A Cracovia c’è l’archivio vivente del grande Tadeusz Kantor. Intervista alla direttrice
Natalia Zarzecka ci racconta la nascita e l’evoluzione delle attività alla Cricoteka di Cracovia, istituzione dedicata all’arte contemporanea che conserva l’archivio del grande artista e sperimentatore teatrale polacco, fino al 22 novembre protagonista anche di una mostra a Venezia
La mostra di Tadeusz Kantor alle Procuratie Vecchie di Venezia, evento collaterale della Biennale, riporta d’attualità uno dei più importanti artisti polacchi del Novecento, conosciuto in particolare per la sua rivoluzionaria attività teatrale. A Cracovia, la città dove ha svolto gran parte della sua attività, nonostante sia stato un personaggio cosmopolita e i suoi spettacoli siano rappresentati in tutto il mondo, dal 2014 la nuova sede della Cricoteka raccoglie l’archivio vivente di Cricot 2, il leggendario laboratorio teatrale fondato da Tadeusz Kantor (Wielopole Skrzyńskie, 1915 – Cracovia, 1990) nel 1955. Oggi la Cricoteka è nello stesso tempo museo, archivio, centro di ricerca, spazio espositivo che documenta con una moltitudine di oggetti teatrali, schizzi, fotografie, filmati l’attività del maestro polacco, ma anche luogo di confronto fra il suo lascito di idee con artisti suoi e nostri contemporanei. Nella sede della Cricoteka incontriamo la direttrice, Natalia Zarzecka che ci guida lungo il nuovo percorso espositivo Kantor. Terapia della visione inaugurato nel 2025.

Intervista a Natalia Zarzecka, direttrice della Cricoteka di Cracovia
Come si pone questa mostra nel percorso espositivo della Cricoteka?
Questa è la sesta mostra che proponiamo nella nuova sede. Nei primi quattro progetti espositivi abbiamo seguito un approccio molto cronologico ed educativo seguendo strettamente le idee di Kantor sulla musealizzazione dei vari oggetti teatrali e degli altri materiali d’archivio. Poi le strategie curatoriali si sono orientate su una interpretazione del suo lavoro. Era già successo con la mostra Gli spettri di Tadeusz Kantor, curata da Małgosia Paluch-Cybulska e Michał Kobiałka. Con Kantor Terapia della visione siamo arrivati a un terzo approccio curatoriale che mette in rapporto la ricchezza del nostro archivio con artisti contemporanei che vogliono confrontarsi con il materiale e le idee di Kantor.
La mostra veneziana riannoda i legami con l’Italia e fa emergere la figura di Maria Jarema (Staryi Sambir, 1908 – Cracovia, 1958), artista fondamentale nello sviluppo delle idee artistiche e del suo teatro. Fu infatti proprio l’Italia a sostenere e promuovere i suoi primi successi internazionali negli Anni Sessanta.
L’esposizione veneziana è per noi fondamentale, non solo perché abbiamo contribuito con molti materiali. È esemplificativa del modo in cui vogliamo parlare di Kantor. Il suo rapporto con l’Italia è sempre stato importante, l’idea della Cricoteka nacque a Firenze. Dopo lo straordinario successo internazionale de La classe morta, Kantor si rese conto che aveva bisogno di una struttura organizzativa e nello stesso tempo di un archivio che documentasse la sua attività. Proprio mentre lavorava in Italia, a Cracovia nasceva la nuova istituzione destinata a tramandare la sua idea di teatro. Prima in diverse sedi a Cracovia, poi nel 2006 si decise di indire un concorso internazionale per fondare una nuova e moderna sede. Arrivarono una cinquantina di progetti. Vinse quello di Biuro Architektoniczne Wizja con nsMoonStudio che prevedeva la costruzione di un edificio contemporaneo sospeso sopra una centrale elettrica dismessa sulle rive della Vistola. Un’idea che riprendeva un disegno di Kantor in cui si vede un uomo che trasporta un tavolo sulla testa.
