“Voglio realizzare mostre da annusare”. Intervista a Prin Lomros, guru della profumeria asiatica
“Mi sono avvicinato alla profumeria perché colleziono profumi da circa vent’anni”, dice Prin Lomros che, in quest’intervista, parla anche di come, nel processo creativo, segua un modus operandi che ha molti punti in comune con la realizzazione di un film, altra sua grande passione
Prin Lomros è uno dei nomi più riconoscibili della profumeria indipendente asiatica. Thailandese e autodidatta, arriva alla composizione olfattiva dopo una formazione legata al cinema, che riaffiora nel modo in cui costruisce i profumi come sequenze e apparizioni progressive. Le sue tre linee — Strangers Parfumerie, Parfum Prissana e PRIN — attraversano registri differenti: dal racconto urbano, autobiografico e talvolta spiazzante, fino a una ricerca più densa, materica, rituale. Il suo lavoro si colloca dentro una scena internazionale che guarda alla cultura olfattiva non soltanto come pratica estetica, ma come linguaggio culturale, processo creativo e forma di conoscenza. Non è casuale che nel 2025 sia stato incluso nella mostra Unveiling the Essence: A Journey into Perfume Formulas, curata da Urs Stäheli e Saskia Wilson-Brown per l’Institute for Art and Olfaction di Los Angeles; un progetto che porta al centro la formula, normalmente invisibile, trattandola come traccia del pensiero e non come semplice ricetta tecnica. Già nel 2018 Lomros era stato riconosciuto dagli Art and Olfaction Awards, dove figurava tra i finalisti di categoria. I suoi profumi raramente cercano l’immediatezza o la compiacenza. Sono spesso complessi, stratificati, talvolta ruvidi. Lomros tratta le materie prime, naturali o sintetiche, come elementi di un dispositivo culturale e narrativo, prima ancora che come componenti di un oggetto di consumo.

Intervista a Prin Lomros, uno dei nomi più noti della profumeria indipendente asiatica
Come è arrivato alla profumeria?
Mi sono avvicinato alla profumeria perché colleziono profumi da circa vent’anni. È un interesse che mi accompagna da quando ero giovane. Se dovessi indicare due passioni costanti nella mia vita, direi la profumeria e il cinema. La mia formazione è legata proprio al cinema. Ho conseguito una laurea e un master in studi cinematografici e, fin dal liceo, mi sono interessato soprattutto al cinema indipendente ed europeo. Quando ho iniziato il mio percorso nella profumeria, il mio modo di pensare è rimasto quindi vicino alla costruzione narrativa di un film. In ogni nota e in ogni materia prima possono essere racchiusi messaggi, storie e simboli. Sono arrivato alla profumeria lavorando part-time in un laboratorio, perché volevo conoscere meglio le materie prime e acquisire esperienza diretta. Allo stesso tempo insegnavo cinema all’università, che era il lavoro con cui mi mantenevo.
E poi?
Con il tempo mi sono reso conto che, dal punto di vista del processo creativo, la composizione di un profumo poteva avere punti in comune con la realizzazione di un film. In entrambi i casi si lavora su una struttura, su una sequenza, su un equilibrio tra elementi diversi. Attraverso l’odore potevo comunicare la mia storia e le persone che avrebbero indossato il profumo avrebbero interpretato il mio messaggio e il mio racconto dopo averlo annusato. È qualcosa di più affettivo e più intimo rispetto a un film.
Con Strangers Parfumerie, Parfum Prissana e PRIN ha creato mondi molto diversi: alcuni più accessibili e narrativi, altri più sperimentali. Che cosa cambia, per lei, quando passa da un marchio all’altro?
Francamente non lo so. È una domanda che mi pongo da tempo. Probabilmente dipende dalle emozioni che provo in un determinato periodo. L’ipotesi più plausibile è che sia legato all’ispirazione: le esperienze, le emozioni e gli stati d’animo di quel momento sono sempre ciò che mi influenza maggiormente. Ho scoperto che anche il clima esercita una certa influenza su di me. Ultimamente scrivo la maggior parte delle formule durante le vacanze o quando soggiorno nella mia casa nel Regno Unito. Se la giornata è soleggiata e il tempo è piacevole, tendo a creare formule più vicine allo stile di Strangers. Se invece la giornata è cupa e ventosa, ciò che nasce appartiene quasi sempre alla linea PRIN.
Da dove comincia davvero un suo profumo: da una materia prima, da una storia o da una temperatura emotiva?
