A Civita di Bagnoregio arriva un nuovo festival di arte contemporanea (il curatore ce lo racconta) 

Si intitola “Eidos” e nasce dall’idea di contribuire a riconfigurare la narrazione del borgo “da città che muore” a “città fenice” attraverso l’arte contemporanea. Parola a Fabio Sindici, il curatore del progetto che dal 26 settembre al 10 ottobre anima Civita di Bagnoregio

Tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre Civita di Bagnoregio accoglie per due settimane Eidos, il festival che, con 13 artisti coinvolti in due mostre, una biblioteca temporanea e una performance, porta l’arte contemporanea al centro dell’affascinante borgo. Nato da un’idea del curatore Fabio Sindici in dialogo con le due co-curatrici Adina Drinceanu e Giorgia Grassi, Eidos si propone di contribuire a riconfigurare la narrazione della cittadina attraverso i diversi linguaggi del contemporaneo. Per saperne di più abbiamo ne abbiamo parlato direttamente con il curatore.

Ritratto di Fabio Sindici in occasione di Eidos a Civita di Bagnoregio, ph Simona Cuomo Sabelli
Ritratto di Fabio Sindici in occasione di Eidos a Civita di Bagnoregio, ph Simona Cuomo Sabelli

Intervista a Fabio Sindici, curatore di “Eidos” a Civita di Bagnoregio

Com’è nata l’idea di portare a Civita di Bagnoregio non una semplice mostra ma un festival di arte contemporanea?
Conosco molto bene Civita, una città particolare che, come le Città invisibili di Calvino, ha una personalità mutevole, a livello culturale ma anche morfologico. Quindi sapevo che per entrare nel tessuto del borgo e dialogare con la sua storia, geologia e fragilità non potevo pensare a una semplice mostra ma dovevo ragionare in un’ottica multidisciplinare di ampio respiro. Così, è nato “Eidos”, un festival di due settimane che, riunendo 13 artisti, si compone di due mostre, una biblioteca temporanea e una performance site-specific.

Vista dal Giardino del Poeta, location della performance di Eidos a Civita di Bagnoregio, Eidos, fabio sindici
Vista dal Giardino del Poeta, location della performance di Eidos a Civita di Bagnoregio

Civita è stata definita per lungo tempo “la città che muore”, mentre oggi viene raccontata come una “città fenice”. In che modo “Eidos” contribuisce alla costruzione di questa nuova visione?
Effettivamente, l’idea è di proporre un’immagine in controtendenza, trasformando la fragilità in bellezza e l’incertezza in un progetto artistico. La sfida è proprio quella di muoversi su un terreno in movimento come è in effetti quello artistico. Tutta la nuova serie Nuovi Orizzonti, di Sean Gall (Jose, USA, 1967) ad esempio, è basata sull’inesistenza – in natura – della linea retta che, in realtà, è una prerogativa umana. Le opere in marmo di Valentina Sciarra (Roma, 1983) sono un inno alla fragilità; come i nuovi lavori su legno di Luca Di Luzio (Roma, 1986), in cui i colori sembrano scivolare l’uno sull’altro e poi riaffiorare dal profondo, per dialogare con le sagome, sempre in legno, della brasiliana Luciana Pretta Dos Santos (Bahia, Brasile, 1980), che, disegnando un paesaggio fantastico (come quello che ha ispirato Miyazaki), evocano i contorni stondati dei calanchi.

Com’è strutturata la manifestazione considerando che il paesaggio non è solo sfondo o sede espositiva ma parte integrante del progetto?
Sostanzialmente si compone di due mostre. La linea è mobile che, all’interno di Casa Greco, nasce da una riflessione sulla condizione di Civita, caratterizzata dalle linee di frattura del territorio, una delle quali si trova proprio lì, anche se attualmente stabilizzata. Noumeni, composta per lo più di sculture, che prende il via all’esterno dell’edificio e si articola nelle vie e nei giardini adiacenti, fino ad arrivare all’interno della cisterna romana sotto Piazza San Donato. A questi due poli si affianca la biblioteca d’arte per ora temporanea dedicata a Pericle Guaglianone, brillante critico e giornalista, recentemente scomparso, che è stato una presenza essenziale per la crescita artistica, culturale e umana di tutti gli attori coinvolti nel progetto. Infine, Eidos si compone anche di una performance site-specific previste per la serata inaugurale del 26 settembre e una video installazione.

