L’architettura, l’arte, i grattacieli di Tirana, la relazione con l’Italia. Una conversazione a tutto campo con il Primo Ministro e artista albanese Edi Rama

Con i suoi due metri d’altezza, Edi Rama ha avuto mille vite. È stato professore di pittura all’Università delle Belle Arti di Tirana, Sindaco di Tirana, Ministro della Cultura, giocatore di basket nella nazionale albanese, e oggi è Primo Ministro in Albania e da sempre artista.
Nato nel 1964, collabora con le gallerie Alfonso Artiaco a Napoli e con Marian Goodman a New York, in Italia ha esposto nel 2017 anche da Eduardo Secci, a Firenze. E sono molte le mostre alle quali ha partecipato, ad esempio alla Biennale di San Paolo (1994), al Centre Pompidou di Parigi (2010), al Tophane-i Amire Culture and Art Center di Istanbul (2015), per citarne alcune. La sua imponente scrivania, situata nel suo “Oval”, è un trionfo di colori, con decine di pastelli. A lato di un telefono che squilla sempre, caldo di impegni gravosi, ci sono schizzi e disegni che il Primo Ministro, per sua stessa ammissione, traccia nel corso delle sue riunioni. Ma come vive un artista che è anche alla guida di un Paese? Lo abbiamo chiesto a Edi Rama in questa intervista.

Edi Rama, 2017
Edi Rama, 2017

PAROLA A EDI RAMA

Mi racconta i suoi esordi come artista?
Ho fatto le mie prime esperienze, partecipando con alcuni quadri, quando ancora c’era il vecchio regime e noi artisti potevamo esporre solo una volta all’anno, nella mostra collettiva nazionale. A quei tempi, non esistevano personali o altre gallerie. È stato solo dopo la caduta del regime, nel 1991, che ho cominciato a girare finalmente il mondo.

Oggi lei lavora con alcune delle più importanti gallerie al mondo. Come fa a coniugare la attività e l’urgenza della pratica artistica con gli onerosi impegni istituzionali?
Faccio i miei disegni e le mie sculture e tutto procede nella sua direzione grazie alle gallerie con cui lavoro.

Ad esempio, recentemente ha cominciato a lavorare anche con il linguaggio della scultura.
Sì, questo interesse è nato completamente per caso. Un amico, che ha uno studio di ceramica qui in Albania, ha regalato a mia madre un set di piatti sul quale aveva stampato alcuni dei miei disegni. Sono andato quindi a ringraziarlo del bel gesto. Da lì, ho cominciato a giocare con il materiale. E da quel momento non ho più smesso di andare a trovarlo nei week end per realizzare delle sculture.

Che rapporto ha con l’Italia?
Molto stretto. Mia nonna, che aveva sangue veneziano, parlava con me in italiano, lingua che poi ho approfondito, come tutti gli albanesi, anche grazie alla televisione e alla radio. Naturalmente, la parte speciale di questa relazione è data dall’arte. Negli anni del regime potevamo ammirare i risultati del Rinascimento e delle Avanguardie storiche solo tramite i libri. Poi, con la libertà, il legame con l’Italia è diventato molto più concreto: non era più una realtà al di là del mare, in un altro mondo, ma potevamo finalmente viaggiare. Sicuramente anche grazie alla politica ho stretto amicizie nel vostro Paese che mi hanno arricchito molto. Parte della mia anima appartiene all’Italia.

Chi sono gli artisti ai quali si sente più vicino?
A Paolo Uccello, che per me è il Dio della pittura. Nei suoi quadri c’è tutto. C’è tutta la storia dell’arte. Ho fatto anche una mostra dedicata a lui, con una serie di opere ispirate alla battaglia di San Romano.

Edi Rama. Exhibition view at Eduardo Secci Contemporary, Firenze 2017
Edi Rama. Exhibition view at Eduardo Secci Contemporary, Firenze 2017

EDI RAMA DA SINDACO A PRIMO MINISTRO DELL’ALBANIA

Lei è diventato Primo Ministro del suo Paese nel 2013. Se la sente di fare un primo bilancio delle politiche culturali portate avanti fino a oggi?
Nel corso di questi anni ho cercato di fare qualcosa di più, anche se non posso dire di essere del tutto felice dei risultati raggiunti, la strada da percorrere è ancora lunga. L’Albania è un Paese di talento, di genio e sregolatezza, dove si può fare molto di più sia sul potenziale interno, sia aprendo maggiormente e creando una sorta di offshore dell’arte e della cultura, uno spazio completamente libero per la gente creativa. Stiamo lavorando su questo, ma è più facile a dirsi che a farsi.

Lei è stato anche Sindaco di Tirana. Cosa si è portato dietro di quell’esperienza nel suo Governo?
Fare il Sindaco è un lavoro straordinario, è una politica fatta di piccole cose concrete e quotidiane. È allo stesso tempo una grande scuola di amministrazione e di relazioni umane. Credo che sia grazie a quella esperienza se sono ancora in grado di svolgere l’importantissimo incarico che mi spetta oggi.

Con la sua carriera politica ha dimostrato che gli artisti possono avere e hanno un ruolo concreto nella società, diventando un punto di riferimento a livello internazionale. In che modo il suo essere artista influisce nel suo lavoro di Primo Ministro?
Il mio è un caso particolare, legato a un incrocio altrettanto peculiare tra la storia dell’Albania e quella della mia vita. Non ne farei pertanto un esempio. Dall’altra parte però posso dire che l’arte mi ha aiutato molto nel disintossicarmi dal quotidiano e nel trovare un po’ di pace, mentre tutto il giorno si vive in una guerra continua. Per questo dico che la politica è una battaglia, mentre l’arte è una preghiera.

