La mostra allestita al Musée Matisse di Nizza ripercorre la storia del figlio del celebre pittore. Gallerista e mercante d’arte con un ottimo fiuto, Pierre Matisse contribuì alla trasformazione di New York in una capitale dell’arte mondiale.

Il Musée Matisse di Nizza, inaugurando un partenariato con il Centre Pompidou, dedica una mostra a uno dei suoi mecenati e principale fondatore: Pierre Matisse, il figlio più piccolo di Henri Matisse. Come gallerista, dal suo arrivo a New York alla sua morte, nel 1989, svolse un ruolo fondamentale per la storia dell’arte contemporanea e contribuì alla fortuna di molti artisti europei negli Stati Uniti. Il Museum of Modern Art e il Guggenheim Museum of Non-Objective Painting (creato nel 1939) furono centrali nell’impresa di un mercante d’arte come Matisse. Per avere un’idea dell’impatto della sua collezione si può ricordare che dopo la sua morte la galleria contava oltre 3500 opere. La sfida della curatrice Claudine Grammont sta nel cercare di restituire in un breve percorso espositivo mezzo secolo di attività di uno dei più importanti galleristi a New York, sottolineando la sua eccezionalità come mercante d’arte e collezionista.
Quella di Nizza è una mostra colta e ambiziosa, di estremo interesse ma certo non facile, che ha comportato una grande ricerca e una grande capacità di comunicazione per rendere più chiara al pubblico la complessità di questo pioniere del mercato dell’arte americano. La curatrice cerca di ricostruirne la personalità, le relazioni molteplici con il mercato dell’arte americano, i galleristi, i musei e gli artisti. Sono state selezionate 70 opere di 23 dei suoi artisti preferiti e una moltitudine di documenti.
Il percorso espositivo presenta in sintesi le più significative della lunga serie di esposizioni della Pierre Matisse Gallery, il suo stile di accrochage, e cerca di evidenziare tutti gli aspetti del suo lavoro ‒ l’essere gallerista ed editore dei cataloghi dei suoi artisti, il rapporto con il mercato americano e l’incredibile rete relazionale creata da Pierre Matisse. Questa mostra consente di entrare nei meccanismi del mercato dell’arte internazionale dagli Anni Venti ai Novanta del secolo scorso.

CHI ERA PIERRE MATISSE

Pierre Matisse (1900-1989) a soli ventiquattro anni e senza esperienza di gallerista parte alla volta di New York, dove fonderà nel 1931 la Pierre Matisse Gallery. Si sposa in prime nozze nel 1929 con Alexandrine Sattler detta Teeny, da lei ha tre figli: Paul Matisse, che diventa scultore, Jacqueline (Jackie), artista che ha vissuto a Parigi ed è morta quest’estate, e Peter. Teeny in seconde nozze si sposerà con Marcel Duchamp. Pierre Matisse nel 1995 si risposa con Maria-Gaetana von Spreti che si occupa del mercato dell’arte e crea la Pierre and Tana Matisse Foundation. Nel 1999, gli archivi della galleria sono stati donati dai sui eredi alla Pierpont Morgan Library. Nel 2002, una parte delle opere della fondazione sono state donate al MoMA.

Alberto Giacometti, Femme de Venise V, 1956, bronzo, cm 110,5 x 31,3 x 14. Centre Pompidou, Parigi © Succession Alberto Giacometti (Fondation Alberto et Annette Giacometti, Paris + ADAGP, Paris, 2021). Photo © Philippe Migeat
Alberto Giacometti, Femme de Venise V, 1956, bronzo, cm 110,5 x 31,3 x 14. Centre Pompidou, Parigi © Succession Alberto Giacometti (Fondation Alberto et Annette Giacometti, Paris + ADAGP, Paris, 2021). Photo © Philippe Migeat

PIERRE MATISSE E GLI ARTISTI

Questa di Nizza non è la prima mostra a lui dedicata: Pierre Matisse passeur passionné: un marchand d’art et ses artistes è l’esposizione a lui intitolata dalla Fondation Mona Bismarck, a Parigi, nel 2005 a cura di Pierre Schneider. La mostra parigina era orientata a ricostruire i rapporti fra il gallerista e i suoi artisti, il titolo “passeur passioné” riprende l’espressione che Miró usò nel dedicare un’opera al suo gallerista. Ogni artista ha un rapporto particolare con Pierre: grazie a lui Alberto Giacometti, che espone per la prima volta a New York nella galleria di Pierre Matisse, può far fondere le sue opere in bronzo e sempre grazie a Matisse otterrà la commissione per un monumento che sarà installato nel cortile della Fondation Maeght.
Ma i rapporti tra il gallerista e gli artisti sono complessi e delicati e con ciascuno dei suoi artisti le relazioni sono differenti ‒ da Balthus a Miró a Dubuffet.

