Amore, fame e salute mentale. Spettacolo di stand up dell’artista Reverie a Milano: il video
Il video riprende parte della performance che l'artista Reverie ha svolto negli spazi di Salone14 a Milano lo scorso 15 settembre, in concomitanza della mostra “Amare non mi sazia” di C+N Gallery Canepaneri
Classe 1994, artista visiva e performer di Vinci, Reverie porta nella stand up le riflessioni che attraversano la sua più recente produzione: il corpo, la fame, l’amore, la dipendenza, la salute mentale e le relazioni. Se nelle poesie raccolte in Poesia malata e nelle opere della mostra Amare non mi sazia, ospitata da C+N Gallery Canepaneri a Milano (e visibile sino al 18 ottobre), questi temi vengono affrontati frontalmente, in Mangiata viva il registro cambia “ingaggiando” il riso per condividere e parlare di dolori dal carattere universale. Parte della performance, svoltasi lo scorso 15 settembre negli spazi di Salone14 a Milano, è ripercorsa nel video di Dimitri Buyaka.
Lo spettacolo di stand up “Mangiata viva” dell’artista Reverie a Milano
Il punto di partenza è lo stesso che ha generato Poesia malata, il volume pubblicato da Reverie nel 2026 con Amazon. Una raccolta nata dopo un periodo di blocco della scrittura e costruita intorno alla ripresa della propria vita, con il corpo e le sue esperienze al centro. Il libro, la mostra e la performance sono infatti tre momenti di un unico progetto, sviluppato attraverso linguaggi differenti, come dichiarava l’artista in un’intervista rilasciata ad Artribune lo scorso giugno.
Dalla poesia alla stand up: il corpo come materiale
Nella pratica di Reverie il corpo riveste una particolare importanza perché, al suo interno, si depositano esperienze, relazioni e memorie. Quindi, se in librosogni (il precedente libro dell’artista pubblicato con Skira nel 2020), il corpo era associato all’immagine del muro, in Poesia malata “sento che l’organo principale è la pelle: assorbo tutto, cambio colore, ma io non cambio mai”.
La pelle diventa così una superficie permeabile, capace di assorbire ciò che accade senza necessariamente trasformare l’identità di chi la abita; un’immagine che ben si presta alla dimensione performativa della stand up.
“Ci vuole coraggio a mettersi a nudo”
“Ho trovato nella stand up il linguaggio migliore per parlare di violenza sessuale, dipendenza e malattia mentale facendo ridere. Avvicina anziché allontanare e oggi abbiamo bisogno di stare vicini”, spiega ad Artribune l’artista Reverie. “Ci vuole coraggio a mettersi a nudo totalmente e ho capito che non poteva bastare farlo attraverso sculture e poesie ‘malate’. Continuerò con la stand up, che è l’unica forma di terapia che io concepisco in questo mondo alla deriva, dove nessun medico e nessuna terapia potrà mai capirti e curarti davvero, e dove nessun uomo ti resterà mai accanto dopo averti avuto. Date retta alla matta di Vinci e prima di tutto imparate ad abitarvi”.
Valentina Muzi
Amare non mi sazia, Reverie
C+N Canepaneri Gallery
Foro Buonaparte 48, Milano
Dal 15 settembre al 18 ottobre 2026
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