Attraversare il confine. La mostra di Giovanni Kronenberg e Claudio Gobbi a Palermo

Negli spazi di Rizzutogallery attraversano entrambi il limite, ma in modi totalmente differenti. Il primo indaga il passaggio concettuale tra il concreto e l’astratto, tra il finito e l’infinito, il secondo osserva e analizza il confine tra due identità culturali

Il lavoro di Giovanni Kronenberg (Milano, 1974), accompagnato da un testo critico di Antonio Grulli, non ha volutamente un titolo che lo definisca. L’artista, noto per le sue sculture, presenta la recente produzione su carta, negli anni la pratica del disegno ha assunto una sempre maggiore centralità nel suo lavoro. Disegni astratti di piccolo formato che, a detta di Grulli, sembrano essere stati composti intenzionalmente e “in maniera (…) quasi irritante” da “forme inafferrabili”.
Ciò che sembra maggiormente interessare Kronenberg è, infatti, la creazione di strutture che permettano di articolare la sensazione in una continua fuga dalle categorizzazioni identitarie dell’immagine. Corpi instabili, ambigui, in costante trasformazione ‒ che ricordano i fluidi Anni Sessanta delle lampade Lava di Edward Craven Walker – sembrano essere stati fermati per un istante, mentre attraversano il limite da una forma all’altra.
Questa perenne disputa formale si ripercuote anche nel rapporto figura/sfondo, dove “un’attitudine alchemica” (Grulli) spicca nella scelta dei materiali: foglia di rame, argento e oro 24 carati, metalli pregiati, ecc. L’artista fa emergere il disegno dalla materia compatta e impreziosita dello sfondo in una dimensione atemporale, che si esprime attraverso l’utilizzo di tecniche diverse – dai colori saturi dei pastelli ai contorni diafani dell’acquerello.
L’abilità di Kronenberg nel tendere ripetute trappole visive – sembra di riconoscere un baccello, una lumaca, una pistola – destabilizza inizialmente l’osservatore, per poi trasportarlo nella logica parallela delle sensazioni.

Claudio Gobbi, Ural Studies, dalla serie Neither Europe nor Asia

Claudio Gobbi, Ural Studies, dalla serie Neither Europe nor Asia

LE OPERE DI CLAUDIO GOBBI DA RIZZUTOGALLERY

Claudio Gobbi (Ancona, 1971) presenta uno dei suoi progetti a lungo termine, Neither Europe nor Asia, una selezione di fotografie tratte da due serie, in cui l’artista combina i propri scatti fotografici con immagini raccolte o trovate, realizzate a partire dal 2011 durante ripetuti viaggi al confine tra Europa e Asia.
Gobbi indaga attraverso il mezzo fotografico gli aspetti culturali del paesaggio russo esplorando questioni aperte come i confini e l’identità, la transnazionalità e l’incontro tra Oriente e Occidente. Interessante è l’approccio multiprospettico con cui l’artista affianca alle rappresentazioni fiabesche del paesaggio naturale della regione degli Urali una successione temporale di fotografie di ritratti dell’autore di fiabe Dmitry Mamin-Sibiryak. Queste mostrano emblematicamente il progressivo mutare nel tempo dei tratti antropologici dello scrittore da europei in asiatici, come si può notare in atteggiamenti, sguardi e persino caratteri somatici.
Vi è certamente in Gobbi un’intensa ricerca attorno al confine, che induce a riflettere su ciò che è reale e ciò che, invece, ne è la simulazione. Osservando da vicino le diverse rappresentazioni del paesaggio incantato della regione degli Urali ci si accorge, infatti, che si tratta di fotografie di scenari dioramici, probabilmente realizzati per scopi museali e scientifici, appartenenti alla tradizione russa.

Carola Arrivas Bajardi

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Carola Arrivas Bajardi

Carola Arrivas Bajardi

Carola Arrivas Bajardi viaggia spesso ma attualmente vive a Palermo, dove si è laureata in architettura con Vanni Pasca e ha conseguito un PhD in ingegneria sul life cycle assesment. Si è recentemente abilitata per l’insegnamento della storia dell’arte nelle…

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