Per la prima volta due mostre a Berlino tematizzano il modo nel quale gli artisti della Brücke si sono confrontati con opere d’arte di culture extraeuropee durante il culmine dell’espansionismo coloniale tedesco. Aprendo molte domande, più di ordine etico che estetico

Nel quartiere di Dahlem, a Berlino, tra ville, ambasciate e pini silvestri, si trova anche il Brücke-Museum, inaugurato nel 1967 a partire dalla collezione privata di Karl Schmidt-Rottluff. Del lascito d’origine fanno parte anche circa cento oggetti provenienti da varie regioni colonizzate. Foto, schizzi e altre testimonianze scritte confermano il continuo interesse dei membri della Brücke per l’arte dell’Africa e dell’Oceania. Ma al di là dell’indubbia influenza estetica, altre domande sorgono oggi spontanee a proposito di questo incontro: come sono arrivate le opere nelle collezioni private come quella di Schmidt-Rottluff? Quale era l’attitudine degli artisti della Brücke nei confronti delle culture da cui provenivano questi oggetti di arte e artigianato?

Ernst Ludwig Kirchner, Natura morta con fiori e sculture, 1912. Groninger Museum. Photo Marten de Leeuw
Ernst Ludwig Kirchner, Natura morta con fiori e sculture, 1912. Groninger Museum. Photo Marten de Leeuw

LA MOSTRA AL BRÜCKE-MUSEUM

Da un anno il team curatoriale del museo ha iniziato un processo di ricerca e riflessione critica sul rapporto della propria collezione con il colonialismo. Sulle opere d’arte extraeuropee al Brücke-Museum è ancora in corso un’indagine che si avvale dell’aiuto di esperti e di artisti provenienti dalle regioni in questione.
Erich Heckel, Ernst Ludwig Kirchner, Emil Nolde, Max Pechstein e Karl Schmidt-Rottluff erano indubbiamente affascinati da certe culture non europee nelle quali scoprivano un mondo diametralmente opposto alla società e alle tradizioni borghesi in cui vivevano. La loro conoscenza di queste regioni remote si ampliava attraverso visite ai musei etnologici di Dresda e Berlino, in cui si trovava anche Raubkunst, arte trafugata, come i famosi Bronzi del Benin. Ma a costruire l’immagine di culture a loro poco note contribuiva anche la frequentazione dei cosiddetti Völkerschauen (esposizioni sulle regioni colonizzate in cui, insieme agli oggetti, venivano mostrati anche esseri umani) e di spettacoli di circo e varietà (esibizioni in cui persone con caratteristiche fisiche ‒ agli occhi europei ‒ insolite erano presentate quali eccentricità).

Anonimo, gruppo etnico dei Bamiléké, regione Babanki Tungo, Camerun, ko’oh con leopardo (sedile di prestigio presso l’élite di corte), ante 1910. Bundner Kunstmuseum, Chur
Anonimo, gruppo etnico dei Bamiléké, regione Babanki Tungo, Camerun, ko’oh con leopardo (sedile di prestigio presso l’élite di corte), ante 1910. Bundner Kunstmuseum, Chur

