Ecco l’intervista di Francesco Ciaponi a Simone Macciocchi, ideatore della fanzine cartacea Suppergiù, che per il suo numero 13 è andata a finire online. Dando vita a un esperimento digitale dai risvolti inaspettati.

La tredicesima uscita di ‘Suppergiù’ non esiste. Non è stata stampata, quindi effettivamente non c’è. È visibile, certo, ma ogni volta che la vedrete sarà diversa. Non esistono nemmeno veri autori: le combinazioni tra le parole, così come le immagini, vengono generate in modo casuale. Potrebbero quindi nascere contenuti offensivi, volgari o provocatori in grado di urtare alcuni utenti particolarmente sensibili o suscettibili. Se vi ritenete tali, vi invitiamo a non proseguire nella lettura dei testi e a lasciare questa pagina.
Si apre così la presentazione dell’ultimo numero della fanzine Suppergiù. Innanzitutto – come vuole il galateo – le presentazioni. Ho conosciuto Simone Macciocchi durante un laboratorio sulla storia delle fanzine che ho svolto presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Era il 2020, se non sbaglio, gli ultimi giorni di libertà prima che tutto precipitasse e ci ritrovassimo chiusi e impauriti. Simone, qualche tempo dopo, mi ha spedito alcuni numeri del suo progetto editoriale e ci siamo scambiati alcune mail fino a che non mi ha invitato a dare un’occhiata al numero 13, segnalandomi che si trattava di un progetto sperimentale e rimandandomi al link thismagazinedoesnotexist.com.

INTERVISTA A SIMONE MACCIOCCHI

In This Magazine does not exist il confine fra il concetto di prodotto editoriale e quello di performance si assottiglia fin quasi a scomparire, divenendo un atto istantaneo, sfuggente, da vivere prima della sua definitiva scomparsa.
La 13sima uscita di Suppergiù – divenuta appunto thismagazinedoesnotexist.com – è nata un po’ in modo ignorante, senza nessuna ambizione artistica o estetica. Però è vero che la casualità è per me un elemento importantissimo: alla maniera dei surrealisti, mi faccio suggestionare da “cose a caso” e procedo a tentoni, razionalizzando infine il tutto. L’idea di questo sito web, generatore di contenuti più o meno randomici, è venuto fuori da una chiacchierata con Elias e Mattia dello studio cino.ch, con cui ho collaborato anche per il numero 14 della fanzine, ora in stampa. Dopo aver pensato a vari temi, abbiamo voluto produrre un numero “che non esistesse” e che proponesse quindi contenuti sempre un po’ diversi.

Qual è il risultato?
Devo dire che, leggendo cosa viene fuori al refresh della pagina, mi diverto (anche se io ho un senso dell’umorismo decisamente peculiare) e rimango sempre sorpreso. Suppergiù #13 vuole un po’ negare la natura stessa della rivista stampata, cambiando i suoi contenuti in modo non prevedibile. D’altronde il numero 13 porta sfortuna: non potevamo stamparlo.

Suppergiù #13. This magazine does not exist
Suppergiù #13. This magazine does not exist

EDITORIA E INTERNET

Che ruolo ha avuto la scrittura nel tuo progetto e che tipo di lavoro hai fatto sui contenuti?
Molto spesso sono arrivato all’idea dopo aver lavorato manualmente: dalle forme mi arrivano sempre nuove suggestioni sui contenuti e proprio per quello mi piace lavorare sulla casualità. Riguardo ai contenuti di SxG13, l’utopia sarebbe stata avere testi totalmente randomici, ma quanto proposto è qualcosa di più modesto: si tratta di vari testi – alcuni estrapolati dal web e rivisitati, altri scritti da zero – in cui sono stati creati dei buchi. Abbiamo poi costituito un database con parole ed espressioni che in modo randomico vanno a riempire quei buchi, secondo alcuni criteri di base (nomi maschili, nomi femminili, espressioni ecc.). Ovviamente a volte i risultati funzionano meglio rispetto ad altri. Le immagini invece vengono proposte in modo totalmente casuale, attraverso l’uso di “tag”.

