggi, destinati ad essere abbandonati a partire dalla metà del Seicento. Uno dei rari esempi rimasti è il celebre labirinto della cattedrale di Chartres. A Boutemont il nuovo spazio invita alla meditazione o semplicemente a godere della bellezza di quest’angolo dei giardini.
Dario Bragaglia
CASTELLO E GIARDINI DI BOUTEMONT
Ouilly-le-Vicomte, Normandia, Francia
lun-dom: 11-18
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