Piazza Skanderbeg, Tirana. Photo Marco Carlone
Piazza Skanderbeg, Tirana. Photo Marco Carlone

I PROGETTI PER TIRANA E NON SOLO

Tirana in questi anni è diventata evidentemente una città che sale, per dirla con il famoso titolo di un quadro di Boccioni. Moltissimi importanti architetti, tra i quali tanti italiani, stanno lavorando per ridisegnare lo skyline della città. Che visione ha per la sua città del futuro?
Agli inizi del nostro mandato, nella prima fase, quando la città era ancora sotto il peso tremendo di una storia di negazione totale della libertà, della cosa pubblica e della proprietà privata in quanto tale, è stato difficile, ma comunque fattibile, lavorare per operare una forte trasformazione. Oggi Tirana è una città non più perduta, ma rinata, anche se con i suoi problemi. Qualsiasi visione si confronta pertanto con i mezzi che abbiamo a disposizione, con le possibilità dell’economia e con il fatto che bisogna sempre trovare un punto di equilibrio tra desideri e possibilità. Su questo possiamo costruire cose innovative e interessanti, ma dobbiamo fare anche i conti ogni giorno con le necessità quotidiane della società, della comunità, delle persone. Dobbiamo dunque costruire, mettere la gente nelle case e fare dei progetti buoni.

Come risponde invece alle critiche di chi sottolinea il divario tra la presenza degli edifici disegnati da grandi archistar e il reale potere d’acquisto dei cittadini?
Ho imparato che non ci sarà mai, e per fortuna, una armonia totale nelle posizioni. Tutte le opinioni sono parti importanti nel progresso, ma bisogna andare avanti e poi il tempo, che è galantuomo, parlerà meglio per tutti. Sicuramente strada facendo si possono commettere degli errori, ma l’importante è non ripeterli. Il punto di equilibrio tra le due posizioni sta in quello che cerchiamo di fare ogni giorno, senza tralasciare nessuna delle due esigenze. Stiamo costruendo tanto anche con l’obiettivo di rispondere alle necessità delle persone, tra queste avere una casa. Un esempio? Il nostro impegno dopo il tragico terremoto in Albania del 2019. Tutti coloro che hanno perso la casa, migliaia di persone, stanno ritornando in abitazioni più forti, più belle, più comode. Questo è il punto: cercare di edificare meglio, trasformare una crisi terribile in qualcosa di buono per chi ha sofferto.

Quali sono i progetti invece per il resto del Paese?
L’effetto Tirana ha impattato su tutte le altre città. Abbiamo lanciato il nostro programma di “rinascimento urbano” subito dopo aver vinto le elezioni, intervenendo sugli spazi pubblici delle città albanesi, che versavano in una condizione molto triste. Tantissimo è cambiato dappertutto, portando più lavoro, più energia, più business. Ma c’è ancora tanto da fare.

House of Leaves, Tirana
House of Leaves, Tirana

I PROGETTI DI EDI RAMA PER IL FUTURO

Questo suo desiderio di “cambiare il volto della città” era evidente fin dai tempi in cui era Sindaco, ad esempio con il progetto delle facciate. Solo che allora erano gli artisti e non gli architetti a intervenire su edifici preesistenti. Che legame c’è tra quel progetto e il lavoro che lei sta facendo adesso?
Certo, sicuramente senza il primo progetto non ci sarebbe stato il secondo. Il desiderio che abbiamo è quello di realizzare un sogno per le città e per gli spazi pubblici di questo Paese, dove la gente si possa sentire meglio, respirare bene, incoraggiando un maggior senso di appartenenza.

Qualche occasione mancata, invece?
C’era un progetto, che purtroppo non è andato in porto, che mirava a trasformare i vecchi edifici del regime in padiglioni ridipinti dagli artisti. L’idea era quella di rendere la parte più vecchia della città una sorta di galleria all’aperto, che invece dei corridoi e le sale presentava i quartieri. Ma poi non è andato in porto, perché, anche se a tutti piaceva il concetto, nessuna istituzione finanziaria si è poi voluta impegnare sul serio. Forse perché sembrava una cosa troppo stravagante…. A mio parere invece avrebbe fatto di Tirana una città da visitare anche solo per questo.

L’Albania vanta un numero impressionante di grandissimi artisti, legatissimi alla terra di origine ma molti residenti all’estero. Quali sono i progetti che il suo Governo sta mettendo in campo, anche in termini di formazione, per far rientrare i suoi “cervelli” e trattenere quelli più giovani?
Penso che sia ingiusto chiedere ai giovani artisti di non viaggiare. Viviamo in un periodo storico in cui, nei Paesi che hanno sofferto (e che continuano a soffrire) delle differenze in termini di progresso con i Paesi più sviluppati, esiste una grande spinta interna ad andare verso il centro dell’impero. Questa è una tendenza storica con cui tutti hanno dovuto convivere nel corso delle epoche e penso che non ci sia molto da fare a riguardo. Dall’altra parte però questi giovani, che guardano il mondo e imparano cose nuove, buttandosi in una marea di esperienze differenti, sono molto più utili alla cultura del Paese e al suo futuro, anche se fisicamente restano lontani per un po’ di tempo.

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è caporedattore di Artribune. È Responsabile della Comunicazione di FMAV Fondazione Modena Arti Visive e della Fondazione Pino Pascali. Collabora con Fondazione Pianoterra Onlus a Roma. È stata inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli. Dal 2006 al 2011 è stata Segreteria Scientifica del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.