Il progetto comprende tredici artisti che attraversano linguaggi diversi, qual è il filo che li unisce e la loro relazione con Civita?
Come dicevo l’ottica multidisciplinare è una condizione esistenziale del progetto, dal momento che Civita non può essere restituita attraverso un’unica interpretazione. Così, nella mostra La linea è mobile, Sean Gall, Luca Di Luzio e Luciana Pretta Dos Santos lavorano sul tema del paesaggio e della trasformazione, instaurando un dialogo con la geologia dei calanchi e la storia delle frane di Civita. Voir Humain (Palermo, 1997) e Federica Ilacqua (Messina, 1995) intervengono con scarabocchi e poesie, mentre Dora Tass (Roma, 1969) introduce attraverso l’ologramma una dimensione sospesa tra memoria, tecnologia e futuro.

Come cambia questa pluralità nell’ambito del progetto?
Nella mostra Noumeni si amplia ulteriormente con Silvia Iorio (Roma, 1977) che porta nella cisterna le sue visioni cosmiche, tra Palantir e gli asteroidi; mentre Valentina Sciarra lavora sulla relazione tra forma, materia e percezione attraverso marmo e ceramica. Antonella Zazzera (Todi, 1976), con il suo quadro-scultura in fili di rame, evoca il tessuto spazio-temporale e le forze che agiscono sulla materia. Ancora Dora Tass, con sculture e ologrammi, e Gulia Lusikova (Minsk, Bielorussia, 1967), attraverso ceramiche metamorfiche, contribuiscono a mettere in crisi l’idea di una realtà stabile e definitiva.
Infine, il video realizzato da Simona Cuomo Sabelli (Napoli, 1963) e Valentina Sciarra e la performance Sotto la pelle animali strani di Alice De Crais (Roma, 2000) e Giorgia Grassi (Roma, 1997) introducono una dimensione corporea, in cui il paesaggio viene letto come un’estensione del corpo e delle relazioni umane. Il denominatore tra gli interventi, pur nella differenza dei linguaggi, è dunque il tentativo di non imporre un’opera al luogo, ma di interrogare e lasciarsi interrogare da Civita e dalle sue stratificazioni. Il borgo diventa un dispositivo di ricerca, capace di modificare la percezione delle opere e, allo stesso tempo, di essere riletto attraverso di esse.

Luca di Liuzo, Untitled (Paesaggio) 50x60 2026 tecnica mista su legno, installation view progetto Eidoes a Civita di Bagnoregio, 21 Settembre 2026. Foto: L'Artista. Fabio Sindici in occasione di Eidos
Luca di Liuzo, Untitled (Paesaggio) 50×60 2026 tecnica mista su legno, installation view progetto Eidoes a Civita di Bagnoregio

Puoi dirci di più sulla necessità di superare i confini tra le discipline?
Penso che lavorare sull’interdisciplinarità e il dialogo sia essenziale, a prescindere da questo progetto. Oggi l’intelligenza artificiale rischia di usurpare il nostro immaginario creativo, quindi, saper confrontarsi con diverse discipline è indispensabile per andare oltre gli standard.

La geologia di Civita ritorna simbolicamente in molte opere. Come avete lavorato sul rapporto tra i movimenti della Terra e quelli di percezione, memoria e immaginazione?
Civita è un luogo dalle molteplici e continue sorprese, con cui gli artisti hanno sentito il bisogno di mettersi alla prova, lavorando in luoghi e condizioni inconsueti. Come Silvia Iorio che è intervenuta nella cisterna; oppure Dora Tass che ha portato la visionaria tecnologia degli ologrammi o Antonella Zazzera che ha usato come medium dei fili di rame. O ancora, come in Obsession (l’amoureuse), installazione video realizzata a quattro mani da Simona Cuomo Sabelli e Valentina Sciarra che mette in rapporto il territorio con tematiche di genere.

Civita di Bagnoregio, insieme a Bolsena, è tra le finaliste come Capitale dell’arte contemporanea 2028. Che ruolo può avere un progetto come “Eidos” nel costruire una prospettiva culturale di lungo periodo per il territorio, oltre le due settimane dell’evento?
L’arte, nelle sue diverse manifestazioni è un elemento imprescindibile per lo sviluppo umano e culturale di un territorio. Nello specifico, l’arte contemporanea, con la sua molteplicità di sguardi e linguaggi, può contribuire vivamente alla crescita, quindi ci auguriamo che questa sia solo la prima edizione di un festival destinato a crescere nel tempo diventando un appuntamento fisso nel calendario cittadino.

Ludovica Palmieri

Civita di Bagnoregio // dal 26 settembre al 10 ottobre 2026
Eidos
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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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