Arte e misticismo nella mostra di Marco Bagnoli da Stein a Milano

Dal buddhismo alla dottrina zoroastriana, i riferimenti all’ambito mistico-religioso sono numerosi nell’opera di Marco Bagnoli, in mostra alla galleria Christian Stein di Milano

Che una mostra personale, più che una rassegna di singole opere, tra loro relativamente intercambiabili, possa essere l’occasione per un’installazione unitaria e inedita, una rivisitazione mirata a un processo di verifica, di assestamento e di sviluppo della poetica di un artista, ce lo dimostra efficacemente l’esposizione di Marco Bagnoli (Empoli, 1949) intitolata Nel Paesaggio del Xvarnah, alla galleria Christian Stein di Milano. Vi ritroviamo i temi tipici della ricerca di Bagnoli: la sospensione estatica, i pellegrinaggi mistici nel tempo e nello spazio, le interrogazioni sull’infinito, il rapporto con l’invisibile, la ricognizione storico-religiosa fatta reagire sul vivo dell’esperienza scientifica, con riferimenti che vanno dalle Upanishad al buddhismo, dalla sapienza sufi alla dottrina zoroastriana.

Marco Bagnoli, Dove Porta, 2021. Courtesy l'artista & Galleria Christian Stein, Milano. Photo Agostino Osio

Marco Bagnoli, Dove Porta, 2021. Courtesy l’artista & Galleria Christian Stein, Milano. Photo Agostino Osio

LA MOSTRA DI MARCO BAGNOLI A MILANO

Il motore scatenante e allo stesso tempo unificante di questo allestimento è stato l’incontro dell’artista toscano con una serie di manoscritti miniati conservati in un museo di Istanbul che offrono appunto la descrizione di Xvarnah, la luce originaria secondo la religione mazdea. Le sette riproduzioni delle miniature, posizionate lungo un asse verticale, costituiscono un unico lavoro, risalente al 2019, da cui prende il titolo tutta la mostra: esse restano velate da fogli traslucidi sui quali l’artista interviene con segni che seguono e sottolineano il ductus della composizione esaltandone il flusso vitale, mettendone così a fuoco le tracce incendiarie, il respiro fiammeggiante. Sugli altri tre lati della galleria si dispongono altrettante opere che cospirano a creare una sinfonia cromatica in bianco-argento e rosso. Rossa è la banda verticale che si interseziona in varie guise in ognuna di esse, formata da cinque quadrati sovrapposti, che per Bagnoli, come una soglia o una porta, rappresenta il simbolo di ciò che egli chiama spazio x tempo.

Marco Bagnoli, Nel Paesaggio di Xvarnah, 2019. Courtesy l'artista & Galleria Christian Stein, Milano. Photo Agostino Osio

Marco Bagnoli, Nel Paesaggio di Xvarnah, 2019. Courtesy l’artista & Galleria Christian Stein, Milano. Photo Agostino Osio

LE OPERE DI MARCO BAGNOLI

Nel Giardino degli Specchi (2020) vediamo alcune decine di tondi specchianti leggermente concavi di diverso diametro disseminati sulla parete, con la presenza della consueta barra rossa che marchia ciascuno di essi e si staglia ingrandita anche sul muro. Dove Porta (2021), un’opera inedita ispirata a Le Porte Regali di Pavel Florenskij e alla metafisica delle icone russe, che riprende quella realizzata per Documenta a Kassel nel 1992, consiste in una sfoglia sottilissima d’alabastro attraversata dalla luce che al centro si rigonfia in un’ellisse. Ema Kham Sum (2021), una tavola trattata con la ceramica, come il precedente lavoro porta inciso uno sventagliamento di angoli intorno a un asse centrale che rimanda all’Aleph, all’irradiarsi del soffio vitale dell’origine.
Questa mostra vuole essere anche un omaggio a Fulvio Salvadori, il critico e filosofo recentemente scomparso che fu amico, concittadino ed esegeta privilegiato di Bagnoli, al quale aveva dedicato anche il suo ultimo libro, Scritti sospesi, che in copertina reca non a caso uno dei manoscritti di Xvarnah, quasi a sancire un’estrema testimonianza di empatia e un’inestinguibile promessa di luce.

Alberto Mugnaini

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Alberto Mugnaini

Alberto Mugnaini, storico dell’arte e artista, si è laureato e ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’Università di Pisa. Dal 1994 al 1999 ha vissuto a New York, dove è stato tra i fondatori del laboratorio di design “New York…

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