La fiera ArtVerona punta sull’Italia. Intervista al direttore Stefano Raimondi

Dal 14 al 16 ottobre torna ArtVerona, la fiera diretta da Stefano Raimondi, che quest’anno punta a valorizzare il sistema dell’arte italiano. Ne abbiamo parlato con lui

A poche ore dall’apertura della 17esima edizione di ArtVerona abbiamo raggiunto il suo direttore, Stefano Raimondi. Da lui, che arriva ora alla sua terza direzione ed è stato riconfermato alla guida della fiera per altri due anni, ci siamo fatti raccontare le ultime novità che ci aspettano a Verona e le caratteristiche di una fiera e di un contesto territoriale che presentano specificità ricche di potenziale. Un potenziale che Raimondi è già riuscito a mettere in luce, sotto l’ombrello di un hashtag – #Italiansystem – che afferma con chiarezza l’intenzione di sostenere e valorizzare il sistema dell’arte italiano.

Iniziamo da qualche numero di questa 17esima edizione di ArtVerona?
21.568 le ore di lavoro di tutto il team per realizzare questa edizione, 140 gallerie partecipanti con l’80% di espositori riconfermati. Sono invece 22 i curatori coinvolti nei diversi progetti in fiera, di cui sei internazionali e una, Chrissie Iles, appena nominata curatrice della prossima Whitney Biennial. 550 stanze d’albergo riservate ai collezionisti dal VIP programme. 500 metri quadrato di materiale plastico riciclato sono invece quelli del grande Red Carpet di Stefano Arienti, realizzato in collaborazione con l’azienda Aquafil e che accoglierà l’ingresso dei visitatori.

Quali sono le novità in fiera per quest’anno?
Sono davvero molte e toccano tutti gli aspetti di cui è fatta la manifestazione: dalle sezioni al programma di accoglienza dei collezionisti, dagli eventi in città alla comunicazione.

Iniziamo dalle sezioni di ArtVerona?
Per la prima volta Visiting Curator invita importanti curatori internazionali ad approfondire le proposte mostrate in fiera. Nella nuova sezione Curated by, gallerie e curatori nazionali e internazionali collaborano nella realizzazione degli stand, mostrando all’interno di una fiera quella che è una pratica sempre più comune in galleria e con sfaccettature di volta in volta diverse. Nella sezione Introduction, in cui gallerie storiche introducono in fiera altrettante gallerie emergenti, accanto a nomi storici dell’arte italiana come Massimo Minini, Continua, Monica De Cardenas, De’ Foscherari compaiono per la prima volta advisor internazionali come Peres Project di Berlino e Christine König di Vienna. La sezione Pages, completamente rinnovata, crea un dialogo tra case editrici di sei Paesi europei e sei artisti italiani.

Quale spazio è assegnato, invece, ai progetti in collaborazione con altre istituzioni dell’arte e collezioni?
Il nuovo progetto CAMERA – Collezioni video presenta una selezione di opere provenienti da istituzioni italiane, come il MAGA di Gallarate, e internazionali, come la collezione di Isabelle e Jean-Conrad Lemaître, una delle più significative collezioni private interamente dedicata alla videoarte. Importante novità anche Habitat che, attraverso la ricerca di quattro maestri dell’arte italiana – Marina Apollonio, Luciano Fabro, Ugo La Pietra, Nanda Vigo – e la collaborazione con archivi e musei, permette al visitatore di immergersi in meravigliose opere-ambienti che ridefiniscono la tradizionale esperienza dell’opera.

Stefano Raimondi © ph. Paolo Biava

LE STRATEGIE DI ARTVERONA

L’hashtag di ArtVerona, #Italiansystem, è uno statement netto sul punto di vista da cui la fiera intende lavorare e sull’obiettivo di posizionarla come fiera di riferimento per il sistema dell’arte italiano. Qual è la strategia per raggiungere questo obiettivo?
Credo che ArtVerona abbia costruito e consolidato nel tempo un’identità ben precisa e in continua crescita, distinta da tutte le altre fiere nazionali. È sicuramente una fiera costruita ascoltando e rispettando le gallerie, che mette al centro la qualità e il piacere della visita, combinando un’anima forte di ricerca – molte gallerie che si sono consolidate negli anni hanno iniziato da ArtVerona – con importanti proposte d’arte moderna e contemporanea.