Internet è ciò che Mihály Csíkszentmihályi ha definito flow, un flusso in cui vediamo soltanto l’ultima cosa trascinata dalla corrente, per poi perderla dopo pochi istanti. L’unico criterio è quindi l’istante, la nowness appunto. Cosa ne pensi?
thismagazinedoesnotexist.com sicuramente non è “utile” nel senso letterale del termine, come probabilmente non è nemmeno granché interessante. Al massimo per qualcuno potrà essere divertente. Ci sono così tante forme di arte impegnata, così tante cose seriose e fatte bene, che davvero non so se ho voglia di cimentarmici. Piuttosto, negli ultimi anni è cresciuto in me l’interesse per le cose inutili, pacchiane, anche brutte. Mi piacciono l’arte, il cinema e la letteratura impegnati, ma sono sempre stato attratto anche da leggerezza, superficialità, eccessi visivi e la cultura del nonsense in generale. Trovo irresistibile il fascino che sprigiona dalla cultura di massa, il kitsch, i volantini dei ristoranti a poco prezzo, i negozi di ninnoli, la pubblicità dei discount, i meme e le gif… Se da una parte mi spaventa la rapidità con cui vengono fruiti e dimenticati i contenuti, d’altro canto faccio parte anch’io del mucchio che ci sguazza e ho imparato ad accettare come naturali queste mie incongruenze.

Suppergiù #13. This magazine does not exist
Suppergiù #13. This magazine does not exist

DALL’ANALOGICO AL DIGITALE

Il tuo progetto, originariamente pensato come una fanzine, vira dall’analogica carta al digitale testo generativo. Cosa ti ha spinto in questa direzione?
Con Suppergiù desidero soprattutto divertirmi, oltre a sperimentare contenuti e tecniche, perciò non ho voluto ancorarmi a un formato, impaginazione e tema costanti. Quando abbiamo pensato a un’uscita che non esistesse, il web ci è semplicemente sembrato la cornice più idonea. Adoro la carta e sono un feticista degli oggetti ma sono allo stesso tempo innamorato del web, dei siti belli all’ultimo grido e (ancor più) di quelli fatti con FrontPage negli Anni Novanta.

Quanto conta la collaborazione?
In questo progetto è diventata importante: se molti numeri sono stati ideati e realizzati interamente da me, gli stimoli più interessanti e insperati sono nati da idee e lavoro condivisi. Questo è il caso di thismagazinedoesnotexist.com, pensato e realizzato insieme a Elias e Mattia, che hanno collaborato anche al numero 14. Senza di loro, entrambe le uscite non esisterebbero – anche questa è stata un’opzione passata al vaglio, tra l’altro: un magazine che non esiste poteva anche non essere pubblicato.

Quali sviluppi ulteriori hai in mente?
Intendo continuare con la sperimentazione e la variabilità, collaborando con diverse teste, secondo il tema dell’uscita. Mi piacerebbe lavorare su un numero digitale di Suppergiù interattivo, dove gli utenti possano portare il loro contributo e far sviluppare la fanzine in modo non prevedibile. Ho già sviluppato l’idea e anche programmato il “guscio” ma, come sempre, mi farò sorprendere dagli eventi.

Francesco Ciaponi

www.thismagazinedoesnotexist.com

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Francesco Ciaponi
Francesco Ciaponi, laureato in Storia della stampa e dell’editoria presso l’Università di Pisa con una tesi dal titolo “Mondo Beat: la nascita dell’editoria underground in Italia“, dopo anni di fanzine e Happening Underground, nel 2010 fonda Italian Poster Rock Art, l’archivio italiano della poster art. Dal 2016 dirige il sito e l’omonima casa editrice Edizioni del Frisco con articoli di approfondimento sulla storia della grafica e dell'editoria indipendente. È art director del magazine indipendente Friscospeaks. È autore di "The Big Lebowski Art Collection" (EdF, 2016), "Underground: ascesa e declino di un'altra editoria" (EdF, 2018), "Amazing Surf Logos" (EdF, 2019). Dal 2019 è docente di Storia della stampa e dell’editoria presso LABA, Libera Accademia di Belle Arti di Rimini e collabora con eventi (Fruit Exhibition) e istituti accademici (Accademia di Brera, Accademia di Frosinone, ACCA Jesi, ISIA Firenze). Negli anni ha collaborato con articoli e interviste con magazine internazionali quali Polpettas magazine (Spagna), Moof magazine (Inghilterra) e The Concern Newsstand (USA).