LA BRÜCKE E L’ARTE EXTRAEUROPEA

Gli artisti della Brücke erano ben consci del valore artistico ed espressivo degli oggetti d’arte extraeuropea e ritenevano che i musei etnologici non fossero i luoghi appropriati per esporli. Tuttavia, in un’ottica influenzata dal darwinismo, li reputavano una forma di arte arcaica, primitiva: Nolde parlava infatti di Urkunst, di proto-arte. Ciononostante ne adottavano gli elementi espressivi, si appropriavano dei temi e ne trasformavano il significato, denotando così un approccio fortemente eurocentrico. Soprattutto sembravano non porsi domande su che cosa rappresentasse una determinata creazione artistica nella cultura in cui era stata prodotta, chi ne fosse l’autore, quando fosse stata realizzata e come fosse arrivata sul mercato o nei musei in Germania.
Kirchner aveva arredato i propri atelier come Gesamtkunstwerke, ispirandosi e appropriandosi di soggetti e forme stilistiche viste in opere provenienti dall’Africa e dall’Oceania. Nella mostra è esposta una sua sedia in legno intagliato con figure umane, il cui modello diretto era un trono camerunense del museo etnologico di Dresda. Talvolta i risultati delle sue creazioni erano così simili ad alcuni modelli extraeuropei da confondere la critica: è stato infatti scoperto soltanto di recente che uno sgabello in legno con un leopardo scolpito, a lungo ritenuta un’opera di Kirchner, era in realtà un sedile riservato a persone di grande prestigio dalla corte del Camerun.
E chi erano invece le modelle ‘esotiche’ ritratte da Kirchner e Heckel? Non ci sono informazioni sulle loro identità; probabilmente si tratta di artiste del circo o del varietà, i cui corpi fermati su tela o su legno sono solo accompagnati da nomi quali Nelly, Milly e Sam, forse per gli europei più facili da ritenere di quelli veri.
Nolde e Pechstein, poco prima dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, avevano viaggiato nel Pacifico nei territori colonizzati dall’Impero tedesco. Ma mentre Ada Nolde, che aveva accompagnato il marito in Papua ‒ Nuova Guinea, fotografava anche la brutalità del colonialismo, Nolde rappresentava i luoghi visitati come paradisi terrestri, secondo una tradizione à la Gauguin. Come è già stato messo in evidenza in due precedenti mostre a Francoforte nel 2014 e a Berlino nel 2019, Nolde aveva propositi antisemiti e razzisti e, nonostante le sue opere fossero state definite ‘arte degenerata’, divenne un convinto nazionalsocialista.

Transition Exhibition al Kunsthaus Dahlem, collezione di oggetti d‘arte e artigianato extraeuropei di Karl Schmidt Rottluff. Photo Roman März
Transition Exhibition al Kunsthaus Dahlem, collezione di oggetti d‘arte e artigianato extraeuropei di Karl Schmidt Rottluff. Photo Roman März

LE OPERE IN MOSTRA ALLA KUNSTHAUS DAHLEM

Ma torniamo alla collezione permanente del Brücke-Museum. Schmidt-Rottluff ha raccolto oggetti d’arte provenienti da differenti regioni extraeuropee senza ricercare informazioni sugli autori, sulla provenienza o sulla loro funzione originaria. Solo l’espressione estetica e formale di queste opere sembra essere la vera fonte di interesse. La collezione è attualmente visibile nell’attiguo Kunsthaus Dahlem, accompagnata da contributi di artisti contemporanei sul tema del decolonialismo. Tra questi, il diagramma di Hank Willis Thomas Colonialism and Abstact Art ‒ facendo riferimento a un altro famoso diagramma storico del 1936, Cubism and Abstract Art ‒ invita a riflettere più attentamente sugli stretti legami tra il colonialismo e la nascita di numerose correnti artistiche nell’arco di tutto il XX secolo.
Nei testi esplicativi della mostra i termini con connotati eurocentrici, discriminatori o indubbiamente razzisti sono scritti in forma capovolta per renderne più difficile la lettura e attirare così l’attenzione sul loro impiego problematico. Parte dell’allestimento è anche la redazione di un glossario, in cui termini ancora in uso, ereditati da una società razzista e colonialista, vengono approfonditi con lo scopo di stimolare una riflessione critica.

Maria Ricci

Berlino // fino al 20 marzo 2022
Whose Expression? Die Künstler der Brücke im kolonialen Kontext
BRÜCKE-MUSEUM
Bussardsteig 9
https://www.bruecke-museum.de

Berlino // fino al 20 marzo 2022
Transition Exhibition
KUNSTHAUS DAHLEM
Hank Willis Thomas.
Käuzchensteig 8
https://kunsthaus-dahlem.de

 

Dati correlati
AutoriKarl Schmidt-Rottluff, Emil Nolde, Max Pechstein, Erich Heckel , Ernst Ludwig Kirchner, Hank Willis Thomas
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Maria Ricci
Maria Ricci, architetto e set designer, si occupa da oltre dieci anni di progetti educativi per i musei nell’ambito di arte, architettura e design. Ha collaborato con numerose istituzioni culturali estere, tra cui il Bauhaus-Archiv / Museum für Gestaltung di Berlino, la Fondazione Bauhaus di Dessau, il Kunstraum del Parlamento Federale tedesco, la Philharmonie di Berlino, il Goethe-Institut del Golfo Persico e l’Istituto Italiano di Cultura di Montréal.