Il meglio della danza internazionale per un mese a Torino. Al via il Torinodanza Festival
Il Cloud Gate Dance Theatre of Taiwan ha inaugurato lo scorso 9 settembre l’edizione 2026 di Torinodanza Festival che, fino all’11 ottobre, ospiterà il meglio della scena internazionale e alcune importanti prime di artisti italiani
Dance Matters è il titolo scelto dalla direttrice artistica Anna Cremonini per l’edizione 2026 di Torinodanza Festival, che, fino all’11 ottobre, vedrà avvicendarsi nelle due sale delle Fonderie Limone di Moncalieri coreografi di fama internazionale quali Christos Papadopoulos, Hofesh Schechter, Marco Da Silva Ferreira, Rachid Ouramdane, Sidi Larbi Cherkaoui, Damien Jalet e Kyle Abraham; ma anche molti artiste/i italiani, da Viola Scaglione a Michele di Stefano, da Dewey Dell a Stefania Tansini e Chiara Bersani. A inaugurare il 9 settembre un cartellone tanto ricco, la prima italiana di Sounding Light, incantante lavoro creato dal coreografo Cheng Tsung-Lung per la compagnia taiwanese Cloud Gate Dance Theatre, di cui è direttore artistico dal 2020.
1 / 10
2 / 10
3 / 10
4 / 10
5 / 10
6 / 10
7 / 10
8 / 10
9 / 10
10 / 10
Il Cloud Gate Dance Theatre of Taiwan al Torinodanza Festival
Fondata nel 1973 dal coreografo Lin Hwai-min, il Cloud Gate Dance Theatre of Taiwan è internazionalmente la più nota compagnia di danza contemporanea di lingua cinese, apprezzata in primo luogo per avere saputo coniare un linguaggio originale in cui si amalgamano danza classica e contemporanea, tradizioni occidentali e orientali – arti marziali, meditazione, Qi Gong. Dal 2020 il fondatore ha passato il testimone della direzione a Cheng Tsung-lung che, ex venditore ambulante di ciabatte, è divenuto uno dei più acclamati coreografi della scena mondiale. Nel 2024 il coreografo ha portato per la prima volta un suo lavoro in Italia, alla Biennale Danza di Venezia: in Waves, creato insieme all’artista digitale Daito Manabe per il Cloud Gate Theatre, erano concretamente indagate le possibili interazioni fra corpo umano e intelligenza artificiale facendo interagire i danzatori con il proprio avatar digitale.
Com’è costruito lo spettacolo “Sounding Light”
Un’atmosfera assai diversa rispetto a Waves è, invece, quella in cui è immerso il mesmerico Sounding Light, ideato da Cheng Tsung-Lung durante il periodo della pandemia Covid, sfruttando l’improvviso silenzio della città per ascoltare quei suoni della natura solitamente soffocati dalla frastornante modulazione della quotidianità. Frinire d’insetti, scricchiolii di uccelli ma anche le infinite melodie generate dal vento: note che il coreografo, con la complicità dei compositori Lim Giong e Chang Shiuan, ha tramutato in una partitura destinata a quello strumento flessibile e infinitamente riecheggiante che è il corpo umano. Sono infatti gli stessi danzatori, con la voce, il battere le mani o lo schioccare le dita, ad accompagnare il proprio movimento, donando così anche fisica consistenza a qualcosa di volubile ed etereo. Da qui anche la sinestesia racchiusa nel titolo: una “luce” che “risuona”, corpi che divengono diafane fate morgana e vibrazioni sonore che si traducono in braccia, gambe, busti.

Quali sono le qualità dello spettacolo “Sounding Light”
Una scatola candida, su cui si stagliano luci abbacinanti ma anche ombre crepuscolari: in questo scenario si muovono gli impeccabili danzatori del Cloud Gate Theatre, impegnati ora in sipari corali, ora in assoli e duetti, accompagnati dal silenzio ovvero dalla colonna sonora che essi stessi “suonano”. La precisione disinvolta e “naturale” degli interpreti – vestiti di bianco, sulla pelle nuda delle schiene pennellate di colore, rosso, verde, nero – sa generare una concentrazione magnetica, trasportando il pubblico in una dimensione apparentemente “altra” ma, in verità, concretissima, quella in cui potremmo immergerci se scegliessimo di fermarci e ascoltare quel suono costante da millenni che il progresso non ha mai spento.
Certo in questa incantante sospensione c’è molto delle discipline orientali, ma rilette alla luce di quell’inquietudine contemporanea che mai riesce a trovare pace – significativo e particolarmente toccante uno dei sipari finali, in penombra i danzatori quali indistinte silhouette percorrono orizzontalmente il palcoscenico. Un’evasione dalla contingenza costruita a partire, però, proprio dalla concretezza della natura e dei corpi: un ammaliante invito ad ascoltare quanto costantemente si muove, fuori e dentro di noi.

I prossimi appuntamenti del Torinodanza Festival
Uno spettacolo inaugurale di autentica e originale qualità, peculiarità che, sulla carta, contraddistinguono il cartellone del Torinodanza Festival che, diretto da Anna Cremonini e realizzato da Teatro Stabile di Torino/Teatro Nazionale, porterà nelle prossime settimane lavori creati da artisti di diverse origini e poetica, generazioni e necessità. Un panorama in cui trovano posto nomi affermati e talenti emergenti: a tenere legato il tutto, la convinzione che “dance matters”, ovvero la granitica fiducia nella capacità della danza di “trasformare”, in primo luogo la prospettiva da cui osservare sé stessi e il mondo.
Fra i tanti appuntamenti, da non mancare, fra gli stranieri, Fantasie Minor dell’irriverente coreografo portoghese Marco Da Silva Ferreira; l’indagine sul “volo” di Rachid Ouramdane; la suggestiva poesia di Damien Jalet; l’omaggio agli anni ’80 dello statunitense Kyle Abraham. Fra gli italiani, invece, la prima nazionale del nuovo lavoro di Michele di Stefano, Smoking Rooms; le Madeleine di Stefania Tansini e la rilettura del mito di Didone ed Enea da parte di Dewey Dell; ma anche l’incontro fra una pugliese trapiantata in Belgio e un coreografo e danzatore croato, Eliana Stragapede e Borna Babić, autori e interpreti di Amae No Kōzō, espressione della psichiatria giapponese che significa “anatomia della dipendenza”.
Laura Bevione
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati