E ora istituiamo la Biennale dell’arte vivente italiana

Sono molte le iniziative dedicate alla produzione artistica italiana, ma non esiste ancora un appuntamento “fisso”, che possa diventare un punto di riferimento su scala nazionale. Perché non crearlo, dando visibilità e lavoro anche alle piccole realtà del territorio?

Diego Marcon. La miserabile, exhibition view at La Triennale di Milano 2018 © La Triennale di Milano, photo Gianluca Di Ioia
Diego Marcon. La miserabile, exhibition view at La Triennale di Milano 2018 © La Triennale di Milano, photo Gianluca Di Ioia

È recente l’istituzione di un percorso espositivo internazionale, Cantica 21, che ha visto la collaborazione del Ministero della Cultura e del Ministero per gli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, sviluppato con l’obiettivo di sostenere la produzione di artisti emergenti (o già affermati) esponendone le opere negli Istituti Italiani di Cultura all’estero.
Una iniziativa che risale a qualche anno fa è la proposta provocatoria di Vittorio Sgarbi di includere, all’interno del Padiglione Italia della Biennale di Venezia, l’intera produzione italiana. Ancora meno recente, infine, un’altra iniziativa (Gemine Muse) realizzata dal GAI – Giovani Artisti Italiani, nella quale giovani artisti dialogavano, mediante propri lavori, con opere presenti nei musei delle numerose città che aderivano al progetto.

Giulia Cenci, Marine snow (scuro scuro) #2, 2020
Giulia Cenci, Marine snow (scuro scuro) #2, 2020

UN’OPPORTUNITÀ PER GLI ARTISTI EMERGENTI

Coniugando le aspirazioni di queste iniziative, si potrebbe definire un progetto nuovo che, partendo da quanto realizzato, definisca un inedito appuntamento dedicato alla nostra produzione artistica. Una strada possibile sarebbe la creazione di un appuntamento biennale dedicato ad artisti emergenti o pre-emergenti che si distribuisca sull’intero territorio nazionale, guidato da un soggetto (sia esso pubblico, privato, o, si spera, una partnership tra tali soggetti) che coordini a livello centrale tutte le esposizioni locali, ciascuna delle quali affidata a team di professionisti del mondo dell’arte.
A ciascun Comune partecipante verrebbe affidato un team composto da curatori, museografi, tecnici e un team di comunicazione e creazione di servizi aggiuntivi (visite guidate), che, coordinando le proprie attività a livello nazionale, possano realizzare una mostra selezionando gli artisti che, a livello centrale, propongono le proprie candidature.
Ovvio che un evento di queste dimensioni richieda quantomeno una durata annuale, così da consentire ai cittadini di qualsiasi territorio del nostro Paese di fruire una mostra d’arte nelle istituzioni a loro più vicine: il proprio Comune, i Comuni limitrofi, ecc.
Piccoli musei, piccoli Comuni, giovani curatori, giovani artisti. Uno scenario completo e variegato dell’arte in Italia: non necessariamente “contemporanea” ma sicuramente “vivente”.

“Il nostro mercato dell’arte, per quanto molti lo difendano con forza, ha forse bisogno di uno shock che modifichi gli assetti in atto”

Chiaramente una struttura di questo tipo non può autosostenersi attraverso gli introiti dei biglietti, ma può intercettare molte opportunità di finanziamento, sia di tipo pubblico, sia, e soprattutto, di soggetti privati coinvolti nel mercato dell’arte.  Da tale evento, infatti, emergerebbero in modo chiaro network di professionisti (curatori, grafici,) e rapporti virtuosi tra artisti e gallerie d’arte, che troverebbero così una sorta di catalogo generale da cui scegliere gli artisti su cui investire negli anni successivi.
Una così vasta produzione consentirebbe, inoltre, di creare nuovi modelli di coinvolgimento della cittadinanza: la presenza di artisti emergenti e pre-emergenti consentirebbe di adottare iniziative di comunicazione e promozione meno istituzionalizzate e il coinvolgimento di tanti Comuni ben si coniuga con l’attenzione ai territori minori che attualmente conosce un periodo di grande favore. L’Italia non è così grande da rendere impossibile un’attività di questo tipo e la nostra produzione artistica vivente non potrebbe che trarre benefici da un tale progetto. Perché il nostro mercato dell’arte, per quanto molti lo difendano con forza, ha forse bisogno di uno shock che modifichi gli assetti in atto: una iniziativa di questo tipo, se ben sviluppata e ben gestita, avrebbe tutte le carte in regola per introdurre novità nell’ambito della produzione e fruizione culturale.

Stefano Monti

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #27

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.