Prima grande retrospettiva in Austria per David Hockney, celebrato artista contemporaneo britannico che già ai suoi esordi conduceva una vita da pop star. In mostra 120 lavori e sì, ci sono anche le piscine

A darci il benvenuto nella mostra di David Hockney (Bradford, 1937) al Kunstforum di Vienna sono i suoi dipinti californiani, i famosi tuffi in piscina, che trasmettono la sensazione di eterna vacanza e libertà. A Los Angeles infatti scopre una società liberale, in cui l’omosessualità non è un tabù come in Inghilterra, dove fino al 1976 è ancora considerata un reato penale. Nelle prime stanze della mostra, oltre alla produzione degli anni californiani, troviamo alcuni dei grandi ritratti di coppia, tra cui il celebre ritratto dei genitori, My parents, del 1977, nel quale spiccano i riferimenti alla storia dell’arte. Per esempio il riflesso di una cartolina del Battesimo di Cristo di Piero della Francesca nello specchio che ricorda i valori cristiani dei genitori, o, sullo scaffale, il catalogo di Chardin, pittore francese del Settecento che è preso a modello per la composizione di questo interno intimo.

David Hockney, The Arrival of Spring in Woldgate, East Yorkshire in 2011 (twenty eleven), 29 January, 2011. Vanhaerents Art Collection, Brussels © David Hockney
David Hockney, The Arrival of Spring in Woldgate, East Yorkshire in 2011 (twenty eleven), 29 January, 2011. Vanhaerents Art Collection, Brussels © David Hockney

HOCKNEY TRA NATURA E TECNOLOGIA

Hockney considera i paesaggi e i ritratti come “persone”, vitali e in continuo movimento. Molteplici paesaggi sono presenti in mostra, veicolati anche dall’immensa installazione cinematografica multicanale The Four Seasons, Woldgate Wood, che mette in evidenza il paesaggio mutevole dello Yorkshire, terra natale di Hockney. Ogni stagione è stata filmata con nove telecamere che registrano il paesaggio attraverso i boschi.
Da sempre l’artista è un curioso fruitore delle nuove tecnologie, che già negli Anni Ottanta lo avevano portato a realizzare gli “art faxes”, opere che inviava appunto via fax. In mostra troviamo i più moderni disegni via iPhone e iPad, che comincia a produrre all’inizio del 2000. Recentemente ha realizzato disegni dei paesaggi della Normandia durante i lunghi mesi di lockdown.
L’inventiva e il pluralismo stilistico di Hockney si possono già distinguere negli anni trascorsi al Royal College of Art di Londra. Nelle prime opere come Tea Painting in an Illusionistic Style o Flight into Italy ‒ Swiss Landscape, Hockney esplora i confini tra rappresentatività e astrazione, elevando oggetti quotidiani, come le bustine di tè, a soggetto dei suoi dipinti di grande formato.
Hockney continua il suo confronto con il ritratto, come testimoniato dall’opera in grande formato In The Studio, December 2017, un’immagine fotografica panoramica a colori dell’artista in piedi nel suo studio sulle colline di Hollywood. È il risultato della manipolazione di oltre tremila fotografie dello studio cucite insieme digitalmente per produrre quello che l’artista ha descritto come un “disegno fotografico”. Lo studio è sia un luogo di creazione artistica che un soggetto autoreferenziale, il luogo in cui il costante interrogarsi e l’acuto spirito di osservazione di Hockney si traducono in immagini e rimandano a significativi precursori quali Henri Matisse e Gustave Courbet, che rappresentano i loro atelier.

David Hockney, Study for Doll Boy, 1960. Tate © David Hockney. Photo Tate
David Hockney, Study for Doll Boy, 1960. Tate © David Hockney. Photo Tate

STAMPA E INCISIONE NELL’ARTE DI HOCKNEY

Ci addentriamo poi in sale più scure consacrate alle incisioni, tecnica che l’artista inizia a sperimentare a partire dagli Anni Sessanta. Troviamo un’ampia rete di riferimenti, gli “eroi” all’inizio della sua carriera come Mahatma Gandhi e Walt Whitman accanto a un autoritratto. Entusiasta delle possibilità della stampa, Hockney ha posto l’accento su di essa, considerando i risultati delle sue indagini autonomi rispetto alla pittura. Nella mostra, i cicli più importanti sono A Rake’s Progress e Illustrations for Fourteen Poems from C. P. Cavafy. Di quest’ultima serie, dedicata al poeta greco Kavafis e al mito dell’amore Efebo, solo quattro delle illustrazioni sono ambientate in uno sfondo mediorientale. Per catturare lo stato d’animo e la sensualità intrinseca della poesia, Hockney ha infatti deciso di utilizzare le proprie esperienze personali.

David Hockney, Two Boys in a Pool, Hollywood, 1965. Collezione privata, Belgio © David Hockney
David Hockney, Two Boys in a Pool, Hollywood, 1965. Collezione privata, Belgio © David Hockney

RAPPRESENTAZIONE E REALTÀ SECONDO HOCKNEY

La pratica di Hockney riflette la sua profonda conoscenza della storia dell’arte, sempre consapevole che l’arte non è, o non dovrebbe essere, una rappresentazione della realtà, come lui stesso afferma: “Sto dicendo che in realtà non siamo sicuri di come sia il mondo. Un sacco di gente pensa che lo sappiamo, ma io no“.
Nonostante questa affermazione, si può constatare come questo “non sapere” abbia portato Hockney a una ricerca artistica estremamente ricca di possibili risposte, che la mostra presenta attraverso opere chiave della sua lunga e vastissima produzione.

Giorgia Losio

Vienna // fino al 19 giugno 2022
David Hockney: Insights. Reflecting the Tate Collection
BANK AUSTRIA KUNSTFORUM WIEN
Freyung 8
https://www.kunstforumwien.at/en

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AutoreDavid Hockney
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Giorgia Losio
Giorgia Losio, nata a Milano, è storica dell’arte e appassionata di design. Ha studiato storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano e si è specializzata in storia e critica dell’arte contemporanea all’Université Sorbonne Paris-IV e in museologia e museografia all’École du Louvre. Ha collaborato alla realizzazione di progetti espositivi con istituzioni internazionali quali MACBA, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Biella, MAMAC Nizza, Pinacothèque de Paris, Palais de Tokyo Parigi, Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains Tourcoing. Ha pubblicato articoli su Artribune, Exibart, Tema Celeste e Corriere della Sera.