Buon compleanno Keith Haring. Oggi avrebbe compiuto 63 anni

L’artista americano diventato celebre per i suoi graffiti e le sue opere eversive fu un grandioso protagonista della pop art, al centro di un ambiente vivo e rivoluzionario come quello newyorchese degli anni Ottanta

Celebre per i suoi disegni a gesso nelle stazioni della metropolitana e per l’iconica arte di strada nei primi anni ’80, ma anche per i lavori su politica, sessualità, guerra, religione e AIDS. Stiamo parlando di Keith Haring, nato il 4 maggio del 1958. La storia della sua vita è quella del genio eversivo: fuggito dalla campagna a 20 anni per andare a New York, incontrò Andy Warhol, Yoko Ono, Madonna, Timothy Leary, William Burroughs, Jean-Michel Basquiat, l’arte e la droga. In soli 32 anni, il suo breve tempo sulla Terra, cambiò non solo la street e la pop art, ma la storia dell’arte in generale. Ecco dieci opere (più una) per conoscere la sua vita e le sue opere!

Giulia Giaume

1. I DISEGNI IN METROPOLITANA, ANNI ’80

Keith Haring, disegni in metropolitana

Nuovo in città, Haring notò che gli spazi pubblicitari vuoti della metropolitana di New York City venicano coperti con carta opaca nera quando gli abbonamenti pubblicitari scadevano. Acquistò immediatamente del gesso e iniziò a disegnare: questa divenne un’ossessione quotidiana e ripetitiva – andava in metropolitana, cercava questi spazi vuoti di carta nera, disegnava velocemente, senza alcuna preparazione, e poi partiva con il treno successivo. Attraverso la ripetizione incessante, i disegni della metropolitana di Haring gli hanno permesso di perfezionare il suo vocabolario lineare e di creare un inventario di immagini. La semplificazione era pratica, dato che doveva completare i suoi disegni il più velocemente possibile per evitare di essere arrestato, e così arrivò a creare personaggi, come il cane che abbaia e il bambino raggiante, diventati poi storici

2. UNTITLED, 1983

Keith Haring, Untitled, 1983

Questo è uno dei moltissimi “senza nome” di Haring, visioni dello spirito degli anni ’80 e dell’espansione della cultura pop negli Stati Uniti. In una forte critica del decennio del consumismo, Haring raffigura qui una figura crocifissa morente su uno schermo televisivo che è posto al centro della croce di fronte a un pubblico che adora e celebra sia la televisione come un oggetto, sia l’immagine che sta proiettando. Comunicando l’idea che i media stiano uccidendo lentamente e tortuosamente le masse, e che la religione sia una forza tanto potente quanto pericolosa, Haring commenta radicalmente la società.

3. UNTITLED, 1985

Keith Haring, Untitled, 1985

Creato in collaborazione con Andy Warhol, questo Untitled è un polimero sintetico progettato per assomigliare alla prima pagina del New York Post. Accanto a una fotografia della cantante pop Madonna realizzata nel tipico stile di Warhol c’è una delle iconiche figure umane di Haring, dipinta su un titolo, “PREZ ON WARPATH.” Questa visione cattura perfettamente l’estetica e l’eredità di entrambe le icone, che raffigurano il volto in continuo movimento dell’arte e della cultura del tempo.

4. CRACK IS WACK, 1986

Keith Haring, Crack is wack, 1986

Una delle opere più famose di Haring è questo murale pubblico dipinto su un campo da pallamano tra la 128esima e la 2nd Avenue. Dipinto nel 1986, Crack is Wack è una risposta diretta all’epidemia di crack che ha colpito New York negli anni ’80, portando morte e disagio tra le fasce della popolazione più fragili ed esposte. Il murale non è stato commissionato né la città ha concesso ad Haring il permesso di dipingerlo: l’artista ha eseguito il pezzo come messaggio personale – esiste ancora oggi.

5. IL POP SHOP, 1986

Keith Haring, Pop shop, 1986

“Ecco la filosofia alla base del Pop Shop: volevo continuare lo stesso tipo di comunicazione dei disegni della metropolitana. Volevo attirare la stessa vasta gamma di persone e volevo che fosse un luogo dove, sì, non solo i collezionisti potessero venire, ma anche i ragazzi del Bronx. Il punto principale era che non volevamo produrre cose che avrebbero svalutato l’arte. In altre parole, questa era ancora una dichiarazione d’arte”: così Haring sulla sua eredità commerciale e popolare. Il Pop Shop ha aperto i battenti nel 1986 in 292 Lafayette Street, nel quartiere di Soho a Manhattan: Haring lo vedeva come un’estensione del suo lavoro, una divertente boutique dove la sua arte poteva essere accessibile a tutti. Il negozio vendeva magliette e articoli di novità con le immagini di Keith e alcuni dei suoi contemporanei, come Kenny Scharf e Jean Michel Basquiat.

6. IL MURALE SUL MURO DI BERLINO, 1986

Keith Haring, Murale sul Muro di Berlino, 1986

Quando Keith Haring venne chiamato dal Mauermuseum era già un artista famoso, e il suo arrivo a Berlino fu un evento mediatico. I suoi assistenti dipinsero il muro con una tinta gialla, e al suo arrivo Haring completò l’opera con un flusso di immagini iconiche mettendoci solo sei ore. L’artista era consapevole dell’ostacolo alla libertà rappresentato dal muro, e dipingendolo con una catena di figure umane cercò metaforicamente di distruggerlo.

7. UNA PILA DI CORONE PER JEAN-MICHEL BASQUIAT, 1988

Keith Haring, Una pila di corone per Jean-Michel Basquiat, 1987

“Prima di sapere chi fosse, sono diventato ossessionato dal lavoro di Jean-Michel Basquiat. Le cose che vedevo sui muri erano più poesia che graffiti” – disse Haring a Rolling Stones nel 1982: già un anno dopo lui e Basquiat avevano stabilito la propria presenza in gallerie negli Stati Uniti e in Europa, e sebbene non abbiano mai collaborato, rimasero amici intimi. Dopo la morte di Basquiat per overdose di eroina nel 1988, Haring scrisse il suo necrologio per Vogue e creò quest’opera in suo omaggio.

8. BOXERS (1988)

Keith Haring, Boxers, 1988

Considerata una delle sculture più influenti dell’artista, Boxers si trova di fronte al Grand Hyatt Hotel su Potsdamer Platz, a Berlino. Nonostante il nome dell’opera, le due figure raffigurate sono impegnate in un abbraccio dalla forte valenza erotica. Questa scultura esplora il rapporto tra la sessualità e la violenza, come spesso accade nel lavoro di Haring, e il ruolo della corporeità in generale.

9. ONCE UPON A TIME, 1989

Keith Haring, Once upon a time, 1989

Un invito a essere prudenti, mantenendo però una vita sessuale appagante: questo il messaggio del murale erotico realizzato nel bagno di un centro LGBTQIA a Manhattan in un solo giorno. Haring, attraverso il suo lavoro, cercava spesso di attirare l’attenzione del pubblico sulla gravità e la presenza dilagante dell’HIV e di dare voce alle persone affette da AIDS – malattia che lo uccise nel 1990.

10. RADIANT BABY, 1990

Keith Haring, Radiant baby, 1990

Forse una delle immagini più riconoscibili del lavoro di Haring (e presente in diversi murale prima che in questa tavola, dove è al suo massimo), il bambino radioso è un semplice contorno di un bambino che cammina carponi. Il messaggio è semplice ed essenziale: lo stesso Haring ha commentato che per lui questo bambino rappresenta l’innocenza giovanile, la purezza e l’energia della vita. Il bambino è in movimento, fa le sue prime mosse nel mondo ed è circondato da un bagliore caldo e confortante. Non sembra piccolo o indifeso, ma si muove con determinazione: è una visione del potenziale dell’umanità, e del buono che contiene.

11. TUTTOMONDO, 1990

Keith Haring, Tuttomondo, 1990

Keith Haring incontrò a New York un giovane studente pisano, Piergiorgio Castellani, che lo invitò a trascorrere un periodo di soggiorno nella città toscana. Qui l’artista ebbe l’idea di realizzare un murale su una grande parete esterna sul lato nord del convento di Sant’Antonio Abate. Questo enorme graffito, realizzato in soli 4 giorni, è l’ultima opera pubblica di Haring, e l’unica pensata per durare: il titolo (raro per i graffiti dell’artista) è un messaggio di speranza per il futuro.

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.