Ecco come a Matera un ex cinema è diventato sede dell’Archivio di Stato. Intervista al direttore

Nella Città dei Sassi un edificio nato per proiettare storie oggi le conserva e le valorizza per produrre nuove visioni. Pietro Sannelli, il direttore, ci racconta la storia dell’Archivio di Stato, luogo di creazione e promozione culturale oltre che di tutela e conservazione Prima che tra queste mura si conservassero documenti, mappe, atti e testimonianze del passato, qui si veniva per guardare un film, incontrarsi, ballare. Parliamo dell’ex Cinema Quinto di Matera che, nato nel 1954 da un progetto di Primo Egi, era uno dei luoghi iconici dello spettacolo e dell’intrattenimento nella città nel secondo Dopoguerra. Funzione destinata a terminare tra gli Anni Settanta e Ottanta, quando, con la crisi cinematografica e altre vicende cittadine, l’edificio venne ripensato per accogliere una funzione completamente diversa, diventando nel 1988, dopo un intervento di ristrutturazione, la sede dell’Archivio di Stato. Dallo schermo ai documenti, storia della sede dell’Archivio di Stato a Matera Un cambio di destinazione d’uso con cui il palazzo è passato dall’essere adibito alla proiezione di storie immaginate (i film), alla conservazione di vicende e memorie realmente accadute. Passaggio significativo che, rifunzionalizzandolo, ha trasformato lo stabile in contenitore di memorie tramandate, oltre che dai documenti, anche dalla sua stessa storia. Così, per comprendere cosa significhi oggi custodire la memoria in un edificio nato per tutt’altro scopo, abbiamo incontrato il direttore dell’Archivio di Stato di Matera Pietro Sannelli. Intervista a Pietro Sannelli, direttore dell’Archivio di Stato di Matera Dal 2022, anno della sua nomina, quale percorso ha intrapreso l’Archivio di Stato di Matera e quale ruolo riveste all’interno della comunità? Il primo anno è stato conoscitivo, i problemi erano tanti. Uscivamo dalla pandemia, il personale era pochissimo e con affanno si riprendevano le attività. L’Archivio di Stato di Matera era abbastanza conosciuto e accessibile ma noi volevamo che rivestisse un ruolo attivo all’interno della comunità, che non fosse visto solo come un luogo di conservazione della memoria, ma anche come un’istituzione culturale al servizio dei cittadini. Così abbiamo lavorato per rendere sempre più accessibili le fonti, aprendo l’Archivio alla città attraverso mostre, incontri, presentazioni, visite e iniziative culturali, con l’idea di costruire un luogo accogliente, nel quale il documento non rimanga chiuso nel deposito ma diventi occasione di conoscenza e partecipazione. Un passaggio decisivo è stata l’acquisizione della sede… L’acquisizione dell’immobile si è conclusa nel 2026, dopo un lungo percorso. Ed è stato un passo importante, infatti ne abbiamo raccontato la storia in una mostra dedicata all’edificio, che in origine era il famoso Cinema Quinto, di proprietà dei fratelli Quinto. Oggi l’immobile è stato adattato a sede e deposito dell’Archivio, senza alterarne la struttura, ma sfruttandone al meglio gli spazi e creando condizioni adeguate alla conservazione e alla fruizione del patrimonio. Di ciò va dato atto alla visione della dott.ssa Manupelli. La visita del Ministro della Cultura Alessandro Giuli del 6 luglio che significato ha avuto per l’Archivio e per il percorso intrapreso negli ultimi anni? È stata una grande sorpresa; si è trattato di una visita riservata, organizzata in appena 48 ore. Per noi ha rappresentato una preziosa occasione per far conoscere direttamente lo stato dell’immobile e il percorso intrapreso dall’Archivio in questi anni. È stata anche motivo di grande soddisfazione per la professionalità dimostrata dal personale, che ha accolto il Ministro con grande garbo istituzionale, disponibilità e competenza. Conservazione, ricerca e valorizzazione sembrano essere inseparabili. Come può l’Archivio contribuire a una nuova conoscenza di Matera e del suo territorio? Conservazione e produzione di conoscenza sono strettamente legate. L’Archivio conserva le fonti, ma il loro valore si esprime pienamente quando vengono studiate, interpretate e messe in relazione tra loro. Questo è particolarmente importante per Matera, città la cui storia recente è stata profondamente riletta e trasformata. La documentazione consente di confrontare le diverse narrazioni con le testimonianze del passato, senza pretendere di offrire una verità unica, ma ponendo domande in linea con la complessità della storia. Il patrimonio dell’Archivio di Stato di Matera è particolarmente ricco grazie alle donazioni di numerose famiglie. I fondi dei Mazzarone, Gattini, Padula, Malvinni Malvezzi, Ridola e di molti altri restituiscono uno spaccato ampio della storia e del territorio