Through a day: il progetto di Giovanni Ozzola sulle lunette del Ristorante Cracco di Milano

Un muro di cemento e una spiaggia al tramonto: l’artista toscano crea un trompe-l’oeil di sapore poetico ed esistenziale che si staglia sull’architettura della Galleria Vittorio Emanuele di Milano.

Galleria Cracco Giovanni Ozzola, Through a day ph Carmine Conte
Galleria Cracco Giovanni Ozzola, Through a day ph Carmine Conte

Siamo giunti al quarto appuntamento della Galleria Cracco, il progetto ideato dal noto chef Carlo Cracco e sua moglie Rosa Fanti, il quale trasforma le lunette esterne del ristorante – nella lussuosa Galleria Vittorio Emanuele di Milano – in una vetrina in grado di promuovere validi artisti italiani del momento. Dopo gli occhi di Patrick Tuttofuoco, la tavolata dei Masbedo e il ritratto di Goldschmied & Chiari ora tocca all’artista toscano Giovanni Ozzola (Firenze, 1982), che trasforma il piccolo spazio espositivo in una finestra per guardare l’altrove. Come sempre in collaborazione con SkyArte (che cura i contenuti) e l’agenzia di comunicazione Paridevitale, questa volta il progetto Through a day si avvale anche di un’altra importante partnership: quella di Artissima che sta ultimando le sue preparazioni (dall’1 al 3 novembre) come Guest Curator del progetto. Avevamo visto il marchio coinvolto nel Campari Art Prize, con opere allestite recentemente alla Galleria Campari, a testimonianza di un impegno culturale della fiera torinese che si è ormai esteso ben al di là dei suoi confini geografici e delle date dell’art week.

GIOVANNI OZZOLA DA CRACCO

Through a day sfrutta le lunette del Ristorante Cracco per creare un curioso effetto tromp l’oeil ottenuto per mezzo della fotografia e della retroilluminazione: in primo piano, un muro di cemento grigio segnato da graffiti, si contrappone con il tramonto sul mare che appare al centro. È la scena che si scorge dallo studio dell’artista – luogo in cui sono avvenuti gli scatti – affacciandosi verso l’esterno: un movimento di apertura che nella poetica di Ozzola diviene qualcosa di molto più profondo e radicale. “La struttura Neorinascimentale della Galleria Vittorio Emanuele è un passaggio, sia fisico che simbolico: protetti dalla storia non solo architettonica del luogo ci confrontiamo con il nostro presente sospeso tra armonia e contrasto come nella cucina di Carlo Cracco” spiega l’artista. “Il nostro individuale cammino, il susseguirsi dei giorni legati ad una storia che tocca ciascuno andando oltre il singolo individuo. Il segno lasciato come graffito afferma l’esistenza del singolo, ma la parete colma di segni diventa la mappa che racconta un luogo e un tempo”.

-Giulia Ronchi

Milano // fino a aprile 2020
Giovanni Ozzola, Through a day
Galleria Cracco By Sky Arte
Ristorante Cracco
Galleria Vittorio Emanuele

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.