Storie dalla fine del mondo. Il saggio di Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi

Nel loro saggio, Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi ci accompagnano nell’Antropocene e fra le pieghe della crisi climatica. Attraverso narrazioni e relazioni con il non umano

Greta Thunberg. Photo Anders Hellberg via Wikipedia
Greta Thunberg. Photo Anders Hellberg via Wikipedia

Da newsletter attesa e appassionante, Medusa si è fatta libro. Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi hanno sincronizzato le loro voci all’unisono rilasciando il ritmo cadenzato di un io tentacolare che dà vita a un dispositivo narrativo necessario. La prima persona singolare, una voce unica è funzionale alla narrazione dell’Antropocene e della complessità ecologica che attraversa il nostro tempo. Medusa. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo) non è la raccolta editata dei numeri della newsletter, è un saggio originale che nasce dalle possibilità di sperimentazione narrativa che si sono attivate con i bollettini a cadenza bisettimanale pubblicati sulle pagine web di Nero. Uno spazio condiviso con migliaia di lettori dove sperimentare modi di raccontare natura e società, letteratura e ambiente.

Matteo De Giuli, Nicolò Porcelluzzi ‒ Medusa. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo) (NERO Not Editions, Roma 2021)
Matteo De Giuli, Nicolò Porcelluzzi ‒ Medusa. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo) (NERO Not Editions, Roma 2021)

IL SAGGIO DI DE GIULI E PORCELLUZZI

L’esperimento letterario nato cinque anni fa, quindi, ha generato un saggio narrativo ricco di storie, dati, scoperte, invenzioni e citazioni. La narrazione prende la forma di un viaggio che dalla cima del Pirellone insieme a una famiglia di falchi pellegrini ci porta in Cina nella gola di Xiling, dove la potenza antropocentrica si manifesta attraverso la realizzazione della gigantesca diga delle Tre Gole, per poi spostarci lungo le rive del Mississippi, terra di uragani. Successivamente si attraversano le grotte di Tora Bora, il verde della foresta amazzonica, il petrolio nigeriano. Emerge una cartografia del disastro e agli autori spetta il compito di raccontarlo confrontandosi con nuove consapevolezze concettuali e perturbanti imprevisti.
È la complessità dell’Antropocene che ci mette di fronte a nuovi scenari e palesi devastazioni. “La pandemia è uno degli attributi dell’Antropocene“, ci avvertono gli autori sottolineando come la prima pandemia globale del XXI secolo fosse già scritta nelle pieghe dei nostri modi di consumare, viaggiare e vivere sul pianeta che ci ospita come specie tra le specie. Siamo così piombati in una crisi sanitaria che sembrava impensabile e invece non solo è qui con e tra noi, ma ha anche strappato il velo che copriva un profondo ed enorme malessere sociale.

La diga delle Tre Gole in Cina
La diga delle Tre Gole in Cina

DALL’ANTROPOCENE ALLA CRISI CLIMATICA

Riprendendo le ricerche di due storici francesi, Christophe Bonneuil e Jean-Baptiste Fressoz, gli autori rivelano la necessità di cambiare il linguaggio con cui si discute e racconta l’Antropocene a partire dalla necessità di far conoscere “le dinamiche storiche, materiali e culturali delle società, le asimmetrie, i rapporti di dominio, le disuguaglianze“. Occorre indagare i livelli di responsabilità del disastro e provare a creare nuovi immaginari capaci di bucare l’indeterminatezza delle colpe. “Studiare il passato è fondamentale, ma ancora più urgente sarebbe capire come possiamo influenzare il futuro. Come cambiare prospettiva, sguardo. Mentre l’aria si riscalda, restare lucidi sarà sempre più difficile“, fanno notare De Giuli e Porcelluzzi. Possiamo trovare un’applicazione concreta di queste tensioni trasformative del linguaggio e degli immaginari nel paragrafo dedicato alle nuove forme di attivismo ambientalista capaci di unire le passioni e gli entusiasmi delle nuove generazioni e le disillusioni dei più anziani. Sono Greta Thunberg e i Fridays For Future a innescare una reazione all’apatia mediatica e politica attorno alla questione climatica. Il punto focale è la necessità di abbandonare le favole dell’eterna crescita economica e il modello estrattivista per pensare, immaginare, praticare “una nuova economia”. Il clima e la crisi ecologica ci mettono di fronte al necessario superamento di una politica dei partiti nel tentativo di generare profonde e diffuse alleanze per salvare la vita della Terra. Un altro gruppo ambientalista globale, Extinction Rebellion, spinge perché i governi dichiarino l’emergenza ecologica e climatica per attivare un cambiamento nella comunicazione e nella sensibilizzazione di cittadini, abitanti e industrie. Non violenza e rifiuto di ogni gerarchia sono i valori attorno ai quali si stanno aggregando sempre più studenti, ricercatori, politici, insegnanti sensibili a creare un cambiamento nell’affrontare il disastro ecologico e sociale. Il claim che tiene insieme Extinction Rebellion è: “Evitiamo di incolpare e giudicare“.

IL RUOLO DELL’ARTE E DELLA LETTERATURA

Tutto parte dalla drammatica consapevolezza che la crisi climatica è destinata a farsi sempre più acuta e sempre più politica. Abbiamo la necessità di uno sforzo di immaginazione radicale capace di andare alla radice delle questioni in gioco per pensare un nuovo modello di società e soprattutto aprire la prospettiva di un futuro simbiotico per abitare il pianeta. Questa spinta immaginativa è ben declinata nel paragrafo finale dedicato al tema del magico, dove si indica come la letteratura e l’arte possano attivare un processo di ascolto e pungolo della realtà aprendo sguardi, attitudini e azioni per il cambiamento e solleticando le ambiguità filosofiche e comportamentali che attraversano questo nostro tempo strano e per certi versi unico.
Un denso e utile apparato bibliografico per orientarsi nella complessità contemporanea completa Medusa. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo).

Marco Petroni

Matteo De Giuli, Nicolò Porcelluzzi ‒ Medusa. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo)
NERO Not Editions, Roma 2021
Pagg. 172, € 18
ISBN 9788880561378
https://not.neroeditions.com

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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.