La fantascienza torna al cinema in versione lenta

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Al cinema torna “Dune”, caposaldo della science fiction ecologista, su Apple TV+ arriva “Foundation”, dal Ciclo della fondazione del maestro Isaac Asimov. E sono lenti, lentissimi, come la fantascienza d’annata.

La nuova (vecchia) stagione della fantascienza è arrivata. Nelle sale c’è Dune, pellicola del bravissimo e lentissimo Dennis Villeneuve, mentre in streaming su Apple TV+ ci sono le prime due puntate di Foundation pronte a riempirvi gli occhi d’immagini patinatissime e di soliloqui ecologico-esistenzialisti.
È la fantascienza del 2021, che pesca a piene mani nell’armadio di quella ecologista tra fine Anni Sessanta e inizio Anni Settanta, abbassa di molto la luminosità delle immagini e restituisce una fotografia oscura ma patinata del mondo di oggi, diviso tra tecnologia e apocalissi ambientali.

DUNE, FOUNDATION E Y: L’ULTIMO UOMO

Dune ha il solito cast stellare delle grandi produzioni, un finale aperto che apre a una saga che proseguirà se il golem reggerà alla prova botteghino (per ora sembra reggere), ma è un film atipico rispetto alle tante pellicole di genere che ogni anno raggiungono le sale, perché è pesantissimo e la sua trama si muove al rallentatore meglio di Matrix. Sia chiaro, Dune ha il peso specifico degli altri film di Villeneuve, da Arrival, praticamente immobile, a Blade Runner 2049 che, come il capolavoro di Ridley Scott, correva sul posto. Lì avevamo Harrison Ford, qui abbiamo Timothée Chalamet, ma l’unica cosa che si muove nella pellicola sono i riccioli del dioscuro protagonista, tutto il resto è immobile, a partire dalla faccia.
Foundation offre un cast da Re Lear, a partire da Jared Harris in stato di grazia che tiene sulle sue spalle da titano una produzione di altissimo valore, ma che non piacerà a chi si aspetta prima o poi la perdita di una falangetta per mezzo di una spada laser o almeno una folgorazione con blaster per mano di una canaglia spaziale.
E che dire di Y: l’ultimo uomo, serie Disney+ che saccheggia a piene mani il romanzo di Richard Matheson Io sono leggenda, dal quale è stato tratto l’omonimo film con Will Smith nel 2007? Cambiano gli attori ma siamo sempre lì e prima di Smith c’era già stato Charlton Heston (1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra).

Denis Villeneuve, Blade Runner 2049 (2017)
Denis Villeneuve, Blade Runner 2049 (2017)

ECOLOGISMO IERI E OGGI

Ma qui c’è l’investitura ecologista, che i meno attenti pensano sia legata all’attuale Climate Change, ma che ha origini lontanissime, geologiche se si parla di tecnologia. La discussione in realtà affonda le radici nella crisi petrolifera del 1970 e nel suo esito cinematografico: una sequela di pellicole sul sovrappopolamento e sulla scarsità alimentare (2022: I sopravvissuti, ancora con Heston, altro che Y: l’ultimo uomo) e sulla tutela dell’ambiente (2002: la seconda odissea, con Bruce Dern giardiniere spaziale che cerca una nuova casa per salvare le foreste della Terra e decide di portarle su Saturno).
Pellicole dal peso specifico non indifferente per lo spettatore medio, ma che veicolavano un messaggio importante, oggi senza accorgercene siamo di nuovo in piena apocalisse ecologica. E non ci sono crisi petrolifere che tengano, l’idea è di superare il paradigma degli idrocarburi per contenere, finalmente, l’effetto serra.

FANTASCIENZA E LENTEZZA

Dune viene descritto come un Trono di Spade nello spazio, ma questo toglie spessore all’opera originale di Frank Herbert che era prima di tutto un’epopea familiare e un racconto di sfruttamento delle risorse interstellari, nella fattispecie della “spezia”, elemento estratto da un pianeta desertico e popolato da vermi giganti che serve a potenziare le facoltà mentali e permettere di sopportare il volo interstellare. Un racconto di sfruttamento, su un pianeta desertico, quanto di meglio per la generazione di “There are no Planet B?” E a questa generazione si rivolge questa pellicola molto più intransigente rispetto all’originale cartaceo rispetto all’opera di Lynch. Lo stesso trattamento è stato subito da Foundation, a giudicare dalle prime puntate: quando l’immobilismo narrativo diventa cifra espressiva. La nuova fantascienza sembra la trasposizione di uno dei tomi di letteratura modernista, di una Recherche o di un Ulisse. Immobilità-profondità, ma questi sono più facili da finire, basta sprofondare nel divano o nella poltrona con il telecomando o con il secchiello di pop corn tra le gambe sperando che le palpebre reggano.

Luca Rossi

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Luca Rossi
Scrivo sulle pagine culturali del quotidiano Libero e faccio content marketing per il web. Ho scritto "Hover. Viaggio nell’infanzia delle cose (Excelsior1881, 2010) romanzo di formazione su un robot aspirapolvere che scopre di avere una coscienza filosofica. Nel 2017 ho fatto da ghostwriter per Riccardo Fogli per "Riccardo Fogli - Un uomo che ha vissuto" (Sperling & Kupfer, 2017) e sono diventato esperto di Pooh. Ho fondato la microcasa editrice ventizeronovanta assieme a Tommaso Labranca, sogno che coltivavo da quando studiavo Lettere e così oggi continuo a occuparmi di parole e di grafica, mettendo insieme le due cose per realizzare delle microedizioni molto curate, o per aiutare aziende e persone a raccontarsi e in generale per unire i puntini seguendo spesso la strada più lunga, quella panoramica. Con ventizeronovanta dal 2015 al 2016 curavo la pubblicazione di Tipografia Helvetica, bimestrale in ampio formato dedicato al mondo dell’arte in tutte le sue forme, così ho imparato qualcosa del mondo dell’arte contemporanea.