Albania. Nuovi orizzonti nella Terra delle Aquile

Era l’8 agosto del 1991 quando la nave mercantile Vlora attraccò al porto di Bari, carica di 20mila albanesi in cerca di una vita migliore. E mentre sulle nostre coste continuano a sbarcare migranti, per lo più provenienti dall’Africa, ora l’Albania ha un volto decisamente diverso. Che vi raccontiamo in questo reportage.

Galleria Nazionale d’Arte, Tirana – photo Caterina Iaquinta
Galleria Nazionale d’Arte, Tirana – photo Caterina Iaquinta

La Repubblica d’Albania è uno Stato della penisola balcanica che confina a nord-ovest con il Montenegro, a nord-est con il Kosovo, a est con la Macedonia e a sud con la Grecia. Le sue coste si affacciano sul Mar Adriatico e sullo Ionio. Il territorio ha una superficie di 28.756 km² e una popolazione di quasi 3 milioni di abitanti. Tirana, con 610.070 abitanti e 1.238 km² di superficie, è la città più grande dell’Albania, uno dei comuni più estesi d’Europa e una tra le prime capitali per ampiezza di territorio. Il Paese è giovane – il 30% della popolazione ha meno di 18 anni – e Tirana, dopo essersi svegliata dal torpore comunista, ha triplicato i suoi abitanti, facendosi portavoce dei sogni e delle aspirazioni di un intero popolo. Oggi ci sono gallerie d’arte, centri culturali, un film festival di respiro internazionale e musei negli ex bunker della nomenclatura.

DAL POST-COMUNISMO AL POST-CAPITALISMO
Il governo di centrosinistra guidato da Edi Rama – che è anche un artista e che è salito agli onori della cronaca quando era sindaco della capitale, grazie a una serie di interventi memorabili come la ritinteggiatura generale dei tristi palazzoni residenziali – è impegnato da anni in un delicato processo di riforma del sistema giudiziario. Nell’ottobre del 2014, a poche settimane dalla pubblicazione di un Progress Report della Commissione Europea che ne fotografava l’estrema debolezza, il Presidente della Repubblica Bujar Nishani aveva convocato una conferenza per annunciare che sarebbe presto stato riformato.
Le prossime elezioni politiche in Albania sono previste per giugno 2017. In questa prospettiva un’altra riforma si fa sempre più urgente: quella del sistema elettorale, per la quale è stata appena istituita una commissione ad hoc, che però non ha ancora avviato i lavori. Intanto i partiti si dedicano alle lotte intestine e le riforme rimangono ancora lontane, ed è probabile che si risolvano, come di consueto, allo scadere del tempo e con pochi e frettolosi provvedimenti.
L’instabilità politica dell’era post-capitalista sta spingendo l’Albania verso un periodo di ricerca, di rinnovamento e di affrancamento dal passato: anni in cui, a partire dal 2007, si stanno superando anche le visioni di sviluppo delle arti portate avanti dallo stesso Edi Rama. Attraverso spazi espositivi inediti e nuovi ambiti di dialogo interculturale, gli artisti (e gli architetti) sembrano rappresentare le uniche infrastrutture – simboliche, forse, ma fin troppo invocate dal sistema governativo – che riescono a restare al di fuori di ogni manipolazione.

