Tra eroi, antieroi e pura umanità una mostra a Roma diventa metafora della crisi attuale
Continuando a interrogarsi sulle incertezze dell’esistenza, sulle contraddizioni del potere e della cultura contemporanea, Adrian Tranquilli propone a Palazzo Braschi un corpus di opere inedite che in questo momento difficile, suscitano domande e riflessioni più che suggerire facili soluzioni
Le sale del piano terra del Museo di Roma Palazzo Braschi presentano It’s Happening Again, la mostra personale dell’artista Adrian Tranquilli (Melbourne, 1966, cresciuto a Roma) a cura di Studio Stefania Miscetti, in mostra fino al 24 maggio.
“Sta accadendo di nuovo”, Adrian Tranquilli e Studio Stefania Miscetti ancora una volta insieme, per presentare al pubblico un corpus di opere inedite. La cornice è il cortile del Museo di Roma Palazzo Braschi, edificio settecentesco di committenza pontificia dal quale si scorgono i solenni gruppi scultorei delle fontane di Piazza Navona. Ed è proprio in questa acropoli della storia e della cultura occidentale che Adrian Tranquilli, innescando i suoi cortocircuiti tra significanti e significati, mette in crisi i sistemi di potere.

I castelli di carta di Adrian Tranquilli in mostra a Palazzo Braschi di Roma
Adrian Tranquilli tira fuori dal suo inesauribile mazzo di carte delle nuove opere: dopo l’impresa del San Pietro realizzato con 50.000 carte (All is Violent, All is Bright, 2009) è la volta del monolite dell’Odissea di Kubrick (Endsong, 2025).
Nero e imponente, il misterioso parallelepipedo che guida e interroga l’intelligenza umana cambia pelle, sfaccettandosi in centinaia di volti del Joker.
Le sculture di Tranquilli, nonostante le proporzioni monumentali, proprio come i castelli di carta – che ricordano – appaiono fragili e sospese, vincolate a un equilibrio instabile che potrebbe essere demolito in un soffio. Un paradosso concettuale che evidenzia la natura contraddittoria dei monumenti romani, simboli del potere temporale e spirituale; dal momento che se la materia che li plasma è durevole e compatta, il potere che celebrano è caduco e precario.
Nell’indagine tra reale e apparente si insinua la figura dell’antieroe, Joker, nemesi dell’uomo pipistrello, la cui immagine viene perpetuata anche nel grande libro pop-up in mostra (My Little White Book, 2026). Protagonista di questo nuovo capitolo, il Joker di Tranquilli assume estrema complessità, diventa emblema del male capovolto da Foucault, nella sua ridefinizione di follia (Michel Foucault, Storia della follia nell’età classica, Rizzoli, Milano 1963). L’artista induce il pubblico a dubitare su chi siano realmente i cattivi e chi i buoni. Chi si cela sotto la maschera?
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Il fumetto come metafora di crisi nelle opere di Adrian Tranquilli a Roma
Ma cosa avranno in comune Joker, Kubrick, il pipistrello di Gotham City, le montagne di Lynch e i God Is an Astronaut? Probabilmente nulla, ma nelle opere visionarie di Tranquilli tutto acquisisce un senso, se si impara a osservarle dalla giusta prospettiva. Sacro e profano, musica e fumetto si fondono in un innesto simbolico che diventa metafora della crisi.
È proprio l‘indagine antropologica sull’arbitrarietà dei simboli nella cultura occidentale a nutrire da anni il lavoro di Adrian Tranquilli. Debitore ai suoi maestri e amici, l’antropologa e filosofa Ida Magli e il sociologo Sergio Brancato, l’artista costruisce un universo espressivo popolato da codici svuotati e ribaltati dal loro significato originario. Tranquilli li mastica, mutandone la forma e il significato, mostrando le crepe che minacciano le fragili fondamenta della società.
Ciò che culturalmente ci appare immediato e rasserenante, sul piano cognitivo suscita perplessità e suggerisce l’inganno. Ragione e percezione sono minacciate da simboli secolari che, somministrati con regolarità, fuorviano l’osservatore: Tranquilli li smaschera.
A Roma l’omaggio all’imperfezione umana di Adrian Tranquilli
Adrian Tranquilli ci insegna che l’esperienza dello sguardo inganna. Nella scultura intitolata In Excelsis 6 (2024) il Batman alla colonna si sovrappone all’iconografia cristologica; la scultura non celebra il supereroe di Bob Kane, né quello dei cristiani, bensì omaggia l’essere mortale, inchiodato alla sua condizione di precarietà esistenziale. Basta demolire certi miti, sradicare le certezze per scatenare il caos. Se gli eroi della nostra cultura si spogliassero di ogni potere, chi salverebbe l’umanità, se non l’umanità stessa?
Ritorna in questi ultimi lavori la poetica della serie fotografica Know Yourself (2002), narrazione per immagini di un lungo viaggio, tra New York, Roma e Armenia, che si traduce in un’analisi antropologica e sociale attraverso l’interpretazione dei codici culturali.
Gemma Gulisano
Roma // Fino al 24 maggio 2026
It’s Happening Again. Adrian Tranquilli
Museo di Roma Palazzo Braschi, Piazza di S. Pantaleo, 10
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