Alberto Giacometti entra per la prima volta tra i capolavori del Museo del Prado, con diciotto bronzi e due ritratti a olio.

A partire già dalla seconda metà dell’Ottocento il Prado è oggetto di un autentico pellegrinaggio di artisti e intellettuali provenienti da tutta Europa: da Courbet a Bacon, da Whistler a Picasso, ma soprattutto gli impressionisti e persino un anziano Monet accorsero a Madrid per ammirare i capolavori della pittura spagnola, alla ricerca di nuove fonti di ispirazione.
Fra i pochi grandi artisti del passato che non varcarono mai la soglia dell’edificio del Villanueva ‒ aperto nel 1819 per ospitare solo trecento pezzi provenienti dalle Collezioni Reali, ma arricchitosi in breve di oltre 4mila opere ‒ c’è uno dei giganti del Novecento, Alberto Giacometti (Stampa, Grigioni, 1901 ‒ Coira, 1966). L’artista svizzero non si recò mai a Madrid, ma ebbe l’opportunità di ammirare alcuni dei più noti chef d’oeuvres provenienti dal Prado nel ’39, quando furono esposti al Museo di Ginevra per essere protetti durante la Guerra Civile spagnola. Giacometti, che conosceva a memoria le sale del Louvre, rimase ammaliato da Velázquez, El Greco e Goya, e si appassionò alla pittura veneziana di Tintoretto e Tiziano, studiando e ristudiando la pittura del passato proprio sugli schizzi fatti a Ginevra durante quella visita.

GIACOMETTI, UN VISITATORE SILENZIOSO

Fino al 7 luglio i visitatori del Prado si troveranno inaspettatamente coinvolti in un evento espositivo insolito, unico e senza dubbio emozionante. Al primo piano del museo, al centro dell’affollatissima sala n.12, dominata da Las Meninas, lungo la Galleria Centrale, tra i capolavori di Tintoretto, Tiziano e Rubens, ma anche tra le grandi opere del Greco e le tele di Zurbarán sono esposti venti inconfondibili capolavori di Alberto Giacometti. Sono diciotto sculture e due ritratti a olio che, in maniera discreta e silenziosa, dialogano con le opere del museo, creando inaspettate sinestesie visive, giochi di specchi, simmetrie e incontri suggestivi tra antico e moderno. Le immagini plastiche di Giacometti non invadono lo spazio del museo né distraggono il visitatore, impedendo la visione dei capolavori alle pareti: Giacometti entra in punta di piedi nelle sale e si integra perfettamente nel percorso di visita con la forza espressiva della sua arte senza tempo.
Ideata con ottimo criterio e allestita con cura da Carmen Giménez ‒ storica dell’arte, già direttrice del Reina Sofía e membro del consiglio di amministrazione del museo ‒, la mostra Alberto Giacometti nel Museo del Prado rientra nelle celebrazioni per il Bicentenario anche con l’obiettivo di rendere protagonista la collezione permanente, che senza dubbio si presta molto bene ad accogliere i capolavori di uno degli artisti più influenti del Novecento. L’esposizione è realizzata in collaborazione con la Fondazione Beyeler di Basilea, dalla quale provengono la maggior parte dei prestiti. I bronzi selezionati appartengono perlopiù all’ultima fase della produzione di Giacometti, dal 1945 al 1966, anno della morte, comprendendo alcuni pezzi fondamentali. Le uniche due tele sono il Ritratto di Isaku Yanaihara (del 1961) e Testa d’uomo, ritratto del fratello Diego datato 1964, posti ai lati dell’ingresso alla Sala 12.

Giacometti e Tintoretto © Alberto Giacometti Estate VEGAP, Madrid, 2019. Photo © Museo Nacional del Prado
Giacometti e Tintoretto © Alberto Giacometti Estate VEGAP, Madrid, 2019. Photo © Museo Nacional del Prado

GLI ANTICHI MAESTRI

La forza drammatica dell’artista svizzero ‒ che plasma con le proprie mani uomini e donne fragili, scarni e sofferenti, sorti dalle ceneri di due guerre mondiali ‒ sembra trarre linfa diretta dai capolavori dei maestri del Prado. Al centro della sala ottagonale che ospita Las Meninas e i grandi ritratti reali di Velázquez rivive La Piazza, il progetto ideato per un’istituzione newyorchese negli Anni Cinquanta e mai realizzato da Giacometti. Quattro sculture diverse per forme e dimensioni, tra le quali il celebre Homme qui marche, sono poste una di fronte all’altra creando un circolo immaginario quanto misterioso che ben si adatta alla visione molteplice ed enigmatica dell’opera più celebre del museo.
Sette delle nove Femmes de Venise ‒ diverse per dimensioni e rifiniture in bronzo, create nel 1956 per il Padiglione francese alla Biennale di Venezia ‒ si specchiano nello spazio architettonico della celebre tela della Lavanda dei piedi di Tintoretto, pittore amatissimo da Giacometti. Nel lungo corridoio della Galleria Centrale sono disposte altre sculture, tra le quali due della quattro Grandi Donne (del 1960): una è rivolta verso la statua di Carlo V di Pompeo Leoni, l’altra nella direzione di Goya, presente al fondo della galleria con la Famiglia di Carlo IV.

DA TIZIANO A GIACOMETTI

Impressionante l’accostamento visivo tra l’esile Donna in piedi (1948-49, Sala 9), dal curioso copricapo egizio, e le grandi tele sacre di El Greco, affollate di figure allungate ed eteree, simbolo stesso della spiritualità. La Gamba di Giacometti ‒ sovradimensionata ma filiforme, scolpita nel 1958 ‒ è esposta in una piccola sala circondata dai corpi colossali di Ercole dipinti da Zurbarán; è in realtà la gamba del Cristo in croce davanti a San Luca, piccola tela a olio dello stesso pittore spagnolo, a rassomigliare in maniera sorprendente all’arto solitario di Giacometti.
Nel cuore della Galleria Centrale, dinnanzi al celeberrimo ritratto di Carlo V nella battaglia di Mülhberg di Tiziano, c’è il Carro, opera del 1950 e fra le più significative dell’intera produzione dell’artista svizzero. Non ci sono nessi evidenti fra i due capolavori: eppure l’apparente fragilità della donna-dea, che si mantiene in bilico sul carro fra l’incedere e il retrocedere, si confronta con il naturale vigore del monarca spagnolo, al culmine del suo potere terreno.

Federica Lonati

Madrid // fino al 7 luglio 2019
Alberto Giacometti al Museo del Prado
MUSEO DEL PRADO
Paseo del Prado
www.museodelprado.es

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AutoreAlberto Giacometti
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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.