A seguito delle critiche di Vittorio Sgarbi ad una mostra d’arte contemporanea nel Parco di Segesta, il presidente della Regione Nello Musumeci ha chiesto la fine ad ogni contaminazione tra le arti nelle aree archeologiche. L’assessore china il capo ed esegue

Ricordate la mostra Nella natura come nella mente, il primo intervento di arte contemporanea organizzato al Parco Archeologico di Segesta reso possibile dalla Fondazione Merz lo scorso 13 aprile? Ben presto non sarà più visibile, nonostante la mostra fosse aperta fino a novembre: per ordine del presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci le opere di Mario Merz, Costas Varotsos e Ignazio Mortellaro saranno rimosse e la mostra chiusa, nonostante gli ottimi numeri di Pasqua e Pasquetta. La giustificazione, giunta dopo l’attacco di Vittorio Sgarbi che ha definito tutta l’operazione una “mostruosità” – pur avendola vista solo in foto – è la seguente: “La sacralità laica dei nostri Parchi archeologici non ammette contaminazioni di altre iniziative culturali, per quanto dettate da buoni propositi. Ho chiesto all’assessore Samonà di diramare un atto di indirizzo affinché i direttori dei Parchi si attengano a valutazioni omogenee. Intanto, l’allestimento artistico attualmente ospitato a Segesta va spostato in altro luogo”. Eppure sono cinquant’anni che la coesistenza tra l’arte contemporanea e l’arte antica è ormai normalità auspicata, fattore fondamentale (e quasi scontato in un Paese come il nostro ricchissimo di entrambe), senza bisogno di alcuna forma di censura preventiva o di una qualche valutazione se non basata sulla qualità degli interventi.

NIENTE PIÚ ARTE CONTEMPORANEA NEI PARCHI SENZA L’APPROVAZIONE REGIONALE

Stando al provvedimento già firmato dall’assessore siciliano ai Beni culturali Alberto Samonà – che ha inaugurato la stessa opera meno di due settimane fa – ogni allestimento di arte contemporanea che si debba realizzare in aree e Parchi archeologici dovrà essere preceduto dalla presentazione di un dettagliato progetto espositivo da “sottoporre alla preliminare autorizzazione dipartimentale“. Samonà, scrive, “pur non essendo, in via generale, contrario a questi allestimenti, ritiene che gli stessi debbano essere sempre complementari rispetto al contesto nel quale vengono impiantati e devono agevolare la creazione di un armonico rapporto tra antico e contemporaneo, che esalti il contesto archeologico, che in nessun caso deve essere alterato ovvero subire nocumento dall’allestimento contemporaneo“. Ma già oggi ogni opera viene autorizzata dai dipartimenti e dalle soprintendeze, dunque cosa cambia? Liberi poi di trovare le differenze con le parole di una decina di giorni fa: “Negli stessi mesi in cui la Regione promuove la ripresa di innumerevoli missioni archeologiche, si cercano nuovi codici di lettura come in questo caso: grandi artisti entrano in dialogo diretto con spazi dove la natura e la storia sono parte di un’unica offerta culturale. E riescono a darne una lettura immediata e di grande fascino”. C’è confusione, o molto più semplicemente una campagna elettorale in corso, quella delle amministrative. Benché si tratti di beni culturali regionali non resta che sperare in un urgente intervento dal Ministero della Cultura che chiarisca in maniera univoca che l’Italia (Sicilia inclusa) incoraggia e non ostacola la contaminazione culturale.

– Giulia Giaume

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.