Tirana - photo Caterina Iaquinta
Tirana – photo Caterina Iaquinta

NON SOLO TIRANA
I nuovi orizzonti dell’arte contemporanea, tra spazi indipendenti, musei, fondazioni, gallerie private, collezionisti e ovviamente artisti, non si esauriscono né si riducono al centro e alla periferia di Tirana, e nemmeno ad artisti di nome come Sislej Xhafa, Adrian Paci, Anri Sala, Edi Muka, ma con certezza ne rappresentano un modello rispetto alla scena complessiva. Molto è cambiato nel frattempo: dai lavori degli artisti più giovani e residenti a Tirana alla denuncia di problemi ancora del tutto irrisolti. Gli artisti continuano a reclamare un sistema dell’arte e allo stesso tempo a lottare contro l’idea di sistema, pur non riuscendo a proporre alternative. In cerca di nuovi, ulteriori punti di riferimento.
Sebbene nella capitale, infatti, accademia, musei e sedi istituzionali internazionali fungano da fulcro, da ricettore della sperimentazione artistica, esistono alcune illustri eccezioni dedicate all’arte contemporanea, come la Promenade Gallery, spazio situato sulla riviera albanese; una galleria che conta artisti quali Rosa Barba, Yael Bartana, Pipilotti Rist, ma anche gli albanesi Adrian Isufi e Alkan Nallbani. Mentre a Scutari c’è l’Art House, centro culturale e spazio espositivo inaugurato da Adrian Paci nel 2015 con i lavori di Giovanni de Lazzari, Willie Doherty e Pierpaolo Campanini.

TAL - Tirana Art Lab
TAL – Tirana Art Lab

LE PIETRE MILIARI A TIRANA
Uno fra i primi incubatori e promotori artistici nazionali è però a Tirana. Si tratta del T.I.C.A. – Tirana Institute of Contemporary Art, che il 7 ottobre scorso ha annunciato i nomi dei quattro finalisti dello Young Visual Artists Award – ARDHJE 2016: nell’ordine Donika Çina, Lek M. Gjeloshi, Matilda Odobashi e Driant Zeneli. Tanto Zeneli (nato a Shkoder nel 1983) quanto Odobashi (classe 1988) rappresentano una nuova generazione internazionale di artisti emergenti. Quest’ultima, in particolare, filtra attraverso uno sguardo estremamente femminile e innocente installazioni che restituiscono all’esperienza del visitatore la meraviglia dell’ingenuità, cortocircuitando tuttavia l’attuale situazione sociale in Albania. Una parte rilevante della sua ricerca è stata più volte amplificata da T.I.C.A., istituzione culturale che nel 2008 si è affacciata sulla scena albanese, affermandosi come il primo centro per l’arte contemporanea che offre una piattaforma permanente rivolta al contesto internazionale, dando vita anche alla Biennale di Tirana e al programma di residenze A.I.R., grazie al supporto di fondi pubblici e privati.
Analogamente, anche se in proporzioni ridotte e secondo uno statuto differente, Zeta Art Center & Gallery ha cominciato la propria attività nel 2007 come centro non profit volto a promuovere pratiche di collaborazione tra critici, ricercatori e curatori in merito alle arti visive e con l’obiettivo di monitorare lo stato dell’arte in Albania. Il grande operato di diffusione culturale dell’arte contemporanea ben si modella sullo spazio di 150 mq nel cuore del distretto del Blloku, contando fra i propri artisti anche Edi Hila.
Anche il Tirana Art Center ha dato avvio alle proprie attività nel 2007. Pur non avendo fondi, inizialmente paventati, per mantenere la proprietà di uno spazio proprio, il T.A.C. ha cominciato a funzionare diffusamente come progetto espositivo satellite all’interno della città, sfruttando diverse strutture esistenti e realizzando progetti di artisti come Anri Sala, Regina José Galindo e Petrit Halilaj – interventi che si sono realizzati anche grazie al supporto degli artisti stessi.
Un altro spazio attivissimo, che ha inaugurato il 28 settembre una tri-personale di Arbër Elezit, Lori Lakos e Igli Marionit dal titolo Downside Up, è il Tirana Art Lab. Fondato nel 2010, T.A.L. si pone come uno degli spazi-ponte tra Europa Centrale ed Europa nel Sud-est, commissionando la produzione di lavori in loco ad artisti nazionali e internazionali a partire da attività come residenze, workshop, mostre e incontri che ruotano intorno a una fornitissima biblioteca all’interno di uno spazio disfunzionale situato nel cuore di Tirana.

