Prosegue la collaborazione tra Mousse Publishing e la Fondazione Marconi di Milano. Dopo aver raccontato la storia dello Studio Marconi attraverso le fotografie di Enrico Cattaneo, adesso è il turno di un focus su Emilio Tadini. Qui trovate in anteprima uno stralcio dal testo di Francesco Guzzetti

La figura di Emilio Tadini (1927–2002) è sovente stata letta sotto il segno della poliedricità e della varietà di interessi culturali caratteristiche del suo lavoro. La pratica della scrittura, ampiamente frequentata dall’artista, si specchia nei suoi interessi di pittore, così come la pittura trova eco nella parola scritta. Una simile interpretazione, pur valida nella globalità del lavoro dell’artista, rischia di trascurare e infine misinterpretare alcuni momenti specifici, come il passaggio fondamentale consumatosi tra la seconda metà degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. In quel torno di tempo, cruciale per i destini dell’arte contemporanea, gli interessi visuali predominarono nella sua pratica, e vennero sviluppati su tela con straordinaria consapevolezza. Tadini si mostrò sostanzialmente in grado di dialogare con la nuova avanguardia artistica e visuale in modi che sono stati indagati solo in parte.

Emilio Tadini, Viaggio in Italia, 1972, acrilico su tela, 100 x 81 x 2.5 cm. Courtesy Gió Marconi, Milano
Emilio Tadini, Viaggio in Italia, 1972, acrilico su tela, 100 x 81 x 2.5 cm. Courtesy Gió Marconi, Milano

Per capirne il tragitto, è bene comunque ripartire dalla scrittura di Tadini, che rimane un banco di prova della sua pittura. Nel 1963, la rivista Il Verri, quadrimestrale di letteratura e cultura di Milano, dedicò un intero fascicolo all’indagine della scena artistica contemporanea “dopo l’Informale”. All’interno di quel numero, Tadini pubblicò un articolo fondamentale sul tema de L’organicità del reale. In esso, condusse una profonda revisione dell’avanguardia dell’inizio del secolo e della sua eredità problematica nella temperie culturale contemporanea. Si può intendere l’articolo come una sorta di premonizione dello sviluppo successivo del suo lavoro: la lezione di certa avanguardia risiedeva per Tadini nella liberazione di zone di realtà fino ad allora considerate fuori dal canone della rappresentazione, come ad esempio l’inconscio e l’irrazionale. Per capire l’interesse dell’artista per questi temi, bisogna innanzitutto guardare ai suoi esordi da pittore, con dipinti come Saggio sul nazismo (1960) e Coppia (1960), chiaramente debitori del surrealismo di Max Ernst e della fantasia allucinata di precursori come Hieronimus Bosch. Un nome ricorrente negli scritti e nella corrispondenza dei surrealisti, Bosch era stato fatto oggetto di attenzione speciale da parte del fondatore del Surrealismo, André Breton, anche pochi anni prima dell’esordio di Tadini, nella ricognizione sulla storia dell’arte dal titolo L’Art magique, edita in tiratura limitata nel 1957. Certamente a conoscenza dei temi e della bibliografia del surrealismo, Tadini estese tuttavia di molto il raggio della sua indagine. L’artista giunse a definire nei termini di “realismo integrale” l’impegno della pittura sul fronte della nuova figurazione, intesa come lo sforzo di “rappresentare la complessità dei rapporti che costituiscono il reale”. La nuova visione della realtà non si appuntava infatti sugli oggetti di per sé, quanto piuttosto sulle relazioni intercorrenti tra essi. Da lì deriva la nozione di organicità del reale sulla quale Tadini improntò la rilettura dell’avanguardia, il cui principio era definito come “vera liberazione totale della ragione espressiva di fronte all’organicità del reale”.

Francesco Guzzetti – Emilio Tadini. La realtà dell’immagine 1968–1972 (Mousse Publishing, Milano 2022). Photo Daniele Colombo
Francesco Guzzetti – Emilio Tadini. La realtà dell’immagine 1968–1972 (Mousse Publishing, Milano 2022). Photo Daniele Colombo

Come tradurre l’enunciato critico e teorico nella pratica della pittura? L’artista non fornì in quel momento una risposta dettagliata. Tuttavia, la ricognizione delle avanguardie storiche nell’articolo del 1963 contiene alcuni indizi. Ai suoi occhi, ad esempio, il Dadaismo appariva improprio rispetto agli altri movimenti che, a cavallo tra anni Dieci e Venti del secolo scorso, avevano veramente attuato un processo di liberazione. “La vita impura e complicata, i fatti, la storia, il linguaggio”: questi sono i fattori che Dada rimproverava alle altre avanguardie, e rispetto ai quali aveva reagito evadendo nella spontaneità incontrollata del gesto. L’elenco di termini rappresenta dunque, per converso, una traccia del significato nuovo della pittura di figurazione ricercato da Tadini a partire da quegli anni.
Quando pubblicò l’articolo su Il Verri, l’artista aveva deciso di privilegiare la propria attività di scrittore rispetto alla pittura. Nello stesso anno uscì infatti il romanzo Le armi l’amore, il primo della sua produzione, un’opera dedicata alla vicenda dell’eroe risorgimentale Carlo Pisacane, con una prosa stratificata e densa. Costruito attraverso un complesso sistema di dimensioni narrative che si intersecano l’una nell’altra, il libro è ricco di riflessioni meta-testuali sui temi della scrittura e del linguaggio. Raccontando il tentativo difficoltoso di redigere un proclama da parte del protagonista, a un punto della storia in cui già avverte il disastro cui la sua impresa è destinata, Tadini offrì una descrizione del medium stesso della scrittura come “blocco compatto e complicato”, nel quale “i limpidi spazi vuoti tra un paragrafo e l’altro e ai quattro lati del foglio saranno invasi e sommersi da un cumulo di parole”. Il senso di accumulazione, di assemblaggio delle parole che l’autore cerca di ordinare e la tensione tra i limpidi spazi vuoti del foglio e le parole stesse rimandano a una grammatica compositiva non dissimile dalla grammatica visiva dei quadri di Tadini. Per di più, il “blocco complicato” della scrittura riecheggia “la vita impura e complicata, i fatti, la storia, il linguaggio”, i temi sui quali l’artista misurò l’impegno della nuova figurazione.

– Francesco Guzzetti

Francesco Guzzetti – Emilio Tadini. La realtà dell’immagine 1968–1972
Mousse Publishing, Milano 2022
Pagg. 202, € 35
ISBN 9788867494736
https://www.moussemagazine.it/

Evento correlato
Nome eventoEmilio Tadini - Viaggio in Italia
Vernissage03/02/2022 ore 18
Duratadal 03/02/2022 al 05/03/2022
AutoreEmilio Tadini
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoGIO' MARCONI
Indirizzovia Tadino 20 20124 - Milano - Lombardia
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Francesco Guzzetti
Francesco Guzzetti è allievo del corso ordinario in Storia dell'Arte alla Scuola Normale Superiore e studente presso l'Università di Pisa, dove si è laureato in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sull'arte romana del secondo dopoguerra. Attualmente si occupa, sotto la guida di Flavio Fergonzi, Massimo Ferretti e Mattia Patti, di Ennio Morlotti e l'arte a Milano negli anni Quaranta. Redattore per l'arte contemporanea presso l'Osservatorio Mostre e Musei della Scuola Normale, ha curato la mostra “Focus: Ennio Morlotti 1945-1947” al Museo del Novecento di Milano.