UN GALLERISTA FRANCESE A NEW YORK

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e in particolare negli anni 1945-1947, la città di New York appare al mondo come la nuova capitale indiscussa della creazione artistica moderna e il luogo in cui l’arte viene valorizzata, sia esteticamente che finanziariamente. Tuttavia, in modo paradossale, fu durante il periodo tra le due guerre che New York aumentò la sua importanza, vale a dire nel momento in cui era considerata periferica rispetto alla creazione artistica.
A partire dallo storico Armory Show, nel 1913, sino alla metà degli Anni Trenta, sono pochi i mercanti europei “visionari” che s’installano a New York, attirati dalle prospettive di profitto e prestigio che sembravano promettere un mercato nuovo e la crescente domanda di arte moderna, prospettive che però spesso tardano a concretizzarsi. Inquadrare brevemente il contesto in cui opera Pierre Matisse implica fare in sintesi la storia del mercato americano dell’arte: tra questi mercanti, oltre a Pierre Matisse, ventiquattrenne e quasi inesperto ma, in quanto figlio del pittore Henri, ben inserito nel mondo dell’arte francese, si annovera Jsrael Ber Neumann, riconosciuto mercante tedesco, che aveva esposto molti artisti espressionisti come Max Beckmann, Edward Munch e Paul Klee. Se entrambi giunsero negli Stati Uniti con l’obiettivo di fungere da collegamento tra artisti europei e mecenati americani, i loro percorsi sono differenti- Jsrael Ber Neumann fa affidamento sulla rete di gallerie tedesche di sua proprietà, Pierre Matisse invece conta sulla fiducia riposta in lui da alcuni famosi mercanti e artisti di Parigi. Arrivato a New York nel 1924, si associa con un mercante americano, Valentine Dudensing, e inizia curando alcune mostre sui disegni del padre Matisse già amati dal pubblico americano, poi nel ‘31 apre la sua galleria al 17esimo piano del Fuller Building con una serie di artisti più o meno conosciuti dal pubblico americano ‒ oltre al padre Matisse, Dubuffet, Balthus, Giacometti, Derain, Chagall, Miró, Calder, Riopelle.
In questo Far West dell’arte contemporanea si scoprono presto i problemi dell’élite newyorkese aperta e contemporaneamente dubbiosa circa il valore estetico dell’arte moderna. Molti sono gli ostacoli inattesi: se Neumann scopre presto la germanofobia sottostante che ha fatto sì che gli americani preferissero l’arte moderata della “Scuola di Parigi”, Pierre Matisse si scontra con una agguerrita concorrenza nel mercato americano per vendere artisti francesi. Tuttavia, la creazione di diversi musei d’arte moderna, e in particolare del Museo d’Arte Moderna nel 1929, ha permesso loro di fungere da perni di un nuovo sistema di relazioni tra l’artista, l’istituzione e il mercato, e finalmente si sono manifestati i primi attesissimi successi. Entrambi avevano legami di amicizia e collaborazione con una nuova generazione di curatori e direttori di musei, come Alfred H. Barr o Arthur Everett “Chick” Austin; e insieme avviarono un’impresa di istituzionalizzazione dell’arte moderna che rafforzerà profondamente il posto di New York nel mondo dell’arte.