Galleria Nazionale d’Arte, Tirana – photo Caterina Iaquinta
Galleria Nazionale d’Arte, Tirana – photo Caterina Iaquinta

NOVITÀ E CONFERME NELLA CAPITALE
Fra gli spazi espositivi indipendenti della capitale va sicuramente citato Miza, la mosca bianca dell’arte contemporanea. Uno spazio non profit che, sul finire del 2012, è stato creato da tre artiste che necessitavano di colmare il divario fra le istituzioni culturali e l’arte contemporanea. Il loro metodo lavorativo è lo scambio culturale tra artisti nazionali e internazionali emergenti, promuovendo la sovrapposizione di generi, soprattutto performance, anche attraverso l’organizzazione di laboratori per la città – sempre rigorosamente autofinanziati. Il 30 settembre è stata inaugurata la mostra Forms of Presence dell’artista albanese Silva Agostini, che ha esposto due video e una serie di nuove fotografie.
Nato nella capitale nel 2013, invece, il M.A.M. – Multidisciplinary Arts Movement si presenta come un vero abbattitore di limiti e confini, tra arte, performance, teatro, antropologia e architettura, fondato da un’attrice, Ema Andrea, e un artista performativo, Klod Dedja. La fondazione M.A.M. utilizza diversi spazi ex-industriali dotati di un passato storico, per lanciare nuove ricerche e connessioni culturali al di fuori dell’Albania. È già stato annunciato, per il 2017, nel Palazzo della Piramide di Tirana, la mostra Deviatio N, che promette una selezione di riguardo fra artisti internazionali e giovanissimi conterranei.
Da non dimenticare anche i programmi di A.C.A.S. – Albanian Contemporary Artist Salon che, presentato nel novembre del 2015 al Museo di Storia Nazionale di Tirana – dove ancora oggi ha sede –, fino al 2017 si propone di promuovere artisti emergenti tra Francia e Albania. Fra i primi artisti selezionati, Endri Dani, Klodian Deda, Yllka Gjollesha, Ilir Kaso, Greta Pllana, Leonard Qylafi, Alketa Ramaj, Gentian Shkurti, Marina Sula, Ermela Teli, Fani Zguro e Enkelejd Zonja.

Galleria Nazionale d’Arte, Tirana – photo Caterina Iaquinta
Galleria Nazionale d’Arte, Tirana – photo Caterina Iaquinta

EMERGENZE ED EMERGENTI
Tra gli spazi espositivi che lavorano per promuovere artisti emergenti albanesi con programmi extraterritoriali all’interno di istituzioni pubbliche, bisogna ricordare la FAB Gallery che, dalle sale di alcuni dipartimenti dell’Università delle Arti di Tirana, propone personali e collettive di artisti-studenti che mai potrebbero ricevere supporto da altri spazi. Lo scopo dell’avvicendamento continuo di eventi è di rappresentare un ambito di facilitazione e attivazione d’intenti dei giovanissimi.
Su questa linea va notato che lo scorso 5 ottobre la Galeria Kombetare e Arteve – la Galleria Nazionale delle Arti – ha inaugurato la personale di Oltsen Gripshi (classe 1984, nato a Durazzo), un artista dal linguaggio concettuale-surrealista che, con Anthropo – Phenomenology, ha testimoniato una nuova apertura delle istituzioni nei confronti del contemporaneo, sebbene la tendenza sia quella di esporre artisti albanesi che abbiano già avuto riconoscimenti al di fuori dei confini della Terra della Aquile.
Curiosamente, all’estero invece si registrano numerosi momenti di valorizzazione delle nuove scoperte albanesi, com’è successo per il lavoro di Anila Rubiku dal titolo Bunker Mentality / Landscape Legacy alla prima Biennale di Kiev nel 2012; o come i focus di quest’anno, che tra l’Austria (durante la fiera Viennacontemporary) e l’Ungheria hanno celebrato gli artisti albanesi più freschi. In particolare, la recentissima e ben strutturata The Whale That Was A Submarine, allestita al Ludwig Museum di Budapest, ha proposto installazioni di Armando Lulaj e di altri venticinque artisti, fra i quali Endri Dani, Helidon Gjergji, Alban Hajdinaj, Ardian Isufi, Ilir Kaso, Olson Lamaj, Violana Murataj, Remijon Pronja, Anri Sala, Gentian Shkurti e Fani Zguro.

Ginevra Bria

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #34

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.