Una rider in monopattino e un computer fatto a pezzi. Tutta la danza contemporanea che abbiamo visto al Danae Festival di Milano

Inaugurata il 27 ottobre, prosegue fino al 15 novembre la XXVIII edizione di un festival che esplora le nuove tendenze della danza contemporanea, non tralasciando però la ricerca nel teatro e nella musica


Curato dal Teatro delle Moire e con la direzione artistica di Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani, Danae Festival giunge alla sua XXVIII edizione non perdendo la propria duplice vocazione di indagine di declinazioni inedite ed eccentriche nella scena performativa (non solo nazionale) e di luogo privilegiato di riflessione sulle inquietudini della contemporaneità. Diffuso in vari spazi della città di Milano, fino al 15 novembre Danae Festival affianca spettacoli e progetti speciali, accuratamente affiancati per costruire un discorso coerente a partire dalle parole-chiave scelte dalla direzione artistica per questa edizione, ovvero rovina o degli amabili resti.

Noi siamo stati al festival sabato 31 ottobre alla Fabbrica del Vapore, e abbiamo assistito a due prime nazionali: un trittico dell’artista di origine polacca Ernestyna Orlowska e il nuovo lavoro della danzatrice e autrice Lucia Guarino.

Il meglio della nuova edizione di Danae Festival

Parlare di “rovine” e prendere atto dell’apparente condizione di vicina finitudine del nostro mondo non significa essere facili catastrofisti bensì obiettivi osservatori della contemporaneità e suoi consapevoli e ironici interpreti, forti della convinzione che una calviniana leggerezza sia sempre il modo migliore per affrontare la realtà. Spiegano i direttori artistici Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani: “In The Waste Land di T. S. Eliot, scritto all’indomani della Prima Guerra Mondiale, la rovina è il paesaggio dell’uomo moderno: un mondo culturalmente esausto, spiritualmente svuotato, incapace di ricomporre un senso unitario e che il poeta “puntella” con la grande letteratura, miti, lingue antiche. Questa ‘terra desolata’ risuona con forza nel nostro presente e nella riflessione che ci attraversa, la rovina è testimonianza non solo di ciò che è stato distrutto, ma anche di ciò che ha la forza di durare. Le rovine non chiedono di essere restaurate per tornare com’erano, ma di essere attraversate, ascoltate, ri-significate”.

Il trittico di Ernestyna Orlowska

Nata in Polonia ma residente e attiva in Svizzera, la “gigantessa” Ernestyna Orlowska ha presentato – per la prima volta accostati in un’unica serata – tre suoi pezzi, accomunati da una critica follemente ma lucidamente dadaista delle derive del capitalismo odierno, fra gig economy e culto della performatività. Il primo capitolo, Make Your Body Your Machine, ha visto la performer sfrecciare in monopattino con sulle spalle un porta-cibo Just Eat: gli spettatori la seguono e la attorniano, mentre si ferma per mangiare degli spaghetti e cantare un noto brano pop. Nel secondo, Leader, un’altra performer, Izabela Orzelowska, sciorina un lunghissimo elenco di consigli su come ottimizzare la propria esistenza srotolando e plasmando un pesantissimo rotolo di lamiera di piombo. Infine, nel terzo, Making the World Work, ritorna la stessa Ernestyna Orlowska con ampia gonna settecentesca (ma del tessuto giallo delle divise della protezione civile) e svariati utensili un tempo comunemente usati dagli artigiani. Con essi, sulle note del Bolero di Ravel, smonta e fa a pezzi con certosina dedizione un “prezioso” laptop. In tutte e tre le performance – cui il pubblico assiste perlopiù in piedi, muovendosi nello spazio post-industriale delle Cisterne – la meticolosità dell’azione diventa ironico e sferzante contrappunto dell’assurdità di uno stile di vita improntato sulla prestazione e sull’uniformità di aspettative e desideri, coerente dunque la scelta di scombinare la consueta dinamica spettatori-artisti.

Ernestyna make your body your machine ©margot roth
Ernestyna make your body your machine ©margot roth

“Contengo moltitudini” di Lucia Guarino

Contengo moltitudini. Studio al di qua e al di là della figura di Pulcinella è il titolo completo dell’assolo della danzatrice e autrice Lucia Guarino che combina la celebra citazione da Walt Whitman con la celebre maschera napoletana, cui in verità nulla allude esteriormente – né il costume né le movenze – a segnalare un’ispirazione decisamente di sostanza e non di forma. Un disegno coreografico meditato e rallentato, minimale e intimo a significare una ricerca mirata a sottolineare la specificità del corpo del singolo, che si mostra – anche nella sua nudità – con una vitale disciplina che ne esalta l’inscalfibile unicità. Un lavoro di concentrato e appassionato rigore, cui le luci disegnate da Gianni Staropoli attribuiscono ulteriore, serrata coerenza.

I prossimi appuntamenti di Danae Festival 2026

Danza ma anche teatro, video e suono, sono decisamente plurali i linguaggi esplorati da Danae Festival: ecco, dunque, il 4 novembre l’appuntamento con Flussi d’amore, creato dallo scrittore Nicolò Porcelluzzi mescolando narrazione, cinema e musica per rendere omaggio all’ultimo film di John Cassavetes; e, il 6, il lavoro del sound designer Davide Tidoni che, nel piazzale antistante l’Istituto Penale Minorile Beccaria e Teatro Puntozero Beccaria, farà ascoltare, con Piani di Scavo, il racconto, da parte di uno dei protagonisti, di un tentativo di evasione dal carcere di Favignana nel 1975.
Il prossimo fine settimana, invece, sarà incentrato sulla scena internazionale con la danzatrice e coreografa di origine francese ma residente in Scozia Solène Weinachter e il suo spettacolo After All; ma anche con il pluripremiato artista di origine scozzese Jack Hunter che, affetto da PCI (paralisi cerebrale infantile), scrittore, drammaturgo e poeta, campione di poetry slam, proporrà il suo Curvature of the Soul, spettacolo comico e surreale di spoken word; e, infine, con la regista e performer italo-danese Sara Vilardo e la sua performance partecipativa Sirene.
Il 7 novembre, poi, spazio anche al collettivo ALOT, specializzato in canti polifonici raccolti in varie parti del mondo – in questo caso dalla Georgia – e alla danzatrice Melania Pallini che presenterà il suo progetto di danza live su YouTube intitolato @bruttomavero. L’ultima settimana di festival, infine, vedrà dispiegarsi il percorso intensivo di alta formazione Trajectoires du rêve condotto da Francesca Proia che si concluderà il 15 novembre con una coinvolgente apertura pubblica.

Laura Bevione

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Laura Bevione

Laura Bevione

Laura Bevione è dottore di ricerca in Storia dello Spettacolo. Insegnante di Lettere e giornalista pubblicista, è da molti anni critico teatrale. Ha progettato e condotto incontri di formazione teatrale rivolti al pubblico. Ha curato il volume “Una storia. Dal…

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