La doppia nomina di Gian Maria Tosatti. Sovrapporre gli incarichi non è opportuno

Christian Caliandro torna sulla questione della doppia nomina di Gian Maria Tosatti a unico artista del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia e a direttore artistico della Quadriennale di Roma, sollevando alcune perplessità.

Gian Maria Tosatti
Gian Maria Tosatti

Dopo settimane di relativo silenzio, una (ancora larvata) discussione alla fine è iniziata: parliamo della questione, emersa nelle ultime settimane, della nomina di Gian Maria Tosatti alla Direzione Artistica della Quadriennale di Roma, la cui notizia è seguita di qualche ora all’ufficializzazione della sua nomina a rappresentare l’Italia nella prossima Biennale di Venezia.

LA LETTERA APERTA DI AWI

Art Workers Italia ha pubblicato lunedì una lettera aperta, sollevando alcune questioni in merito alla doppia nomina che io (e non solo io, evidentemente) ritengo logiche e legittime.  Ho firmato subito convintamente, perché condivido le motivazioni e le preoccupazioni contenute nella lettera.
Chiarisco alcuni punti preliminari, a scanso di equivoci:
a) questa non è una “polemica” (nel senso, per me inspiegabile, che questo termine ha assunto negli ultimi anni, dunque non nel senso suo proprio), ma un tentativo di sollecitare e promuovere una discussione pubblica, aperta, civile e franca su alcuni temi che reputo importanti e che, inoltre, riguardano tutti;
b) non scrivo in quanto “rosicone” (altro argomento, o non-argomento, totalmente prepolitico emerso da un po’ di tempo nei diverbi italiani, che viene quasi sempre usato nella speranza di tagliare la testa al toro: “vabbé, ma stai a rosicà”), tanto più che non ho partecipato al famoso bando;
c) non si tratta di un attacco alla persona e all’artista (e chiunque lo voglia far passare per tale è in malafede);
d) con Tosatti peraltro ho discusso più volte, proprio su queste pagine, e proprio in relazione alla visione dell’arte contemporanea italiana (rimando quindi chi volesse approfondire in merito qui, qui e qui).

Roma, Palazzo delle Esposizioni, Quadriennale 2020 © Musacchio, Ianniello & Pasqualini
Roma, Palazzo delle Esposizioni, Quadriennale 2020 © Musacchio, Ianniello & Pasqualini

L’OPINIONE DI CALIANDRO SU TOSATTI

Detto questo, il problema a mio parere non è nessuno dei due incarichi, preso singolarmente, ma è costituito dalla sovrapposizione tra i due incarichi, e dunque dall’inopportunità – secondo me abbastanza palese, ma ho scoperto in queste settimane che non per tutti è così – di questa sovrapposizione. Dunque, per essere ancora più chiari, il problema è l’inopportunità della seconda nomina (Quadriennale), laddove si sapeva già da tempo della designazione al Padiglione Italia. Semplificando, se due delle massime istituzioni pubbliche nazionali deputate all’arte contemporanea scelgono (legittimamente, per carità: ma, come sappiamo, non sempre la correttezza formale implica anche l’opportunità) il medesimo artista – chiunque esso sia – banalmente questo vuol dire privilegiare un’unica visione e interpretazione dell’arte in generale e dell’arte italiana di oggi in particolare, a scapito inevitabilmente non solo delle altre visioni ma anche e soprattutto della varietà e della ricchezza che offre il panorama artistico e creativo del nostro Paese in questo momento storico.

Cipriano Efisio Oppo alla Quadriennale di Roma
Cipriano Efisio Oppo alla Quadriennale di Roma

LA QUADRIENNALE E CIPRIANO EFISIO OPPO

Sarebbe bastato, tanto per dirne una, consultare la storia delle origini della Quadriennale stessa per orientarsi: e per farlo non bisognava neanche essere particolarmente versati nella ricerca, dal momento che tutte le informazioni si trovano anche sul web. Dove leggiamo che Cipriano Efisio Oppo, l’ideatore della manifestazione e certo non un fiero oppositore, ma di fatto ciò che oggi definiremmo un “artista di regime” (nonché ottimo pittore), che guidò la Quadriennale come segretario generale nelle prime quattro edizioni, dal 1931 al 1943, ritenne  “di doversi astenere dall’attività espositiva in Italia, proprio a causa del suo ruolo politico-amministrativo nel campo dell’arte” (infatti espose alla Quadriennale come artista solo nella quinta e nella sesta edizione, nel 1948 e nel 1951). Oppo. Negli Anni Trenta e Quaranta.

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).