1931-1939 GLI ESORDI

La mostra prende in esame quattro periodi. Dal 1931 al ’39, la galleria si afferma in piena crisi economica. Pierre Matisse espone artisti come Derain, Dufy, Gromaire, Rouault, Lurçat, Pascin. La sua punta di diamante rimane l’opera del padre, già ben presente nelle maggiori collezioni americane e la cui retrospettiva al Museum of Modern Art aveva stabilito la sua reputazione in America come leader del modernismo insieme a Picasso. Quattro mostre sono dedicate a Henri Matisse durante questo decennio, con la brillante mostra nel 1936 intorno alla prima versione de La Danse che conquista prestigiosi collezionisti come A. Conger Goodyear, Stephen C. Clark, Samuel H. Lewishon, James Thrall Soby, Edward G. Robinson, Walter P. Chrysler e Joseph Pulitzer Jr.
La galleria presenta altre mostre notevoli, in particolare quelle di André Masson (1932 e 1935) e del periodo metafisico di Giorgio de Chirico (1935). Attraverso l’azione di Pierre Matisse un artista come Miró divenne più famoso e riconosciuto in America che in Francia.
Allo stesso tempo, in associazione con Pierre Loeb e Charles Ratton, Pierre Matisse cerca di imporsi sul mercato delle arti “primitive” con mostre di arte africana e oceanica, così come l’arte americana delle origini. Espone anche l’americano contemporaneo Alexander Calder, i cui mobiles permettono di rafforzare la presenza dell’astrazione nella sua galleria.
Il periodo dal 1933 al 1939 fu segnato dall’arrivo a New York di altri due mercanti tedeschi, Curt Valentin e Karl Nierendorf, entrambi spaventati dalla politica culturale nazista e attratti da questo processo di istituzionalizzazione dell’arte moderna avviato negli Stati Uniti. Il loro ingresso sulla scena newyorkese, all’insegna dell’antinazismo, permise loro di inserirsi rapidamente nel mondo dell’arte, e di allacciare rapporti con i musei americani che si rivelarono decisivi per la ricezione dell’arte tedesca in America. Fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, si moltiplicarono le mostre di “arte tedesca indipendente”, in particolare la mostra Free German Art, che rafforzò la reputazione degli artisti tedeschi presentati da pionieri come J.-B. Neumann negli Anni Venti. Con lo sviluppo delle loro attività negli Stati Uniti e con il deteriorarsi della situazione politica in Europa e in Germania, sono passati dalla migrazione temporanea a quella permanente, non credendo più nella possibilità di tornare.
Su questi mercanti ricadde la missione di incanalare l'”emorragia” delle opere bandite in Germania. Riuscirono, in effetti, a creare un efficiente sistema di esportazione dell’arte moderna negli Stati Uniti, fungendo da testa di ponte americana di una rete europea in crisi.

Henri Matisse. Paintings, Papiers Découpés, Drawings, 1945 1948. Exhibition view, 1949. Collezione privata © Archives Henri Matisse D.R.
Henri Matisse. Paintings, Papiers Découpés, Drawings, 1945 1948. Exhibition view, 1949. Collezione privata © Archives Henri Matisse D.R.

1939-1945 – ARTISTI IN ESILIO

Una seconda fase è individuata dal periodo incluso fra il 1939 e il 1945. Con lo scoppio della guerra in Europa e il crollo della Francia, quegli anni sono caratterizzati dall’esilio dei mercanti ebrei e della comunità artistica parigina. Tra questi mercanti c’era Paul Rosenberg, rappresentante dell’onnipotente rue de la Boétie ‒ il cui esilio era il simbolo che un nuovo ordine “americano” stava prendendo piede. A New York, man mano che le fila degli esuli europei aumentavano, questi cinque mercanti (Pierre Matisse, Jsrael Ber Neumann, Curt Valentin, Karl Nierendorf e Paul Rosenberg) riuscirono a incanalare non solo i flussi di opere d’arte dall’Europa, ma anche la creatività dei loro artisti, per indirizzarla verso il mercato americano ormai aperto.
Gli anni 1942-1943 furono quindi segnati dalla massima visibilità di artisti e mercanti europei a New York. La società newyorkese non restava indifferente e questi anni influenzarono profondamente la cultura visiva americana, soprattutto la nota esposizione del 1942, Artists in Exile. La mostra riunisce intorno ad André Breton la maggior parte delle grandi figure dell’esilio prevalentemente surrealista. In una celebre fotografia di George Platt nel 1942, a New York, proprio in occasione di Artists in Exile, si scorgono nella galleria di Pierre Matisse, all’angolo della 57esima e di Madison Avenue, le maggiori figure del Surrealismo: Breton, Chagall, Ernst, Léger, Lipchitz, Masson, Matta, Mondrian, Ozenfant, Seligmann, Tanguy, Zadkine. Così la Pierre Matisse Gallery diventa uno dei luoghi simbolo del transfert culturale tra l’Europa e gli States. Alcuni di questi artisti sono già consacrati, come Marc Chagall, esposto ogni anno, di cui Pierre acquisisce ed espone la produzione dal novembre 1939. È con queste due figure che Pierre Matisse si lancia nell’editoria con la pubblicazione della monografia di Lionello Venturi dedicata a Chagall. In galleria sono accolte anche nuove figure del Surrealismo, vicine ad André Breton, e l’artista cileno Roberto Matta.
Una sezione molto interessante della mostra è la ricostruzione del suo lavoro di editore: l’esposizione dà grande spazio ai cataloghi che lui curava con grande attenzione e una vera e propria vocazione.