materano. Sono documenti che possono interessare gli specialisti, ma anche offrire spunti e curiosità a un pubblico più ampio. Che ruolo potrebbe avere l’archivio nella formazione delle nuove generazioni? Il rapporto con le scuole è uno degli ambiti sui quali puntiamo a investire maggiormente. I ragazzi non dovrebbero essere solo visitatori occasionali, ma protagonisti di esperienze di ricerca. Attraverso laboratori e percorsi costruiti con gli insegnanti potrebbero imparare a leggere una fonte, interpretarla, confrontarla con altre e ricostruire una vicenda della storia del territorio. A Matera le possibilità sono straordinarie: dai Sassi alle trasformazioni urbanistiche e sociali, dalla vita quotidiana alle famiglie e alle attività economiche. L’Archivio ha le potenzialità per diventare uno strumento di educazione alla memoria, al patrimonio e alla cittadinanza, per sviluppare consapevolezza e capacità critica. Le nuove tecnologie potrebbero contribuire a rendere il patrimonio più accessibile? Certo, la digitalizzazione è fondamentale. L’archivio fisico e quello digitale sono due dimensioni complementari dello stesso patrimonio. Il digitale permette di superare i limiti geografici, rendendo le fonti accessibili anche a chi si trova lontano da Matera e di ampliare la conoscenza attraverso inventari, riproduzioni, percorsi tematici e mostre virtuali. Non deve però sostituire l’Archivio come luogo fisico di conservazione, ricerca e incontro. Digitalizzazione e conservazione si equivalgono? Direi di no, per quanto utile la digitalizzazione non coincide con la conservazione: gli originali restano il patrimonio da tutelare, mentre le copie digitali facilitano l’accesso e possono ridurre la necessità di movimentarli. La sfida è quindi creare continuità tra spazio fisico e digitale, affinché entrambi contribuiscano a conservare, rendere accessibile e valorizzare la memoria documentaria di Matera e del territorio. Matera è un’importante meta culturale e turistica, qual è il ruolo dell’Archivio in quest’ambito? L’importante ruolo dell’Archivio in questo frangente deriva dalle fonti che conserva, essenziali per andare oltre l’immagine più consumata della città e comprenderne la storia nella sua complessità. Mostre documentarie, percorsi tematici, visite guidate e incontri rivolti anche ai non specialisti, possono raccontare la trasformazione urbana, i Sassi, le attività economiche, la vita quotidiana e le vicende delle comunità. È importante inoltre fare rete con le altre istituzioni culturali e turistiche. L’obiettivo non è soltanto aumentare i visitatori, ma trasformare la visita in un’esperienza autentica di conoscenza della città. Come instaurare un dialogo con il contemporaneo? Diventando uno spazio di ricerca e confronto, in cui i materiali storici vengono messi in relazione con temi e linguaggi del presente. Fotografie, manoscritti, progetti, planimetrie e altri materiali possono essere riletti attraverso l’arte contemporanea, la fotografia, il design, il cinema, l’architettura e le pratiche curatoriali. Non un deposito chiuso sul passato, dunque, ma un luogo aperto a nuovi immaginari e visioni che trasformano i documenti in materiali attivi di ricerca e progettazione culturale, capaci di stimolare domande, interpretazioni e progetti. Quanto è importante la collaborazione con le altre istituzioni del territorio? Fare rete è fondamentale, perché l’Archivio deve essere un punto di connessione tra memoria, ricerca, formazione e territorio. In questi anni abbiamo collaborato con il Museo Nazionale di Matera e con la Soprintendenza ABAP di Potenza, oltre che con università, scuole, musei, biblioteche, istituzioni e associazioni locali. Da queste sinergie sono nate visite guidate, presentazioni di libri, incontri con artisti e mostre di importante valore interdisciplinare e culturale, anche di rilievo nazionale e internazionale. L’obiettivo è consolidare una rete stabile di relazioni e competenze, capace di accompagnare la crescita dell’Archivio. Anche i lavori in corso nel piano interrato, che consentiranno di ampliare la documentazione custodita e rafforzare le attività di valorizzazione, vanno in questa direzione. Per concludere, quali sono le principali sfide per il futuro? Far percepire l’Archivio come un’istituzione culturale aperta e non come luogo destinato agli specialisti. Questo significa lavorare su accoglienza, comunicazione e capacità di raccontare il patrimonio attraverso linguaggi diversi. In sintesi penso che il futuro risieda nella capacità di conservare e innovare per aprirsi sempre di più alla comunità. Perché la tutela del patrimonio è essenziale ma la sua valorizzazione e la capacità di generare conoscenza e partecipazione lo sono altrettanto