A proposito di disegni, da pochi mesi ne è arrivato uno nuovo ad arricchire le collezioni della Cricoteka. Fra l’altro, su un tema molto di attualità in questo momento come quello legato al personaggio di Ulisse.
Sì, si tratta di un disegno preparatorio di Kantor per la performance Il ritorno di Ulisse del 1942. Ce lo ha donato il figlio di Elita e Enrico Beltrametti, che sono stati degli appassionati collezionisti d’arte. Il tema è particolarmente importante perché rimanda alle rappresentazioni allestite in appartamenti privati a Cracovia, durante l’occupazione nazista. Kantor immagina Omero nel contesto della Seconda Guerra Mondiale che porta morte e devastazione. L’arrivo della nuova opera ci ha fatto particolarmente piacere perché la collezione della Cricoteka è molto ricca di materiali di scena ma non ha molti quadri e disegni.
1 / 6
2 / 6
3 / 6
4 / 6
5 / 6
6 / 6
Il nuovo allestimento del percorso permanente “Terapia della visione” mette a confronto le idee di Kantor con artisti come Marysia Lewandowska, Gisèle Vienne, Alexandra Bachzetsis, Julia Born, Aneta Grzeszykowska, Nikita Kadan, Goshka Macuga, Christoph Schlingensief, Zespót „Listu 2020, ma ci ha anche incuriosito la sala intitolata con una frase di Joseph Beuys, “L’arte è il solo potere rivoluzionario”. Beuys e Kantor si sono incontrati “postumi” nella mostra organizzata nel 2012 a Gerusalemme, ma ci furono occasioni precedenti di incontro fra due artisti che al centro delle loro opere dissacranti, nichiliste, eversive hanno spesso messo il ricordo delle violenze della guerra?
La sezione fa riferimento agli interventi diciamo più “politici” di Kantor. I due si sono incontrati una volta sola, fuggevolmente, a Edimburgo negli Anni Settanta in occasione del Festival del Teatro con la complicità di Richard Demarco. Anche Kantor, come Beuys credeva nel potere dell’arte, non tanto come elemento di agitazione politica ma come gesto capace di sovvertire le regole consolidate. Per questo abbiamo messo a confronto l’happening della Lettera del 1967 durante il quale sette postini trasportano per le strade di Varsavia un’enorme busta che, una volta consegnata alla Galleria Foksal, fu distrutta dal pubblico con altre performance più recenti. Goshka Macuga ha trasformato la Lettera di Kantor in una riflessione sulle guerre culturali, le cui manifestazioni includevano le campagne di odio rivolte alla Galleria Zacheta di Varsavia e ad altre istituzioni artistiche progressiste. Nel 2020, durante il lockdown dovuto alla pandemia, un gruppo di attivisti, tra cui Pawet Zukowski, Marta Czyz e Michat Frydrych, ha portato in giro una busta lunga più di dieci metri, su cui era scritto Questa non è vita!. In questo caso, il destinatario era il parlamento polacco e l’happening rappresentava una forma di protesta contro i tentativi di tenere le elezioni presidenziali nonostante il rischio di diffusione del COVID.
Una parte importante dell’attività della Cricoteka è dedicata all’animazione e al coinvolgimento del pubblico più giovane e delle famiglie.
La mostra Wild Frolics (a cura di Justyna Droń e Anna Grajewska, fino all’ 11/10/2026, ndr) è un invito a bambini e adulti a entrare in contatto con il patrimonio intangibile di idee di Kantor e sperimentare un proprio processo creativo. Ci sono cinque spazi aperti concepiti da diversi artisti che hanno ascoltato i suggerimenti di bambini e ragazzi di età compresa fra i 6 e i 12 anni. Si può disegnare, creare dei suoni, giochi di ombre e luci, indossare costumi in un clima di completa libertà.
Dario Bragaglia
Scopri di più
Venezia // fino al 22 novembre 2026
TADEUSZ KANTOR (1915-1990). Emballage, Cricotage and Madame Jarema
FUNDACJA RODZINY STARAKÓW – Procuratie Vecchie, Piazza San Marco
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati