Champagne, arte e ironia. David Shrigley collabora con Ruinart

David Shrigley è l’artista scelto da Ruinart per l’edizione 2020, la cui presentazione è stata posticipata a causa della pandemia. La bottiglia e le opere da lui realizzate per l’occasione gireranno per le più importanti fiere del mondo assieme alla Maison di champagne. Lo abbiamo intervistato

David Shrigley, alla scoperta della Maison Ruinart nella Champagne
David Shrigley, alla scoperta della Maison Ruinart nella Champagne

Si intitola Unconventional Bubbles il corpus di lavori prodotto da David Shrigley (Macclesfield, UK, 1968) per Ruinart. La Maison francese produttrice di champagne, dopo Liu Bolin (2018) e Vik Muniz (2019), prosegue la sua collaborazione con grandi artisti, le cui opere e bottiglie in edizione limitata diventano per un anno protagoniste di esposizioni all’interno delle fiere d’arte di tutto il mondo. L’artista britannico, conosciuto per il suo inconfondibile stile ironico e dissacrante, ha reinterpretato il mondo Ruinart attraverso un insieme di 36 disegni e gouaches, tre neon, due ceramiche e una porta. Durante il periodo trascorso a stretto contatto con gli enologi della Maison (a Reims, nelle campagne francesi) ha assistito a ogni processo di produzione e di vinificazione, facendosi testimone dell’importanza del ruolo di ogni elemento della natura – fino a quelli microscopici – nella creazione dello champagne. Infine, ha disegnato un’opera in edizione limitata per fare da sfondo a un jeroboam di Blanc de Blancs: ognuna delle 30 coffret è numerata e firmata dall’artista, corredata da una scacchiera per dama, che fa riferimento a uno dei suoi disegni. Di questo viaggio nel gusto, nell’arte, nella natura e nella creazione dello champagne, ce ne ha parlato in questa intervista.

Grazie alla Maison Ruinart, sei rimasto particolarmente affascinato dall’antica arte della produzione dello champagne.
La vita di un artista è spesso piuttosto solitaria. Passo la maggior parte del mio tempo da solo in studio; perciò, intraprendere un progetto che mi richiede di fare qualcosa di completamente diverso, è un dono. Ogni collaborazione è un’opportunità per imparare qualcosa, per vedere il mio lavoro attraverso gli occhi di qualcun altro, in modo diverso. Durante la mia visita a Ruinart ho passato un po’ di tempo nelle crayères [cave sotterranee in gesso in cui viene conservato e creato lo champagne, ndr], è stato davvero interessante visitarle con Frédéric Panaiotis, enologo responsabile della produzione dello champagne.

Cosa ti ha sorpreso maggiormente del tuo soggiorno a Reims?
Ho avuto un paio di giorni per intagliare dei rilievi nelle pareti delle crayères: una lavatrice, alcuni uomini delle caverne, un dinosauro, sono emerse forme piuttosto rozze. Ho avuto l’ispirazione sul posto, non avevo un piano, è stato totalmente inaspettato in un certo senso! Ci sono numerosi graffiti di questo tipo nelle vaste grotte in gesso. Ho aggiunto alcune incisioni alle centinaia già presenti. Ad esempio, ho trovato le iniziali “P.H.” incise sulla parete e ho aggiunto alcune lettere per ottenere la parola “metamorphosis”.

La tradizione che sta dietro alla produzione dello champagne è anch’essa un’arte secondo il tuo punto di vista?
Prima di visitare Reims, sapevo che mi piaceva lo champagne. Ma non sapevo molto sullo champagne. Questa collaborazione mi ha dato l’opportunità di imparare qualcosa sul complesso processo di produzione e di creare un’arte che lo racconta. È un vero e proprio viaggio di scoperta; e infatti, ho scoperto che fare lo champagne è un’arte e è affatto non facile.

Dicci di più…
C’è una certa magia in questo procedimento, in cui i microrganismi generano le bollicine, l’elemento più caratterizzante dello champagne. Mi piace l’idea di qualcosa che prende forma dal nulla, che debba essere tenuto nell’oscurità e che tutte queste cose debbano accadere in assenza di luce, all’interno di una grotta che si trova sotto terra.

All’interno di questa collaborazione con la Maison Ruinart, hai anche voluto richiamare l’attenzione sull’importanza di preservare il nostro pianeta e l’ambiente naturale. Come sei riuscito a esprimere questo messaggio attraverso le tue opere?
Visitando Reims e parlando con Frédéric Panaïotis e il suo team della produzione di champagne, ho davvero compreso come anche le più piccole variazioni nella natura e in particolare nel tempo possano avere un impatto così grande sullo champagne che beviamo. E quanto sia difficile gestire questa situazione!

Ad esempio?
Girando per le vigne, ci si rende conto che, anche nel raggio di mezzo chilometro, qualche uva si può rovinare in una sera, in una notte, (ad esempio a causa delle gelate), mentre qualcun’altra può sopravvivere. Le mie opere sembrano andare in molte direzioni diverse, ma c’è un filo comune in esse, un messaggio globale.

Tornando al tema della tutela dell’ambiente…
Il messaggio delle opere realizzate ruota attorno al fatto che tutti dobbiamo essere consapevoli dell’ambiente e assumerci le nostre responsabilità. Ci sono alcuni di noi che sembrano non volersi prendere questa responsabilità o non essere onesti su quello che sta succedendo. Penso che sia compito dell’artista cercare di dire la verità senza nascondersi. Non mi considero un artista particolarmente politico. Ma poi, di nuovo, siamo tutti politici in una certa misura perché coabitiamo sullo stesso pianeta. La definizione di politica è dover scendere a compromessi perché si vive con altre persone. Dobbiamo scendere a compromessi per supportare le esigenze del pianeta. D’ora in poi sarà sempre così, credo.

Tutti i disegni: David Shrigley, Senza titolo, 2019, acrilico su carta, 76 × 56 cm Questi disegni di David Shrigley mostrano la sua interpretazione delle diverse fasi del processo di produzione della Maison Ruinart e dei problemi di carattere ambientale.
Tutti i disegni: David Shrigley, Senza titolo, 2019, acrilico su carta, 76 × 56 cm. Questi disegni di David Shrigley mostrano la sua interpretazione delle diverse fasi del processo di produzione della Maison Ruinart e dei problemi di carattere ambientale.

E come sei riuscito a fare dell’ironia anche sullo champagne?
L’umorismo, a volte nero o assurdo, è chiaramente un elemento di tensione in molti dei miei disegni e altre opere d’arte. La gente tende a vederlo come umorismo tipicamente “British”. Per me è un modo per mettere in discussione una realtà o una data situazione e si riflette sulle cose che sento e che vedo.

E pensi che questo tuo atteggiamento sia cambiato nel corso degli anni?
Anni fa volevo far capire che il mio lavoro era solo incidentalmente divertente e che stavo cercando di essere profondo; l’ironia, insomma, era solo una faccia della medaglia. Con il passare degli anni, invece, ho capito che l’ironia è molto importante. Il problema è che poi le persone si aspettano che tu sia sempre divertente. Ci tengo a sottolineare che non sono un comico, bensì un artista! Ad ogni modo, l’ironia è uno strumento davvero speciale e sublime. È come lanciare una secchiata d’acqua gelata…

E in che modo tutto questo ha a che fare con Ruinart?
Con questa collaborazione ho cercato di portare l’umorismo nel mondo dello champagne, una sorta di serio divertimento. Le opere d’arte sono state create prima del Covid e ora alcune di esse risuonano in modo molto diverso.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.