Prima che tra queste mura si conservassero documenti, mappe, atti e testimonianze del passato, qui si veniva per guardare un film, incontrarsi, ballare. Parliamo dell’ex Cinema Quinto di Matera che, nato nel 1954 da un progetto di Primo Egi, era uno dei luoghi iconici dello spettacolo e dell’intrattenimento nella città nel secondo Dopoguerra. Funzione destinata a terminare tra gli Anni Settanta e Ottanta, quando, con la crisi cinematografica e altre vicende cittadine, l’edificio venne ripensato per accogliere una funzione completamente diversa, diventando nel 1988, dopo un intervento di ristrutturazione, la sede dell’Archivio di Stato.

Ritratto di Pietro Sannelli, 2026. Ph: Antonello Di Gennaro
Ritratto di Pietro Sannelli, 2026. Ph: Antonello Di Gennaro

Dallo schermo ai documenti, storia della sede dell’Archivio di Stato a Matera

Un cambio di destinazione d’uso con cui il palazzo è passato dall’essere adibito alla proiezione di storie immaginate (i film), alla conservazione di vicende e memorie realmente accadute. Passaggio significativo che, rifunzionalizzandolo, ha trasformato lo stabile in contenitore di memorie tramandate, oltre che dai documenti, anche dalla sua stessa storia. Così, per comprendere cosa significhi oggi custodire la memoria in un edificio nato per tutt’altro scopo, abbiamo incontrato il direttore dell’Archivio di Stato di Matera Pietro Sannelli.

Intervista a Pietro Sannelli, direttore dell’Archivio di Stato di Matera

Dal 2022, anno della sua nomina, quale percorso ha intrapreso l’Archivio di Stato di Matera e quale ruolo riveste all’interno della comunità?
Il primo anno è stato conoscitivo, i problemi erano tanti. Uscivamo dalla pandemia, il personale era pochissimo e con affanno si riprendevano le attività. L’Archivio di Stato di Matera era abbastanza conosciuto e accessibile ma noi volevamo che rivestisse un ruolo attivo all’interno della comunità, che non fosse visto solo come un luogo di conservazione della memoria, ma anche come un’istituzione culturale al servizio dei cittadini. Così abbiamo lavorato per rendere sempre più accessibili le fonti, aprendo l’Archivio alla città attraverso mostre, incontri, presentazioni, visite e iniziative culturali, con l’idea di costruire un luogo accogliente, nel quale il documento non rimanga chiuso nel deposito ma diventi occasione di conoscenza e partecipazione.

Un passaggio decisivo è stata l’acquisizione della sede…
L’acquisizione dell’immobile si è conclusa nel 2026, dopo un lungo percorso. Ed è stato un passo importante, infatti ne abbiamo raccontato la storia in una mostra dedicata all’edificio, che in origine era il famoso Cinema Quinto, di proprietà dei fratelli Quinto. Oggi l’immobile è stato adattato a sede e deposito dell’Archivio, senza alterarne la struttura, ma sfruttandone al meglio gli spazi e creando condizioni adeguate alla conservazione e alla fruizione del patrimonio. Di ciò va dato atto alla visione della dott.ssa Manupelli.

La visita del Ministro della Cultura Alessandro Giuli del 6 luglio che significato ha avuto per l’Archivio e per il percorso intrapreso negli ultimi anni?
È stata una grande sorpresa; si è trattato di una visita riservata, organizzata in appena 48 ore. Per noi ha rappresentato una preziosa occasione per far conoscere direttamente lo stato dell’immobile e il percorso intrapreso dall’Archivio in questi anni. È stata anche motivo di grande soddisfazione per la professionalità dimostrata dal personale, che ha accolto il Ministro con grande garbo istituzionale, disponibilità e competenza.

Conservazione, ricerca e valorizzazione sembrano essere inseparabili. Come può l’Archivio contribuire a una nuova conoscenza di Matera e del suo territorio?
Conservazione e produzione di conoscenza sono strettamente legate. L’Archivio conserva le fonti, ma il loro valore si esprime pienamente quando vengono studiate, interpretate e messe in relazione tra loro. Questo è particolarmente importante per Matera, città la cui storia recente è stata profondamente riletta e trasformata. La documentazione consente di confrontare le diverse narrazioni con le testimonianze del passato, senza pretendere di offrire una verità unica, ma ponendo domande in linea con la complessità della storia. Il patrimonio dell’Archivio di Stato di Matera è particolarmente ricco grazie alle donazioni di numerose famiglie. I fondi dei Mazzarone, Gattini, Padula, Malvinni Malvezzi, Ridola e di molti altri restituiscono uno spaccato ampio della storia e del territorio materano. Sono documenti che possono interessare gli specialisti, ma anche offrire spunti e curiosità a un pubblico più ampio.

