Uno shop online per Nick Cave

Il musicista australiano ha dato il via a uno shop online, che raccoglie una serie di oggetti, in vendita a qualche centinaio di sterline, legati alla sua vita.

A ogni Polaroid che scatta aggiunge un nome, digita il titolo, stampa la data e incolla il tutto insieme, per poi proporla nel suo nuovo shop online Cave Things a 100 sterline. Nick Cave, che dopo la scomparsa di Leonard Cohen e Johnny Cash risulta essere tra i cantautori viventi più amati, ha lanciato uno shop dove i fan possono trovare oggetti più o meno sensati che fanno riferimento alla sua vita. Un plettro per chitarra decorato con un’immagine di Warren Ellis; la stampa di una proposta di copertina rifiutata per il singolo dei Bad Seeds Into My Arms; un poster di Cave bambino; una carta da parati (200 sterline) ‒ a cui nessuno per il momento pare interessato ‒ realizzata con figurine di donne nude originariamente scarabocchiate a biro sulla carta da lettera degli alberghi in cui ha soggiornato durante le tournée. Si tratta di una collezione di circa cinquanta pezzi. Inclusa una ciotola con coniglietto da 35 sterline, tote bag da 20, una t-shirt che reca una citazione di sua madre, morta lo scorso settembre: “Testa in alto e fanculo tutti”.
E poi il pezzo clou: la famosissima “mano rossa”, sintesi del genio bizzarro di Cave. Questo ciondolo da catenina in smalto rosso fa riferimento sia alla celeberrima traccia di Right Red Hand che al sito web The Red Hand Files dove Cave ospita la corrispondenza senza fine, di cui si occupa personalmente, con decine di migliaia di fan.

© Cave Things
© Cave Things

LA STORIA DI NICK CAVE

Nick Cave oggi ha 62 anni e alle spalle una carriera di 40, che lo ha visto celebrato per brani dove dà sfogo alle sue ruminazioni baritonali su temi quali la morte, l’amore, la religione e il dolore. Il più popolare è appunto Red Right Hand, utilizzato per i titoli della serie della BBC Peaky Blinders. Ma celeberrimi sono pure Into My Arms del 1997 o il suo duetto con Kylie Minogue Where the Wild Roses Grow del 2007. Mentre il suo album più recente è stato Ghosteen del 2019.
Il blocco forzato causa pandemia a Brighton dove vive con la moglie Susie e il figlio Earl gli ha fornito la libertà di assecondare una nuova fuga creativa. Si è ritrovato a disegnare, scattare Polaroid, dipingere, realizzare collage, film, sculture in ceramica e disegnare abiti. I testi delle sue canzoni sono notoriamente difficili: lo sono anche per lui che li scrive e ci lavora tutti i giorni. Quindi le Cave Things sono una distrazione, puro gioco, mentre The Red Hand Files è tutt’altra cosa, nasce da un aspetto particolarmente tragico della sua vita.
Nel 2015 Arthur, gemello del figlio Earl è caduto accidentalmente da una scogliera vicino alla casa di Brighton. Una tragedia che ha ammutolito Cave sino all’uscita nel 2016 di One More Time with Feeling, un bruciante documentario in bianco e nero che racconta dei Bad Seeds mentre registravano l’album Skeleton Tree all’indomani della morte di Arthur. La risposta estremamente empatica del pubblico ha toccato profondamente Cave, che nel settembre 2018 lancia la newsletter settimanale Red Hand Files invitando i fan a dialogare con lui.

All’inizio le domande insistono a chiedere se il maestro paroliere abbia smesso di scrivere. Le risposte di Cave sono sempre gentili, a volte profonde e poetiche, le firma Love, Nick.
Spesso le domande non sono realmente domande (i fan gli scrivono di cose che sono successe loro, sono tristi per le persone che hanno perso o vogliono semplicemente condividere un momento di felicità), l’esperimento va oltre le aspettative dello stesso Cave. E i temi più frequenti cominciano a ruotare interno al dolore e all’isolamento, ma gli argomenti includono anche la biografia di Elvis, gli animali domestici, gender, Bibbia, dipendenza, vegetarismo, Natale, misericordia, mostri sotto il letto e, ovviamente, la musica. Cave dice di leggerne almeno cinquanta ogni giorno, ma stima di averne tra le 30mila e le 40mila in coda.
La piattaforma non raccoglie più solo fan della prima ora, ma piuttosto chi è alla ricerca di un formato che comunica autenticità. Cave nelle sue risposte fa riferimento ai momenti che hanno plasmato la sua vita: la morte improvvisa di suo padre quando Cave aveva 19 anni; i principi guida instillati da sua madre; i suoi molti anni da eroina e dipendenza da anfetamine; le opere d’arte che hanno trasformato e scolpito la sua comprensione del mondo. Gli scrivono anche genitori e bambini. E le risposte sembrano un promemoria di ciò che dovrebbe essere la genitorialità. Al padre che vuole sapere come dare ai suoi figli gioia in un mondo sofferente Cave scrive: “Il mio lavoro è mostrare ai miei figli che c’è un intero universo che esiste oltre i tristi problemi del giorno. Questo non è per distoglierli da certe verità, ma piuttosto per ricordare loro che il mondo parallelo dell’arte e dell’immaginazione può letteralmente salvare le loro vite, come certamente ha salvato la mia.

ESSERE GENITORE SECONDO NICK CAVE

Durante tutte le tappe della sua ultima tournée (metà concerto e metà chat), dove Cave ha cantato da solo con un pianoforte piazzato e al centro del palco, è apparso chiaro che questa attitudine ha avuto particolare risonanza. Alcuni genitori tra il pubblico si sono alzati in piedi e glielo hanno detto. Una madre di Memphis gli ha mostrato con orgoglio il figlio 16enne che le sedeva accanto. Una donna ha spiegato di aver lasciato il suo bambino di 6 anni a casa, ma ha chiesto a Cave di dedicargli la sua canzone preferita. Un padre di due bambine di 3 e 5 anni ha fatto sapere a Cave che le sue figlie avevano cantato e ballato la sua musica quella stessa mattina. Una madre russa ha portato la figlia di 12 anni chiedendo a Cave di convincerla a leggere la letteratura classica. “Non mettere mai fretta a un bambino”, ha risposto l’idolo australiano.

Aldo Premoli

https://cavethings.com

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AutoreNick Cave
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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post”. Direttore della piattaforma super local “SudStyle.it”; senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide; a Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Dal 2020 visiting professor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.