Arrival. Gli stranieri di Denis Villeneuve al cinema

Stranieri, altri, diversi. Cosa vogliono, perché sono qui, chi sono? Denis Villeneuve abbraccia la fantascienza con il film “Arrival” prima del grande salto, del banco di prova di “Blade Runner 2”. Intanto al grande classico della fantascienza mescola l’attualità e la ciclicità innegabile del tempo.

Denis Villeneuve, Arrival (2016)
Denis Villeneuve, Arrival (2016)

Arrival di Denis Villeneuve è stato il film più atteso e bramato alla 73. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un film che nella laguna veneziana ha saputo tenere testa a titoli come La La Land e Jackie. Arrival conferma la capacità autoriale di Villeneuve, regista anche di Sicario, e rassicura gli spettatori sul serio approccio nei confronti del genere fantascienza. Un genere che gli sarà amico o nemico in Blade Runner 2.
In dodici luoghi diversi della Terra sono apparse astronavi nere, immobili nell’aria, che non rilasciano alcuna traccia in merito ai loro “conducenti”. Navi che al loro interno ospitano qualcuno di cui non si conoscono identità o provenienza. Si può entrare al loro interno, giusto sulla soglia di ingresso, per un tempo limitato. Scienziati da tutto il mondo vengono chiamati per un confronto, e gli Stati sono pronti a intervenire per bloccare una possibile invasione aliena. Con Arrival Denis Villeneuve si affaccia sul campo minato della fantascienza, incrociando una storia di alieni, di stranieri. Una storia surreale quanto metaforica, in cui a vincere non sono le armi ma la comunicazione.

LA STORIA

Tutto il film segue l’azione di una linguista, rintracciata dalla CIA e messa in prima fila, in contatto con i nuovi ospiti indesiderati. Cosa ci fanno questi stranieri sulla Terra? Cosa vogliono? Perché sono venuti fin qui e da dove? L’unico modo per trovare risposta a queste domande è chiederglielo, ma come e in che lingua? Gli stranieri di Arrival non sono altro che gli stranieri più comunemente chiamati immigrati. Su astronavi o barconi, sono i primi a essere terrorizzati. E arrivati in un luogo nuovo trovano altro terrore. Chi sono? Da dove vengono? Perché sono venuti qui? Le incognite sono le stesse. Sono ignote e sconosciute, fin quando non si stabilisce un dialogo, una conversazione. Fin quando la parola entra in azione, lasciando da parte armi e violenza.

L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE

“Ho provato un grosso senso di frustrazione quando ci ho riflettuto, perché quello che ci divide è anche quello che ci unisce. Gli alieni siamo noi o loro? Io o voi? Condividiamo le emozioni e le paure e la lingua ci accomuna e ci separa allo stesso tempo”, dice Jeremy Renner nei panni di uno scienziato chiamato per consulenza dalla CIA. Arrival mostra l’importanza della comunicazione. Una comunicazione possibile anche se in due lingue diverse. Louise Banks, la protagonista del film di Villeneuve, ha questo compito, questo obiettivo: capire la lingua degli alieni e impararla, trovando un grado o livello di comunicazione comprensibile anche per loro. Come se l’Italia non fosse solo un porto di sbarco di innumerevoli immigrati, ma un luogo di accoglienza, rifugio e confronto, in cui trovare comprensione seppur nella diversità.

UNA METAFORA CONTEMPORANEA

Arrival è quindi sì un film di fantascienza, che pur non avendo azioni concitate tiene meglio di grandi “capolavori” del genere, e si presta anche a una grande metafora contemporanea: quella dello straniero, dell’altro, del diverso. E offre una preziosa chiave di volta nella disponibilità alla comprensione. Il lavoro di Denis Villeneuve è minuzioso. Prende una storia di alieni, di stranieri, ci mette dentro gli elementi classici del genere fantascienza e fa centro, senza inventare nulla di nuovo.
In Arrival, nel film e nel romanzo da cui è tratto, la trama affonda i denti nell’attualità. Tutto parte da un punto ben preciso per poi farvi ritorno. Inizia e termina con il rapporto tra una madre e una figlia. Un processo chiaro che manifesta una delle teorie più antiche al mondo: la ciclicità del tempo. E circolare è anche la scrittura straniera e incomprensibile degli alieni.
Il tutto nell’attesa di Blade Runner 2, con Jake Gyllenhaal.

Margherita Bordino

Denis Villeneuve – Arrival
USA 2016
Fantascienza, 116’
www.paramount.com

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.