Che ruolo potrebbe avere l’archivio nella formazione delle nuove generazioni?
Il rapporto con le scuole è uno degli ambiti sui quali puntiamo a investire maggiormente. I ragazzi non dovrebbero essere solo visitatori occasionali, ma protagonisti di esperienze di ricerca. Attraverso laboratori e percorsi costruiti con gli insegnanti potrebbero imparare a leggere una fonte, interpretarla, confrontarla con altre e ricostruire una vicenda della storia del territorio. A Matera le possibilità sono straordinarie: dai Sassi alle trasformazioni urbanistiche e sociali, dalla vita quotidiana alle famiglie e alle attività economiche. L’Archivio ha le potenzialità per diventare uno strumento di educazione alla memoria, al patrimonio e alla cittadinanza, per sviluppare consapevolezza e capacità critica.

Le nuove tecnologie potrebbero contribuire a rendere il patrimonio più accessibile?
Certo, la digitalizzazione è fondamentale. L’archivio fisico e quello digitale sono due dimensioni complementari dello stesso patrimonio. Il digitale permette di superare i limiti geografici, rendendo le fonti accessibili anche a chi si trova lontano da Matera e di ampliare la conoscenza attraverso inventari, riproduzioni, percorsi tematici e mostre virtuali. Non deve però sostituire l’Archivio come luogo fisico di conservazione, ricerca e incontro.

Digitalizzazione e conservazione si equivalgono?
Direi di no, per quanto utile la digitalizzazione non coincide con la conservazione: gli originali restano il patrimonio da tutelare, mentre le copie digitali facilitano l’accesso e possono ridurre la necessità di movimentarli. La sfida è quindi creare continuità tra spazio fisico e digitale, affinché entrambi contribuiscano a conservare, rendere accessibile e valorizzare la memoria documentaria di Matera e del territorio.

Matera è un’importante meta culturale e turistica, qual è il ruolo dell’Archivio in quest’ambito?
L’importante ruolo dell’Archivio in questo frangente deriva dalle fonti che conserva, essenziali per andare oltre l’immagine più consumata della città e comprenderne la storia nella sua complessità. Mostre documentarie, percorsi tematici, visite guidate e incontri rivolti anche ai non specialisti, possono raccontare la trasformazione urbana, i Sassi, le attività economiche, la vita quotidiana e le vicende delle comunità. È importante inoltre fare rete con le altre istituzioni culturali e turistiche. L’obiettivo non è soltanto aumentare i visitatori, ma trasformare la visita in un’esperienza autentica di conoscenza della città.

Come instaurare un dialogo con il contemporaneo?
Diventando uno spazio di ricerca e confronto, in cui i materiali storici vengono messi in relazione con temi e linguaggi del presente. Fotografie, manoscritti, progetti, planimetrie e altri materiali possono essere riletti attraverso l’arte contemporanea, la fotografia, il design, il cinema, l’architettura e le pratiche curatoriali. Non un deposito chiuso sul passato, dunque, ma un luogo aperto a nuovi immaginari e visioni che trasformano i documenti in materiali attivi di ricerca e progettazione culturale, capaci di stimolare domande, interpretazioni e progetti.

Quanto è importante la collaborazione con le altre istituzioni del territorio?
Fare rete è fondamentale, perché l’Archivio deve essere un punto di connessione tra memoria, ricerca, formazione e territorio. In questi anni abbiamo collaborato con i Musei Nazionali di Matera e con la Soprintendenza ABAP di Potenza, oltre che con università, scuole, musei, biblioteche, istituzioni e associazioni locali. Da queste sinergie sono nate visite guidate, presentazioni di libri, incontri con artisti e mostre di importante valore interdisciplinare e culturale, anche di rilievo nazionale e internazionale. L’obiettivo è consolidare una rete stabile di relazioni e competenze, capace di accompagnare la crescita dell’Archivio. Anche i lavori in corso nel piano interrato, che consentiranno di ampliare la documentazione custodita e rafforzare le attività di valorizzazione, vanno in questa direzione.

Per concludere, quali sono le principali sfide per il futuro?
Far percepire l’Archivio come un’istituzione culturale aperta e non come luogo destinato agli specialisti. Questo significa lavorare su accoglienza, comunicazione e capacità di raccontare il patrimonio attraverso linguaggi diversi. In sintesi penso che il futuro risieda nella capacità di conservare e innovare per aprirsi sempre di più alla comunità. Perché la tutela del patrimonio è essenziale, ma la sua valorizzazione e la capacità di generare conoscenza e partecipazione lo sono altrettanto.

Carla Cantore

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