Dalle domande e dalle storie. A volte nasce dall’impressione provata in un determinato momento durante un viaggio, oppure da alcune domande che rivolgo a me stesso. Uno dei miei nuovi profumi, per esempio, nasce da questa domanda: che odore ha un breve istante di felicità? E che profumo ha la luce del sole a Grasse, in Francia? Da lì comincio a chiedermi come comunicare quelle impressioni attraverso le singole note. Quali materie prime possono rappresentare quel momento? Come posso costruire il racconto nel modo più realistico possibile?
Quando una fragranza diventa davvero riuscita, per lei? Quando sorprende chi la indossa o quando prende una direzione che nemmeno lei aveva previsto?
Quando la persona che la indossa prova piacere e apprezza la mia arte, indipendentemente dal fatto che comprenda o meno il mio messaggio. Come avviene per ogni altra forma d’arte, una volta consegnata al pubblico l’opera non appartiene più al suo creatore. La bellezza è negli occhi di chi guarda e il significato dell’opera viene determinato da chi la incontra. È sufficiente che le persone vivano l’esperienza e abbiano una reazione, positiva o negativa. Anche una semplice reazione, per me, rappresenta già un successo.
Qual è la creazione olfattiva in cui si è concesso la maggiore libertà creativa?
Tutto ciò che ho realizzato per la linea PRIN rappresenta, per me, la massima libertà creativa. Posso esplorare qualsiasi stile senza preoccuparmi del budget, delle esigenze dei rivenditori o persino della possibilità che il profumo venda oppure no.
Oggi il profumo viene spesso valutato attraverso performance, proiezione, durata e riconoscibilità immediata. In un mercato veloce, orientato da tendenze, creator, recensioni brevi, hype, dupe e aspettative sempre più codificate, come si colloca il suo lavoro? Una fragranza deve intercettare il gusto del presente, anticiparlo oppure può ancora spostarlo, creando un desiderio che prima non esisteva?
È molto difficile rispondere con precisione a questa domanda. Nel caso di PRIN e Prissana lavoro seguendo esclusivamente l’istinto. Posso tenere conto delle tendenze soltanto nella linea Strangers, perché il marchio è concepito per rivolgersi a un pubblico più ampio. Anche in quel caso, però, il profumo deve essere diverso dagli altri. Posso seguire una determinata direzione stilistica, per esempio la tendenza gourmand, ma nella maggior parte dei casi desidero creare qualcosa che nessuno abbia ancora realizzato.
Nei suoi profumi torna spesso una forte componente di rischio e contrasto. Che cosa la interessa maggiormente: sedurre chi li annusa oppure condurlo coraggiosamente verso dimensioni olfattive meno ovvie?
Desidero incoraggiare le persone a sperimentare qualcosa di diverso, offrendo un’unicità che la maggior parte dei marchi destinati al grande pubblico non propone. I miei profumi sono ricchi di piccoli dettagli e richiedono tempo per essere esplorati e compresi, anche quelli appartenenti alla linea Strangers. Ogni anno cerco di lanciare almeno un profumo senza preoccuparmi che sia facilmente indossabile o, al contrario, troppo strano. Quando lo considero un’opera d’arte e penso che sia sufficientemente valido, so che potrebbe esistere qualcuno capace di apprezzarlo e persino di indossarlo. È accaduto, per esempio, con Sombre. Conosco persone che lo amano e lo indossano. Questo mi dà gioia.
Il suo percorso nasce anche dal cinema e dalla costruzione di immagini. Ha mai collaborato con artisti, registi, musicisti o performer? Che cosa accade quando il profumo smette di essere una creazione autonoma e diventa parte di un’opera più ampia?
Non ho ancora realizzato progetti in collaborazione con altri artisti, ma è qualcosa che mi interessa moltissimo. Negli ultimi anni sono rimasto affascinato e profondamente ispirato dal cantante belga Tamino. Ho creato alcuni profumi dedicati alla sua musica. Per me, realizzare un profumo ispirato alla musica significa completare il cerchio delle emozioni: ascoltare attraverso le orecchie e sentire attraverso l’olfatto. Allo stesso modo, un profumo ispirato a un film permette di vedere con gli occhi e di percepire attraverso l’odore. Uno dei miei desideri per il futuro è realizzare una mostra nella quale sia possibile ascoltare, percepire, vedere e annusare. Vorrei usare la mia formazione cinematografica per costruire un progetto capace di riunire tutte queste dimensioni. Al momento, però, non ho ancora il tempo necessario per gestire ogni cosa contemporaneamente.
Federica Bianconi
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