Kirchner e Nolde scelsero un’esistenza “pura e semplice”, lontana dai valori borghesi e dalle tradizioni accademiche: ma oggi questo basta per comprendere appieno la loro arte? La mostra allestita allo Stedelijk aggiunge una lettura più scomoda

Kirchner en Nolde: Expressionisme. Kolonialisme rilegge da una prospettiva postcoloniale il lavoro di Ernst Ludwig Kirchner (Aschaffenburg, 1880 ‒ Davos, 1938) ed Emil Nolde (Nolde, 1867 ‒ Seebull, 1956) e analizza il complesso rapporto dei due protagonisti del gruppo Die Brücke con culture “altre” attraverso il filtro delle ideologie che caratterizzano la Germania imperiale tra il 1908 e il 1918.
L’ambizioso progetto è il risultato di quattro anni di ricerca e di una viva sinergia tra istituzioni: inaugurato nello Statens Museum for Kunst di Copenhagen e attualmente in corso allo Stedelijk Museum di Amsterdam, dal 18 dicembre sarà ospitato dal Brücke-Museum di Berlino.

Emil Nolde, Jupuallo, 1913-14, acquerello su carta, 47,4 x 34,9 cm. Nolde Foundation Seebüll
Emil Nolde, Jupuallo, 1913-14, acquerello su carta, 47,4 x 34,9 cm. Nolde Foundation Seebüll

I MUSEI ETNOGRAFICI E L’ARTE “PRIMITIVA”

Le culture cosiddette “primitive” accesero l’interesse dei due artisti fino a diventarne linfa vitale: i colori e le forme provenienti da Africa, Asia e Oceania furono presto assorbiti, presi in prestito e combinati liberamente nei lavori espressionisti. Una parte significativa della mostra valorizza questi aspetti precisando il ruolo chiave dei musei etnografici, luoghi di studio e, al tempo, scenari ideali in cui sperimentare il contatto con l’alterità. Ma non solo.  All’inizio del XX secolo i musei etnografici tedeschi diventarono complici delle agende imperiali, rinforzando una visione evolutiva della storia con approcci spesso esoticizzanti nei confronti delle opere mostrate. Il percorso espositivo tiene conto della partecipazione degli artisti al processo di affermazione della superiorità europea. Ma come si può evitare di continuare a ridurre le culture ritratte a semplici motivi di ispirazione? Perché le opere di alcuni popoli sono tutt’oggi considerate “manufatti”, in contrapposizione con l’“arte” occidentale? La mostra ‒ curata da Beatrice von Bormann e Dorthe Aegesen ­­‒ risponde facendo dialogare con pari dignità le opere espressioniste con numerose testimonianze dei luoghi colonizzati, tra documenti, fotografie e reperti.

Kirchner and Nolde. Expressionism. Colonialism. Exhibition view at Stedelijk Museum, Amsterdam 2021. Photo Gert Jan van Rooij
Kirchner and Nolde. Expressionism. Colonialism. Exhibition view at Stedelijk Museum, Amsterdam 2021. Photo Gert Jan van Rooij

DIVERSITÀ ETNICA TRA SPETTACOLI E SPEDIZIONI COLONIALI

Gli artisti furono anche collezionisti, come testimonia la raccolta di Nolde di circa 400 oggetti provenienti da tutto il mondo, di cui una parte importante acquisita durante una spedizione in Papua Nuova Guinea, allora colonia tedesca. Tra il 1913 e il 1914 Nolde accompagnò un’équipe di medici incaricata di indagare le cause del declino del tasso di natalità dei coloni. Rimase in Oceania per sei mesi e produsse decine di acquerelli, schizzi e dipinti raffiguranti paesaggi esotici, abitanti locali, vita quotidiana. Si tratta di opere in cui emerge la netta distinzione tra primitivo e moderno, tra “noi” e “loro”, specchio di una cultura considerata in subordinazione rispetto alla civiltà europea.
A differenza di Nolde, Kirchner non partì mai per le colonie tedesche: una delle fonti della sua creatività fu la ricca offerta di spettacoli di genere proposti al tempo in Germania. Circo, cabaret e danza esibivano mondi esotici, rappresentazioni sapientemente confezionate per un pubblico europeo, oggi considerate molto problematiche nella comunicazione della diversità etnica. L’esposizione testimonia la partecipazione di Kirchner a questi spettacoli con numerosi schizzi dal vivo di ballerini e circensi, a cui si è tentato di dare riscatto ricostruendone l’identità, quando possibile.

Kirchner and Nolde. Expressionism. Colonialism. Exhibition view at Stedelijk Museum, Amsterdam 2021. Photo Gert Jan van Rooij © Nolde Stiftung Seebüll
Kirchner and Nolde. Expressionism. Colonialism. Exhibition view at Stedelijk Museum, Amsterdam 2021. Photo Gert Jan van Rooij © Nolde Stiftung Seebüll

DIALOGO E INCLUSIONE AL MUSEO

Kirchner en Nolde: Expressionisme. Kolonialisme è una mostra che ha il coraggio di rompere lo status quo della grande arte occidentale, rileggendo la storia pur nel rispetto della complessità dei due artisti. Percorrendo le sale si ha la sensazione di attraversare un ponte ideale che restituisce pari importanza ai capolavori di Kirchner e Nolde e a quelli provenienti da altri continenti. Un felice esempio di come i musei affermano il proprio ruolo di responsabilità nell’accogliere la sfida di esaminare criticamente le opere che mostrano.
Un progetto ambizioso che ha il merito di riflettere sulle narrazioni di cui l’istituzione si fa carico, confermando il museo quale luogo inclusivo di dialogo, confronto e partecipazione.

Elisabetta Masala

Amsterdam // fino al 5 dicembre 2021
Kirchner en Nolde: Expressionisme. Kolonialisme
STEDELIJK MUSEUM
Museumplein 10
www.stedelijk.nl

Dati correlati
AutoriErnst Ludwig Kirchner, Emil Nolde
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Elisabetta Masala
Nata a Cagliari, si laurea in Storia dell'arte formandosi tra la Sardegna, la Spagna e Roma. Nel 2014 consegue il diploma di Specializzazione in beni storico-artistici presso l'Università di Roma “La Sapienza” con una tesi in Storia dell'arte contemporanea. Si è occupata dell'organizzazione di mostre a partire dalla curatela collettiva di "Italia Ora" presso il Museo H. C. Andersen di Roma (2011), sotto la direzione scientifica di Achille Bonito Oliva. Nel 2012 collabora con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali nell’unità operativa promozione, comunicazione e organizzazione di grandi eventi culturali, nello specifico per: Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa, 13. Mostra Internazionale di Architettura – Biennale di Venezia, Forum Corviale. È autrice di "Salvatore Fiume e i giochi della memoria", primo volume della collana Sfogliando il Novecento a cura di Micol Forti. Il volume, dedicato alle opere di Fiume della Collezione d'Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, è stato presentato nel 2015 da Antonio Paolucci.