A Milano torna il festival di arti performative tra corpi, nuove tecnologie e memoria (intervista alla direttrice)
La nuova edizione del festival di live arts di BASE Milano, in programma fino al 2 dicembre 2026, prende il buio come riferimento per interrogare ciò che normalmente resta fuori campo
Ci sono corpi che rimangono ai margini, memorie che riaffiorano a intermittenza, tecnologie che decidono senza mostrarsi e desideri che prendono forma proprio quando smettiamo di avere tutte le risposte. È dentro queste zone d’ombra che si muove FAROUT 2026, il festival di live arts di BASE Milano, che quest’anno sceglie il buio come terreno di ricerca. Fino al 2 dicembre, performance, danza, teatro, musica e pratiche ibride attraverseranno gli spazi dell’ex Ansaldo e altri luoghi della città. Un’edizione che si sviluppa nell’arco di meno di tre mesi e porta con sé un programma articolato, costruito attorno a quattro diversi percorsi di ricerca.

L’edizione 2026 di FAROUT da BASE Milano
Attraverso il tema HELLO DARKNESS, parte del percorso curatoriale annuale di BASE, l’oscurità diventa una lente attraverso cui osservare alcune delle contraddizioni del presente: ciò che resta invisibile, le forme di controllo prodotte dalla tecnologia, la persistenza della memoria e la necessità di immaginare alternative. A cambiare, però, non è soltanto il tema scelto per questa edizione, ma anche il modo in cui il festival occupa il calendario e gli spazi della città. Come racconta ad Artribune Linda Di Pietro, direttrice del programma artistico e culturale di BASE, FAROUT si allarga infatti nel tempo e nello spazio: “Quest’anno FAROUT cambia soprattutto nel tempo e nello spazio. Abbiamo scelto di distendere il programma lungo quasi tre mesi, trasformando il festival da momento concentrato a piattaforma che ritorna, sedimenta e costruisce relazioni. Hello Darkness non è semplicemente un tema, ma una lente attraverso cui interrogare ciò che resta ai margini del visibile: corpi, memorie, tecnologie, forme di conoscenza e possibilità di stare insieme”.

Il programma di FAROUT 2026
La prima, The Visible / Invisible, guarda ai corpi, alle identità e alle narrazioni che rimangono ai margini dello sguardo dominante. Tra i protagonisti Dorothée Munyaneza, artista franco-ruandese che intreccia corpo, memoria e trauma, Muna Mussie, impegnata in una ricerca su appartenenza, lingua e migrazione, e Alice Ripoll, coreografa brasiliana che porta nella danza contemporanea le pratiche urbane e le esperienze maturate nelle favelas di Rio de Janeiro. E con loro anche Jacopo Jenna e Massimo Silverio. The Magic and the Unknown pone invece l’accento sul territorio dell’ignoto. Rituali contemporanei, intuizione e forme di conoscenza non lineari diventano strumenti per mettere in discussione l’idea di un mondo completamente decifrabile. In questa sezione si incontrano Ilenia Caleo e Silvia Calderoni, Francesca Grilli con Azzurra D’Agostino e MOTUS, realtà storica del teatro italiano contemporaneo, da sempre interessata alle trasformazioni politiche e sociali del presente.
Il rapporto tra FAROUT e la città è infatti uno degli elementi che caratterizzano questa edizione. La scelta di portare parte del programma oltre gli spazi di BASE si lega alla volontà di confrontarsi con luoghi e pubblici diversi, come spiega ancora Di Pietro: “FAROUT nasce anche dalla necessità di dare spazio ai linguaggi contemporanei, spesso ancora poco presenti nei luoghi istituzionali, e di portarli fuori dai propri confini abituali. Per questo una parte importante del programma attraversa la città e lo spazio pubblico: dai lavori di Francesca Grilli e Azzurra D’Agostino a quello di Muna Mussie, fino alla performance urbana di Marcos Krivocapich e León Siewert Langhoff”.
C’è poi il lato più inquietante dell’innovazione in The Dark Side, dove algoritmi, intelligenza artificiale e sorveglianza diventano materia di riflessione artistica. Marcos Krivocapich & León Siewert Langhoff, Ula Sickle e Vincent Giampino si confrontano con un universo tecnologico nel quale ciò che non vediamo può avere conseguenze molto concrete sui nostri comportamenti e sulla percezione del corpo. Infine, The Joyful Night guarda alla notte come a uno spazio di incontro e di sospensione delle logiche produttive. Qui il buio assume una dimensione più sensoriale e collettiva, con i lavori di Collettivo EFFE, Industria Indipendente con Alma Söderberg, Mathilde Invernon e Moritz Ostruschnjak. Quest’ultimo, infatti, formatosi tra breakdance e danza contemporanea, indaga da tempo l’impatto della cultura digitale e dell’immaginario visivo contemporaneo sul movimento.

Gli artisti di FAROUT 2026
È una geografia piuttosto ampia quella costruita da FAROUT, che mette insieme figure affermate della scena internazionale e una generazione più giovane di artisti e collettivi. Tra i nomi più attesi ci sono dunque Alice Ripoll, Moritz Ostruschnjak, Dorothée Munyaneza, Muna Mussie, Francesca Grilli e MOTUS, accanto a Silvia Calderoni, Ilenia Caleo, Jacopo Jenna, Ula Sickle, Industria Indipendente e agli altri artisti coinvolti nel programma. Ad aprire il festival è stato proprio Jacopo Jenna, il 10 settembre, con MANIFESTUS. La serata ha inaugurato anche la nuova edizione e offrirà l’occasione per presentare il programma complessivo di FAROUT. Al centro della proposta c’è anche un’idea di performance che supera il rapporto tradizionale tra chi è sul palco e chi assiste. È ancora Linda Di Pietro a spiegare la direzione intrapresa dal festival: “Ci interessa soprattutto che la performance non sia qualcosa che semplicemente si guarda. Molti lavori chiedono al pubblico di entrare, attraversare, ascoltare, prendere posizione e diventare parte dell’esperienza. Il festival diventa così meno un contenitore di spettacoli e più un dispositivo per mettere in relazione artisti, pubblici e città”.

Le novità di FAROUT 2026
Tra le novità dell’edizione c’è anche la Quiet Room, uno spazio permanente di BASE dedicato all’accessibilità e al benessere. Pensata come luogo di pausa e di decompressione, la stanza introduce all’interno del centro culturale una possibilità diversa di vivere gli eventi, riconoscendo che non esiste un solo modo di partecipare a un’esperienza artistica.
FAROUT Live Arts Festival 2026
dal 10 settembre al 2 dicembre 2026
BASE Milano e in altri luoghi della città
Biglietti da 5 a 25 euro, con promozioni dedicate agli under 30
Scopri di più
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