Il meglio dell’Armory Show 2019. Per la fiera newyorchese una 25esima edizione senza emozioni

Nonostante la storica fiera festeggi il suo 25esimo anniversario dalla nascita con la partecipazione di oltre 50 nuove gallerie, quella che si sta per concludere è un’edizione che non sarà ricordata per novità e originalità. Ecco comunque il nostro consueto best of, con le 7 migliori gallerie della kermesse

Un’edizione piatta quella che si chiude in queste ore, dello storico Armory Show di New York. Nell’anno in cui la fiera celebra il quarto di secolo, sono poche le novità e, aggirandosi tra i booth delle gallerie, la sensazione generale è quella del già visto. È vero che la fiera non si è aperta sotto i migliori auspici: il parziale cambio di location all’ultimo momento ha creato scompiglio e malumori. Ma non è solo quel pier di differenza a pesare. Dopo 25 anni, a mancare è la freschezza, nonostante siano più di 50 le gallerie che partecipano alla fiera per la prima volta. C’è poca convinzione, come in una ormai automatica ripetizione di gesti obbligati. Alcune gallerie si sono presentate con selezioni molto simili (se non identiche) a quelle di altre recenti fiere e diverse sono le assenze che pesano (una per tutte, Gagosian). Poco da segnalare anche sul fronte allestimenti dove dominano scelte tradizionali e poco rischiose. In questo scenario, il visitatore finisce per vagare, assente, come tra le corsie di un supermercato, finché qualcosa colpisce la sua attenzione. In alcuni casi ad attirare gli sguardi sono effetti speciali. Altre volte, gli spazi riescono a dare respiro all’arte e allora il visitatore si sofferma e assorbe. Ecco una selezione delle gallerie presenti all’Armory Show 2019 che, secondo la nostra personalissima opinione, sono state in grado di compiere questa magia. L’ordine è rigorosamente sparso.

– Maurita Cardone

www.thearmoryshow.com

1. ALISON JACQUES GALLERY, LONDRA (BOOTH 924)

Il booth della Alison Jacques Gallery con in primo piano le opere di Dorothea Tanning. Foto: Maurita Cardone

Essenziale e pulito, l’allestimento della galleria londinese si “limita” a valorizzare al massimo le opere esposte. E se è vero che con Dorothea Tanning si vince facile, la scelta di un allestimento museale, arioso e lineare, consente di godere in profondità della visione dei quadri di questa incredibile artista e poetessa americana, la cui distintiva estetica racconta una femminilità sensuale, quanto ironica.

www.alisonjacquesgallery.com

2. THE HOLE, NEW YORK (BOOTH F8)

il booth bianco di The Hole con le opere di Alex Gardner. Foto: Maurita Cardone

Si distingue nel suo candore il booth della newyorchese The Hole che, su pareti e pavimenti bianchi, ospita le figure senza connotati di Alex Gardner. Lo spazio, completamente bianco, lucido e asettico, evoca un’estetica classica e allo stesso tempo un qualcosa di sanitario che appare anche nei personaggi dipinti dall’artista, tutti vestiti di camici bianchi.  Filtri colorati sulle luci e aperture geometriche sulle pareti completano la sensazione di distacco dal reale che si ha entrando in questo booth.

http://theholenyc.com/

3. CASTELLI GALLERY, NEW YORK (BOOTH 513)

l’installazione del 1969 di Robert Morris occupa l’intero booth della galleria Castelli. Foto: Maurita Cardone

Apprezzatissima dal pubblico, l’installazione della galleria Castelli che ha interamente dedicato il proprio spazio a Robert Morris, morto nel 2018 a 87 anni. Morris realizzò l’installazione qui presentata, Finch College Project, 50 anni fa, filmando con una camera rotante un gruppo di operai che installava la fotografia di un gruppo di persone che guardava un film, riflessa attraverso uno specchio composto da 28 pezzi e proiettando poi il film in rotazione sulle pareti della stessa stanza in cui erano state fatte le riprese. All’Armory viene riproposta l’intera installazione, illustre antenato dell’arte immersiva oggi tanto in voga.

https://www.castelligallery.com/

4. GALLERIA CONTINUA, SAN GIMIGNANO (BOOTH 703)

Lo spazio della Galleria Continua con in primo piano l’opera Jacuzzi Bed di Nari Ward. Foto: Maurita Cardone

Efficace e godibile lo spazio dell’italiana Galleria Continua che dedica metà del booth all’artista di origini giamaicane, Nari Ward, che in questi mesi ha una personale al New Museum di New York. Al centro del booth, il divertente Jacuzzi Bed (2013) offre una linea interpretativa per le altre opere dalla più esplicita matrice africana, riportandoci alla sua poetica del trovato, del casuale e del decontestualizzato, in grado di creare metafore che evocano problematiche sociali e politiche.

https://www.galleriacontinua.com/

5. RONALD FELDMAN GALLERY, NEW YORK (BOOTH 814)

una serie di video incorniciati di Federico Solmi esposta su una delle pareti del booth della Ronald Feldman Gallery. Foto: Maurita Cardone

Uno dei booth che fanno fermare la marcia assente dello stanco visitatore è senza dubbio quello della Feldman Gallery che ospita le godibilissime opere di Federico Solmi. È infatti uno dei più affollati questo stand che espone un po’ tutto il campionario delle variazioni sul tema carosello distopico che contraddistinguono il lavoro dell’artista italiano di base a New York. Ci sono i libri dipinti, le grandi tele e, per la gioia del visitatore, i video incorniciati. Il booth è un tuffo in un universo di fantasia che offre una piacevole (per quanto inquietante) evasione dalla monotonia della fiera.

https://feldmangallery.com/

6. STEPHEN FRIEDMAN GALLERY, LONDRA (BOOTH 500)

Il cluster wall dedicato a Mamma Andersson all’interno del booth della Stephen Friedman Gallery di Londra. Foto: Maurita Cardone

Bello l’allestimento e belle le opere nel booth della londinese Stephen Friedman Gallery che si presenta a questa edizione dell’Armory con lavori dell’artista svedese Mamma Andersson, alle cui xilografie dedica un’intera parete efficacemente allestita a “cluster wall”.  Bella e divertente anche la parete dedicata alle faccine dell’artista afroamericana Deborah Roberts.

https://www.stephenfriedman.com/

7. PACE PRINTS, NEW YORK (BOOTH 508)

la parete centrale di Pace Prints è dedicata alle opere di Leonardo Drew. Foto: Maurita Cardone

Segnaliamo questa galleria newyorchese specializzata in stampe, in particolare per le opere di Leonardo Drew, cui il booth dedica l’intera parete centrale e una delle pareti esterne. L’artista afroamericano lavora generalmente con materiali e processi naturali, attraverso cui crea sculture che richiamano tematiche ambientali e sociali. In questo caso, avendo creato le opere all’interno del laboratorio della galleria, Drew ha utilizzato polpa di carta cotone per realizzare sculture che alla vista sembrano di metallo o legno.  Il risultato è bello e potente.

http://www.paceprints.com/

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Maurita Cardone
Giornalista freelance, abruzzese di nascita e di carattere, eterna esploratrice, scrivo per passione e compulsione da quando ho memoria di me. Ho lavorato per Il Tempo, Il Sole 24 Ore, La Nuova Ecologia, QualEnergia, L'Indro. Dal 2011 New York è il posto che chiamo casa e che nutre senza sosta la mia curiosità. Qui per quattro anni ho codiretto il giornale italiano La Voce di New York e mi sono appassionata del carosello di storie che fanno la ricchezza di questa città.