La via italiana del Simbolismo nella mostra alla Fondazione Magnani-Rocca
Sirene e fauni, Pigmalione e Semiramide, paesaggi come luoghi dell’anima e una poetica che oltrepassa il naturalismo per rivolgersi alla carica simbolica dell’immagine: la mostra alla Fondazione parmigiana si concentra sulle ricerche degli artisti italiani che seguirono le orme dei simbolisti europei
Qualche settimana fa tutti parlavano della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiani di Traversetolo, Parma, vittima di un furto clamoroso. Ora le bocche sull’episodio sono cucite, le ipotesi sulle motivazioni dei malviventi si sono sgonfiate e il caso è nelle mani dei carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale.
La mostra Simbolismo in Italia alla Magnani-Rocca
Nelle sale della “Villa dei capolavori” non si scorgono tracce dell’illecito e i pavoni – una delle attrazioni naturali del museo – continuano a pavoneggiarsi, come se nulla fosse successo. E in effetti negli spazi destinati alle esposizioni temporanee nulla è successo, poiché la banda criminale ha puntato alla collezione permanente, fuggendo all’arrivo dei custodi. Prosegue quindi senza scossoni la mostra Simbolismo in Italia, a cura di Francesco Parisi, che si pone l’obiettivo di aggiornare il dibattito critico su quella tendenza che, tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e i primi del Novecento, ha dilagato in Europa ed è giunta, pur se con minore potenza e con un sottofondo spesso ancora legato alla tradizione, anche in Italia. Non è la prima rassegna a mettere a fuoco le esperienze di quegli artisti che vollero lasciarsi alle spalle Verismo e Naturalismo, scegliendo dipingere o scolpire soggetti carichi di “simboli”: ricordiamo l’esposizione pressoché omonima organizzata a Padova, negli spazi di Palazzo Zabarella, tra 2011 e 2012, cui è seguita Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra a Palazzo Reale di Milano nel 2016.
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Che cos’è il Simbolismo
Dare una definizione univoca del Simbolismo, come si può immaginare, non è semplice dal momento che il simbolo è “qualsiasi elemento atto a suscitare nella mente un’idea diversa da quella offerta dal suo immediato aspetto sensibile” (Treccani) e di conseguenza gli esiti di quella tendenza sono spesso intrisi di un pizzico di mistero. Le difficoltà si moltiplicano se l’ambito viene ristretto al territorio italiano e alle arti visive del periodo considerato, le quali innestavano un contenuto simbolico a una tecnica che poteva riferirsi al divisionismo, al liberty, al naturalismo o al classicismo.
Le sezioni della mostra sul Simbolismo a Traversetolo
Il Simbolismo non fu un’esclusiva delle arti visive: ecco allora che la mostra alla Magnani-Rocca prende il via dalle fonti letterarie che ispirarono o corsero parallele ai dipinti e alle sculture: Gabriele D’Annunzio, Angelo Conti, Vittore Grubicy tracciarono le coordinate teoriche di una nuova sensibilità fondata sulla trasfigurazione del reale e sulla centralità del sentimento. Le riviste divulgarono gli ideali estetici europei, anche di ispirazione preraffaellita (lo testimoniano un disegno di Edward Burne-Jones e un bozzetto di Arnold Böcklin), e misero le basi per l’interesse da parte degli artisti italiani. Le sezioni seguenti si concentrano sulla pittura di storia, che per i simbolisti è soprattutto quella antica greca e romana, con incursioni tra personaggi e divinità babilonesi e orientali: ne sono prova i dipinti di Cesare Saccaggi, la cui Semiramide è stata scelta come immagine guida del progetto. Il nucleo intitolato Nei boschi e nei mari degli dei espone opere che combinano il paesaggio con figure mitologiche: dai fauni di Ettore Tito e di Mario De Maria – proverbiali anche i suoi notturni – alle fascinose e minacciose sirene che hanno ispirato Abisso verde, un capolavoro di Giulio Aristide Sartorio. Per illustrare il femmineo inteso nella doppia veste angelica e diabolica, spirituale e seduttiva, sono convocati i lavori dell’ancora sottovalutato Domenico Baccarini, di Franz von Stuck, di Galileo Chini e di Pietro Nomellini, ma anche dello scultore Adolfo Wildt. L’amore nella vita di Giuseppe Pellizza da Volpedo e Fiori nell’abisso di Emilio Longoni sono invece emblemi di un paesaggio che diventa spazio interiore, mentale, mentre una serie di opere che si spingono fino agli anni Trenta del Novecento documentano la persistenza del Simbolismo nell’arte italiana. Ai dipinti e alle piccole sculture si intervallano le opere grafiche (non poteva mancare Alberto Martini) che raccontano “in bianco e nero” le tematiche presentate.
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Luci e ombre sulla mostra
Il progetto è senza dubbio ampio e rilevante, ma l’allestimento presenta alcune criticità: il percorso non è sempre fluido, del resto gli spazi destinati alle mostre temporanee alla Magnani-Rocca non sono vastissimi: ad esempio alcune delle opere riunite in catalogo sotto il capitolo Geografie dell’invisibile sono collocate in sale lontane tra loro. Anche le luci, in particolare nel caso di grandi dipinti caratterizzati da toni scuri, non sono proprio il massimo: alcune opere sono davvero difficili da osservare a causa di sgradevoli riflessi. Infine, oltre agli artisti celebri – va citato anche Gaetano Previati, ovviamente – lungo il percorso si incrocia una moltitudine di pittori e scultori poco noti, le cui opere provengono perlopiù da collezioni private: didascalie parlanti o Qr code, in aggiunta ai consueti pannelli di inquadramento, avrebbero senz’altro favorito la comprensione di una mostra piuttosto complessa.
Marta Santacatterina
Traversetolo (Parma) // Fino al 28 giugno 2026
Simbolismo in Italia
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4,
Mamiano di Traversetolo (Parma)
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