Intervista a Dries Van Noten che apre la sua fondazione su arte&artigianato a Venezia

Nelle stanze di Palazzo Pisani Moretta prende vita uno spazio che intreccia artigianato, ricerca e dialogo intergenerazionale. Con il suo ideatore, lo stilista Dries Van Noten, abbiamo parlato del progetto e di come la bellezza possa essere “sovversiva”

Quando nel marzo 2024 Dries Van Noten (Anversa, 1958) ha annunciato che avrebbe lasciato la direzione creativa del suo brand, non si è trattato di un addio, ma di un cambio di passo. “Ho ancora molti progetti, farò ancora cose diverse”, aveva detto allora, lasciando intendere che la moda — e tutto ciò che le ruota intorno — sarebbe rimasta parte integrante della sua vita. Più che chiudere una porta, sembrava volerla spalancare su nuove possibilità. 

Intervista a Dries Van Noten che apre la sua fondazione su arte&artigianato a Venezia
FONDAZIONE DVN Ph Camilla Glorioso

La nuova Fondazione Dries Van Noten, un inno al saper fare

Tra queste possibilità, una prende oggi forma a Venezia: una fondazione dedicata al saperfare, inteso non solo come artigianato, ma come insieme di gesti, competenze e visioni che danno forma alla cultura. La scelta della città non è casuale: Venezia ha costruito nei secoli un ecosistema unico, in equilibrio tra fragilità e potenza, in cui il lavoro del vetro, del tessile, della ceramica e dell’oreficeria non è mai stato un semplice retaggio, ma un modo di guardare il mondo.

Il progetto risponde anche a un’urgenza generazionale: creare un luogo di scambio, di confronto e di trasmissione del sapere, in un momento storico in cui la velocità rischia di ridurre tutto a superficie. A inaugurare questo nuovo corso è The Only True Protest is Beauty, una presentazione curata insieme a Geert Bruloot che attraversa venti stanze del palazzo con oltre duecento opere tra moda, vetro, ceramica, design, fotografia e materiali sperimentali. Più che una mostra, una dichiarazione d’intenti: la bellezza come provocazione, lentezza, attrito.

In occasione dell’apertura della Fondazione, che inaugura il 25 aprile 2026, abbiamo chiesto a Dries Van Noten come si possa oggi salvaguardare il saper fare, come far convivere tradizione e innovazione senza cadere nella nostalgia e quale futuro immagini per Venezia.

L’intervista a Dries Van Noten

Che cosa significa, in unepoca dominata dalla velocità, difendere lartigianato come linguaggio culturale?
Per me l’artigianalità è sempre stata un modo di pensare attraverso le mani. Non è solo tecnica: è attenzione, tempo e umanità che si incontrano. In un mondo che corre, dove tanto ci raggiunge attraverso gli schermi, difendere l’artigianalità significa difendere la profondità e la presenza. La tecnologia non mi spaventa: può essere uno strumento straordinario che amplia ciò che siamo in grado di immaginare. Il rischio è semplicemente dimenticare l’altro lato della creazione, il valore di un fare che richiede di rallentare, per lasciare alle cose il tempo di dispiegarsi con il proprio ritmo.

Come possono convivere tradizione e innovazione senza scivolare nella nostalgia?
Tradizione e innovazione non sono opposti, fanno parte della stessa conversazione. La tradizione ci offre memoria, l’innovazione porta nuove domande. Quando si incontrano, qualcosa cambia: una tecnica di tessitura di secoli fa può risultare completamente contemporanea se accostata a materiali inaspettati, oppure uno strumento digitale può rivelare la sottigliezza del lavoro manuale. La chiave è mantenere vivo il dialogo, non congelare la tradizione nella nostalgia. L’artigianato non è una categoria, è un concetto dai contorni morbidi. Si evolve quando gli si permette di respirare.

Perché scegliere Venezia come nuovo punto di partenza? E che futuro immagina per la città attraverso la Fondazione?
Venezia cambia il tuo ritmo. Non ci sono auto né traffico a dettare il passo, e questo crea uno spazio mentale che oggi è incredibilmente raro. L’ho spesso detto: Venezia “ti rallenta e ti apre”, ed è esattamente per questo che è sembrata la scelta giusta per la Fondazione. È una città fatta di strati: i veneziani, che portano avanti le tradizioni con orgoglio; la comunità internazionale, che porta movimento; e gli studenti e i giovani creativi, che donano un’energia silenziosa ma reale. Se la Fondazione può creare opportunità per queste nuove generazioni, sostenere il know-how locale e incoraggiare forme di coinvolgimento più lente e consapevoli formarsi e generare un nuovo senso di sorpresa. È questo il futuro che spero di coltivare qui.

Intervista a Dries Van Noten che apre la sua fondazione su arte&artigianato a Venezia
Dries Van Noten Ph Camilla Glorioso

La bellezza “sovversiva” secondo Dries Van Noten

Il titolo della prima mostra allude alla bellezza come forma di protesta. Che tipo di bellezza può essere davvero sovversiva oggi?
Per me la bellezza non è mai stata semplicemente decorazione. È un modo di affrontare il mondo, di fare chiarezza nella mente, creare ordine e andare avanti. Può nascere dalle cose più semplici: un paesaggio a una certa ora, il modo in cui cade la luce, un piatto preparato con gusto. Ma la bellezza può anche affilare lo sguardo. Può far emergere quelle che chiamiamo “domande inutili”, quelle che disturbano la compiacenza. È lì che risiede il suo potere sovversivo. Oggi, per me, la bellezza più radicale è quella che rifiuta il cinismo. Che ci chiede di rimanere aperti quando il mondo ci invita a chiuderci. È gentile, ma non passiva: insiste, ci invita a guardare di nuovo, a sentire di nuovo, a restare sensibili in un’epoca che premia l’insensibilità. La citazione di Phil Ochs, che dà il titolo alla presentazione, mi ha colpito perché coglie bene questo paradosso: “In un’epoca così brutta, l’unica vera protesta è la bellezza”. La bellezza diventa una forma di resistenza quando mantiene viva la complessità.

Marta Melini

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Marta Melini

Marta Melini

Nata e cresciuta in provincia di Bologna, ma da sempre in viaggio per l’Italia. Dopo gli studi in Design e Ingegneria Industriale al Politecnico di Valencia, è tornata in Italia dove ha conseguito prima la laurea magistrale in Fashion Studies…

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