Espressionismo tedesco e arte contemporanea sono protagonisti delle due mostre allestite fino al 2021 al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

Per sopravvivere in tempo di crisi anche i musei cercano di sfruttare al meglio le risorse disponibili all’interno del proprio patrimonio. In anticipo di qualche mese sulle celebrazioni del centenario della nascita del suo patron, il barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza, l’omonimo museo di Madrid propone un’intensa rassegna dedicata all’Espressionismo tedesco, autentica passione del noto industriale e mecenate tedesco.
La mostra L’Espressionismo tedesco nella collezione del barone Thyssen-Bornemisza è allestita solo con opere della raccolta permanente, perlopiù capolavori esposti di solito tra le sale ma che, visti insieme l’uno di fianco all’altro, e raggruppati secondo un percorso critico innovativo, risaltano in tutta la loro bellezza e modernità.

DA UN ACQUERELLO DI NOLDE ALL’ARTE DEGENERATA

Tutto comincia nel 1961, quando Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza acquista un acquerello di Emil Nolde, attratto delle tinte forti ed espressive con cui è ritratta la Giovane coppia del titolo. Si tratta del primo tassello della sua personale collezione dedicata ai movimenti artistici e alle avanguardie del Novecento, che si aggiunge ai capolavori dei maestri del passato già riuniti dal padre, scomparso qualche anno prima. Il barone Thyssen arricchisce via via la sua raccolta riscattando dall’oblio e dalla denigrazione nazista moltissimi quadri di artisti dell’area germanica che appartengono a importanti movimenti come Die Brucke e Der Blaue Reiter, ma non solo. Convinto sostenitore della vocazione pubblica e sociale dell’arte, tra gli Anni Sessanta e gli Anni Novanta l’industriale tedesco promuove una frenetica attività espositiva della sua collezione in tutto il mondo. Nel caso dell’Espressionismo tedesco, molti ricorderanno ancora la grande mostra allestita a Villa Favorita a Lugano nel 1989, sede della collezione Thyssen prima della nascita del museo madrileno.

Ernst Ludwig Kirchner, Fränzi davanti a una sedia intagliata, 1910. Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid
Ernst Ludwig Kirchner, Fränzi davanti a una sedia intagliata, 1910. Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid

I CAPOLAVORI DELLA COLLEZIONE THYSSEN-BORNEMISZA

Sono una settantina le opere in mostra, raggruppate in tre grandi aree tematiche che analizzano il processo di creazione, le vicende critiche e  l’accoglienza del pubblico, ma soprattutto il riscatto dopo la denigrazione da parte del regime nazista. Il barone infatti acquista molte delle opere che furono esposte nella rassegna Entertate Kunst (arte degenerata) organizzata dal regime nazista nel 1937 a Monaco di Baviera, fra le quali lo straordinario Metropolis di Georg Grosz (1916-17). Ogni quadro nasconde una storia affascinante, spesso legata alla relazione personale e di amicizia fra il barone, gli artisti e i mercanti d’arte dell’epoca. Come Il sogno di Franz Marc, che l’autore regalò all’amico Kandinsky e le cui mogli custodirono per anni. Dalla piccola xilografia su carta di Munch Incontro nello spazio (1899) alla Ludwigkirche di Monaco di Kandinsky (del 1908), sono molti i dipinti di rilievo in questa mostra. Vale la pena ammirare con occhi nuovi le “icone” del museo, come Quappi con maglia rosa di Max Beckmann (1932-34) o Franzi davanti a una sedia intagliata di Ernst Ludwig Kirchner (1910), ma anche opere meno note, come il bellissimo Estate a Nidden di Max Pechstein, con evidenti influenze di Gauguin, o l’intenso olio Les vessenots en Auverns di Vincent van Gogh. Una piccola Natura morta con dado di Klee, i fiori e le nubi colorate di Nolde o La dama malva di Lyonel Feininger sono solo alcune delle chicche che, grazie alla passione del barone Thyssen, si possono ammirare oggi a Madrid.

Christian Salablanca Díaz, Geometría del Centro, 2020, coprodotto da FLORA ars+natura & Thyssen Bornemisza Art Contemporary for st_age. Photo Gonzalo Angarita
Christian Salablanca Díaz, Geometría del Centro, 2020, coprodotto da FLORA ars+natura & Thyssen Bornemisza Art Contemporary for st_age. Photo Gonzalo Angarita

ST_AGE ‒ L’ECOSISTEMA DELL’ARTE IN UNA PIATTAFORMA DIGITALE

TBA21, Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, presenta nelle sale al piano inferiore del museo una nuova visione del mondo dell’arte, in chiave più sostenibile e responsabile. Da sempre l’istituzione diretta da Francesca Thyssen, figlia del barone Hans Heinrich, promuove progetti artistici legati a tematiche di carattere etico-sociale e ambientale. Durante il lockdown, perciò, ha voluto creare st_age, una piattaforma digitale pensata per aiutare gli artisti sparsi nei luoghi più remoti del pianeta a comunicare fra loro e con il pubblico, e facilitare la diffusione del loro lavoro anche durante la pandemia.
La mostra Avanzare con passo lieve (titolo ispirato a uno scritto dell’indiana Arundathi Roy, apparso lo scorso aprile sul Financial Times) è in parte la versione fisica del progetto di promozione digitale; in parte però rappresenta una nuova visione del mondo dell’arte, più sostenibile e responsabile. Si tratta infatti di un impulso alla collaborazione fra gli artisti, e non alla competizione, e di un invito rivolto al pubblico a sintonizzarsi sempre più con i problemi ambientali e sociali che la pandemia ha reso solo più tangibili, più evidenti.
La difesa dei fragili equilibri del nostro pianeta, la rivendicazione del valore dei saperi ancestrali, il recupero delle tradizioni e del rapporto fra uomo e natura sono alcuni dei temi sottesi alle opere di una dozzina di artisti provenienti da tutto il mondo, presentate in un allestimento che intreccia l’aspetto fisico con il mondo virtuale.
La mappa murale all’ingresso della sala chiarisce i legami ideologici e gli intrecci tematici fra le diverse proposte, dalla Cina agli Stati Uniti, il cui filo conduttore è tra l’altro in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile suggeriti e promossi dalle Nazioni Unite in tutti i campi della produzione e del sapere.

Federica Lonati

Madrid // fino al 17 gennaio 2021
Avanzar con paso leve. st_age expandido, una exposición
Madrid // fino al 14 marzo 2021
Expresionismo alemán en la colección del barón Thyssen-Bornemisza
MUSEO NACIONAL THYSSEN-BORNEMISZA
Paseo del Prado 8
www.museothyssen.org

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.