Firenze si riempie di 180 manifesti artistici contro gli stereotipi di genere. Le foto
Studentesse e studenti delle Accademie di Belle Arti di Firenze, Roma, Genova e Frosinone hanno realizzato i poster della campagna "Of Boxes and Ceilings" sugli stereotipi di genere, sparsi da oggi in giro per la città . Ecco le immagini
Un pugno che stringe le chiavi, per difendersi in una strada buia; due triangoli blu e rosa, tipizzazione estrema degli stereotipi di genere; lo stesso lavoro, due stipendi diversi. È per risvegliare la consapevolezza degli effetti della disparità di genere, e affrontare il contesto culturale che li rende possibili, che Firenze si sveglia oggi con centinaia di manifesti: 180 poster realizzati dalle studentesse e dagli studenti delle Accademie di Belle Arti di Firenze, Roma, Genova e Frosinone. Tutte diverse, le opere affisse puntano a un medesimo obiettivo: mettere in discussione nello spazio pubblico i meccanismi culturali che rendono possibile la violenza nello spazio privato. Perché se violenza è davvero qualcosa che riguarda la vita degli altri, perché, vista da vicino, diventa fin troppo familiare?

A Firenze una campagna di manifesti sulla cultura della violenza
Attiva e visibile nelle vie del centro di Firenze dal 15 settembre al 15 ottobre, la campagna di arte pubblica Of Boxes and Ceilings porta in strada una riflessione che, attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, mostra i modelli relazionali che alimentano discriminazioni e violenza. Il titolo è un omaggio all’omonimo saggio del 2016 della studiosa di politiche culturali e curatrice Pascale Charhon, che vede nell’arte una pratica capace di superare categorie e abitudini consolidate, quelle “scatole” e quei “soffitti” che pongono i limiti impliciti per le identità individuali e collettive e che inevitabilmente generano sopraffazione.
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Un dibattito femminista aperto alla cittadinanza
L’iniziativa – promossa dall’Accademia di Belle Arti di Firenze, capofila della rete nazionale del PRIN AFAM 2024 – nasce da un ciclo di incontri realizzato nel 2024/25 con Eros Cruccolini, allora Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Firenze. Da questo percorso è scaturito un concorso interno che ha coinvolto le studentesse e gli studenti nella realizzazione di manifesti dedicati al tema. Ampliando lo spirito di questi incontri – e all’interno di un più ampio dibattito sul ruolo dell’arte come spazio di trasformazione individuale e collettiva (fondamentale, in questo senso, l’opera della scrittrice e teorica femminista statunitense bell hooks) – il progetto vuole creare uno spazio di confronto che coinvolga la comunità nella messa in discussione di stereotipi e modelli relazionali propri del patriarcato e della cultura dello stupro. Le immagini sono state realizzate da Caterina Bigazzi, Francesco Brialdi, Jessica Fillini, Mattia Favro, Veronica Greco, Lori Lako, Chiara Stella Landi, Sara Leghissa, Xinyuan Liu, Elisa Marfoli, Max Mondini, Lucrezia Ricci, Gianluca Garu Paionni, Alice Proietti, e Antonio Vasquez.

Un progetto per tappe per smontare la cultura dello stupro
Si tratta a tutti gli effetti di un programma di educazione di genere, rivolto principalmente ai giovani ma anche a tutti gli adulti che vogliano contribuire a uno sforzo generazionale troppo a lungo rimandato (e politicizzato). L’affissione è solo il primo capitolo: il progetto proseguirà con seminari, workshop e azioni performative insieme ad artisti, antropologi, psicologi, ricercatori e operatori culturali sul territorio della Città Metropolitana di Firenze e nelle sedi delle Accademie. In parallelo, sarà creata una piattaforma digitale dove trovare strumenti di informazione, orientamento e supporto dedicati alle tematiche di genere, con testimonianze personali, materiali di approfondimento e collegamenti ai centri di ascolto e antiviolenza. Cercando di non lasciare sulla carta un lavoro di cui sembra esserci ogni giorno più bisogno.
Giulia Giaume
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