Quali sono le specificità di ArtVerona rispetto anche a un calendario fieristico italiano piuttosto affollato?
La fiera ha un’attrazione verso ciò che è inaspettato, distaccandosi nettamente dal “circus” mainstream internazionale e, evitando mode passeggere, privilegia la continuità e un dialogo intimo e duraturo tra gallerie, collezionisti, territorio e realtà imprenditoriali in un contesto fieristico e cittadino apprezzato da tutti. Attraverso il suo programma riesce a coinvolgere e creare dialoghi e opportunità tra tutti gli operatori, gallerie, curatori, riviste, ma anche musei, spazi non profit, residenze, archivi.

Non si può però tralasciare un movimento inverso e complementare, ovvero l’apertura al sistema internazionale. Quali aggiornamenti ci sono su questo fronte?
Sono diverse le aperture internazionali, ma tutte funzionali a creare dialoghi mirati e progetti specifici che coinvolgono il sistema dell’arte italiano. Mi piacerebbe in futuro aumentare la presenza di gallerie internazionali che propongono e consolidano il lavoro di artisti italiani o di galleristi italiani che hanno aperto sedi in giro per il mondo. O ancora di pensare a una fiera dove si possono creare dialoghi tra artisti di diversa provenienza ma cresciuti attraverso scambi reciproci.

Anche in questo caso mi pare torni l’idea di una rete di collaborazioni istituzionali, è così?
Vorrei estendere la rete degli operatori alle ambasciate, che sono emerse come importanti attori culturali, e a musei internazionali che hanno un focus sulla storia dell’arte italiana. Credo che, nonostante la sua natura intrinsecamente commerciale, la fiera possa e debba avere una collaborazione profonda con le istituzioni pubbliche.

ArtVerona edizione 2021

ArtVerona edizione 2021

I PROTAGONISTI DI ARTVERONA

Quali rapporti si sono costruiti nel tempo con le gallerie partecipanti e quali sono le nuove realtà che si fidano di voi ora e si sono aggiunte alla rassegna?
Secondo ANGAMC, l’Associazione Nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, ArtVerona è la fiera che forse più di tutte in Italia ha saputo, nei complessi anni che stiamo vivendo, essere fedele a sé stessa, riconoscere e agevolare gli sforzi delle gallerie e dare il proprio contributo e idee per una maggiore sostenibilità. Penso che questo, unito evidentemente ad aspetti commerciali, di posizionamento e di marketing, abbia creato un passaparola positivo tra i diversi galleristi, che ha portato quest’anno a partecipazioni di gallerie come Prometeo, Norma Mangione, Renata Fabbri, Atchugarry, Noire, Umberto Benappi, Sara Zanin o le più giovani Societé Interlude, ArtNoble, The Address.

E per quanto riguarda i collezionisti?
Con l’aumento della qualità e del percepito, anche l’attenzione dei collezionisti è cresciuta, iniziando ad attirare gli interessi non solo del nucleo “storico” della manifestazione, ma anche di collezionisti internazionali o più “nascosti” che scoprono nel corso intrapreso da ArtVerona qualcosa di piacevolmente nuovo e inaspettato. Un team dedicato sta lavorando molto per un sempre maggiore coinvolgimento di aziende e imprenditori del territorio che hanno un’importanza primaria per la manifestazione.

Come risponde il contesto cittadino alla presenza di ArtVerona?
Verona è cambiata moltissimo negli ultimi anni, con una vera spinta verso il contemporaneo, grazie soprattutto all’iniziativa di privati che, in modo analogo a quello che succede nelle principali città d’arte, hanno aperto importanti spazi di condivisione del patrimonio culturale. Penso alla straordinaria collezione Carlon, ospitata nel magnifico Palazzo Maffei, alla collezione De Iorio visibile al pubblico ma anche ai pazienti del centro medico, alla collezione Fasol che in modo lungimirante si colloca all’interno dell’Università di Verona o all’apertura della nuova Fondazione E.ART.H di Eataly.

Mi pare che questi possano davvero essere dei punti di forza per il circuito.
Mi sembrano quattro ottimi esempi di come l’arte possa entrare in modo efficace e naturale nella nostra quotidianità e generare interesse per le nuove generazioni. Mi auguro che anche l’amministrazione pubblica possa vedere e alimentare questa energia, con decisioni coraggiose e investimenti che sappiano far dialogare storia e futuro.

Cristina Masturzo

https://artverona.it/

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Cristina Masturzo

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna Economia e Mercato dell'Arte e Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni al Master in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia di…

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