Vivere in gravina. Matera raccontata da chi la attraversa tutti i giorni

La nostra rubrica Giro d’Italia – che racconta il Paese tappa dopo tappa, con parole e immagini raccolte da Emilia Giorgi – arriva a Matera, cuore culturale della Basilicata e antichissimo centro abitato. Ce ne parla Valerio Rocco Orlando, artista e fondatore della Scuola dei Sassi

Il mattino nella Murgia comincia prima dell’alba. Da quando i sentieri principali vengono attraversati da visitatori provenienti da tutto il mondo, preferisco camminare con il cielo ancora grigio e l’umidità della notte aggrappata alle pietre. A quest’ora il paesaggio appartiene al silenzio e si percepisce l’essenza della gravina.

Pierangelo Laterza, Mater(i)a, 2019 , Matera, Murgia, Giro d'Italia
Pierangelo Laterza, Mater(i)a, 2019, Courtesy l’autore

Il Villaggio Neolitico di Murgia Timone

La prima tappa è il Villaggio Neolitico di Murgia Timone, uno dei più importanti insediamenti trincerati dell’Italia meridionale, databile tra il VI e il III millennio avanti Cristo. Arrivarci presto è necessario: le fosse scavate nella roccia calcarenitica emergono lentamente dalla penombra e sembrano riapparire insieme alla luce del giorno. Si distinguono ancora i solchi difensivi, le basi delle capanne e le cisterne utilizzate per raccogliere l’acqua piovana, risorsa fondamentale in un territorio povero di sorgenti.

Matera e i suoi antichi insediamenti

Da qui proseguo verso Jazzo Gattini lungo antichi tratturi della pastorizia transumante. Gli jazzi, costruzioni rurali in pietra a secco destinate al ricovero delle greggi, raccontano una civiltà agro-pastorale rimasta quasi immutata fino alla metà del Novecento. In primavera domina l’odore del timo selvatico, d’estate quello dell’erba secca. Seguendo il percorso passo accanto a numerose cavità naturali ampliate dall’uomo nel corso dei secoli. Molte furono abitate già in età protostorica, ma tra il IX e il XIII Secolo la gravina si popolò soprattutto di comunità monastiche di tradizione bizantina, giunte in Lucania anche dopo le lotte iconoclaste dell’Impero d’Oriente.

Chiese scavate nella roccia

Le chiese rupestri disseminate lungo i costoni rocciosi testimoniano la presenza religiosa orientale nell’Italia meridionale medievale. Per raggiungere la Madonna delle Tre Porte bisogna seguire una traccia stretta quasi nascosta tra le pietre. La chiesa deve il suo nome ai tre ingressi originari e conserva una struttura scavata nella roccia con navate, pilastri e absidi ricavate direttamente nel banco calcarenitico. Gli affreschi superstiti, databili tra il XII e il XVII Secolo, mostrano una forte influenza bizantina: si riconoscono la Deesis con Cristo tra la Vergine e San Giovanni Battista, una Madonna del Melograno e scene dell’Annunciazione. Sui pilastri sono visibili croci graffite lasciate nei secoli dai pellegrini e dai pastori che attraversavano la regione. Poco più avanti, nella chiesa rupestre di San Falcione, si riconoscono nicchie liturgiche, resti di iconostasi e tracce di affreschi bizantini: uno dei tratti più affascinanti del percorso, perché il panorama si apre e il sole illumina le pareti calcaree facendole diventare dorate. In quei minuti tutto sembra immobile. Si sente soltanto il vento che risale dal fondo del canyon.

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Pierangelo Laterza, Mater(i)a, 2019, Courtesy l’autore

Attraversare la gravina di Matera

Con il passare delle ore il paesaggio muta insieme ai rumori che iniziano ad arrivare dalla città. La discesa verso il ponte tibetano richiede attenzione: alcune pietre sono lisce e consumate dall’acqua, altre si muovono sotto il peso del corpo. Anche questo fa parte della Murgia, che obbliga sempre a camminare con lentezza e concentrazione. Sul fondo il ponte compare tra le pareti rocciose sospeso sopra il torrente. Attraversarlo ora è completamente diverso rispetto alle ore centrali della giornata. Le assi di legno sono ancora fredde e il vento porta odore di terra umida e vegetazione selvatica. Da lì si percepisce chiaramente il contrasto tra il paesaggio naturale appena attraversato e i segni della presenza umana oltre la gravina. Quando raggiungo la Scuola dei Sassi, la giornata ormai è iniziata. Aprono le attività, si alzano le voci, si sentono i mezzi delle lavanderie che riforniscono alberghi e affittacamere. Le strade silenziose si riempiono di persone. È allora che comprendo quanto sia importante attraversare la Murgia al risveglio del mattino: prima che la città ridiventi viva, il paesaggio si racconta attraverso il silenzio, la pietra e il ritmo lento del cammino.

Valerio Rocco Orlando

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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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