Balthus, La Toilette de Cathy, 1933, olio su tela, cm 165 x 150. Centre Pompidou, Parigi © Balthus. Photo © Jean-Claude Planchet
Balthus, La Toilette de Cathy, 1933, olio su tela, cm 165 x 150. Centre Pompidou, Parigi © Balthus. Photo © Jean-Claude Planchet

1946-1959 –I PROTAGONISTI DEL DOPOGUERRA

Questi anni furono segnati dal trasferimento progressivo in America dell’egemonia culturale della Vecchia Europa, stremata dalla Seconda Guerra Mondiale. New York si sta affermando come la nuova capitale delle arti, simbolo di libertà e internazionalismo. Nel contesto di un mercato dell’arte fiorente, ma sempre più competitivo, la Pierre Matisse Gallery rimase in questi anni cruciali il baluardo di un’arte europea d’avanguardia, ancora viva, ma si faceva prepotentemente strada la New York School, supportata da Peggy Guggenheim, Betty Parsons, Sydney Janis, Charles Egan e Samuel M. Kootz. La strategia di Pierre Matisse si sta comunque dimostrando efficace attraverso la scelta dei suoi artisti di punta. Oltre a Miró, di cui espone le opere quasi ogni anno, diventa il gallerista esclusivo in America di Jean Dubuffet e Alberto Giacometti, due grandi figure dell’arte europea del Dopoguerra.
Le 12 mostre dedicate a Dubuffet tra il 1947 e il 1959 alimentano la scena newyorkese co i lavori più recenti dell’artista. Allo stesso modo, ma questa volta nell’ambito della scultura, l’opera di Giacometti fu molto apprezzata dalla scena artistica newyorkese attraverso le tre mostre storiche del 1948, 1950 e 1958. Mostre che testimoniano la stretta collaborazione fra il mercante e i suoi artisti. Così, per la mostra, Giacometti consegna un catalogo disegnato delle sue sculture. In questo periodo la Pierre Matisse Gallery simboleggia tutta l’ambiguità del rapporto e della concorrenza instauratisi tra Parigi e New York. Al termine di questi anni, che hanno consacrato il ruolo storico della galleria, la strategia commerciale messa in atto da Pierre Matisse inizia a subire alcune battute d’arresto. Allarga la sua cerchia di clienti con nuovi collezionisti, è sempre ascoltato e seguito dalle istituzioni e riesce persino a ottenere commissioni monumentali per i suoi artisti (Miró e Henri Matisse), ma ora deve fare i conti con la crescente importanza di Aimé Maeght, con cui condivide l’esclusività di Miró e Giacometti, e deve rompere con Dubuffet, che accusa il suo mercante di immobilizzare troppe sue opere.

1959-1968 ‒ LA CONSACRAZIONE

A partire dagli Anni Sessanta, la storia della Pierre Matisse entra in una nuova dimensione, riconosciuta a livello mondiale dall’élite dei grandi mercanti. Il consistente patrimonio di opere accumulato in più di quarant’anni di attività permette a Pierre Matisse di occupare un posto di rilievo anche se continuerà a operare secondo il modello di una piccola galleria. Pierre Matisse non reciderà mai i legami con la Francia e sarà sepolto nel cimitero di Saint-Jean-Cap-Ferrat, in Costa Azzurra, a pochi chilometri da suo padre.

Elisabetta Villari

Nizza // fino al 30 settembre
Pierre Matisse, un marchand d’art à New York
MUSÉE MATISSE
164, avenue des Arènes de Cimiez
https://www.musee-matisse-nice.org

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Elisabetta Villari
Elisabetta Villari, docente all’Università di Genova (DIRAAS), dove insegna Antropologia dell’immagine del mondo greco e antropologia del mondo antico. È stata invitata all’ENS a Parigi e all’UCSC in California come visiting professor. Ha tenuto seminari anche all’EPHE, all’INHA a Parigi e all’EHESS e ha svolto conferenze in molte università straniere. Dal 2005 ha organizzato a Genova una serie di incontri internazionali: le Giornate Warburghiane in collaborazione con istituzioni italiane e straniere. Ha collaborato con il Manifesto. Ha curato e scritto articoli per riviste straniere e libri, fra i quali “Walter Benjamin, Il viaggiatore solitario e il flâneur” (Melangolo 1998), “Musica corporis” (Brepols Turnhaut 2008), “Aby Warburg antropologo dell’immagine” (Carocci 2014), “Il paesaggio e il sacro” (De Ferrari 2013), “Politeismi antichi” Gup 2019.