Una mostra a Milano fa dialogare visionari paesaggi contemporanei con un acquerello del grande Turner. Recensione e intervista 

Nella sua mostra personale da Robilant+Voena, Maria Kreyn presenta nuovi paesaggi le cui chiavi di lettura sono il mutamento costante e la rigenerazione, in relazione a un’opera dell’artista inglese. E Kreyn ci ha raccontato la mostra

Riscoprire l’importanza del tempo e di un dialogo attivo col passato. La mostra di Maria Kreyn (Nizhny Novgorod, 1987), Continuum, è la prima personale dell’artista statunitense a Milano e riunisce paesaggi carichi di pathos che riflettono stati d’animo e mischiano figurazione, geometrie astratte, atmosfere conturbanti e riferimenti alla storia dell’arte, con un acquerello del celebre pittore inglese di paesaggi William Turner.  

Maria Kreyn: Continuum, Robilant+Voena, installation view
Maria Kreyn: Continuum, Robilant+Voena, installation view

Maria Kreyn e William Turner a Milano 

La mostra offre al pubblico un’interessante selezione di nuovi lavori dell’artista che dialogano, all’interno di spazi ricchi di storia, con un pregiato acquerello di Turner, raffigurante un passo alpino. l’acquerello è The Splügen Pass (1842–43), che venne definito da John Ruskin il miglior paesaggio svizzero mai dipinto dall’Uomo”. L’accostamento mette in relazione le rese atmosferiche che caratterizzano le opere di Kreyn con la visione romantica del paesaggio, propria del pittore inglese. L’esposizione si concentra in particolare sulle marine di Kreyn: composizioni che attingono a un ampio ventaglio di riferimenti, dalla storia dell’arte alla cultura contemporanea, reinterpretati attraverso un linguaggio pittorico immediatamente riconoscibile. Mari impetuosi dai colori accesi, le cui onde si alzano fin quasi a sfiorare i cieli carichi di nubi. Spesso sono attraversati da segni ovoidali, parabolici o lineari, che ricordano un diagramma della sezione aurea o un disegno rinascimentale. In questi lavori il paesaggio sembra non trasmettere quiete e silenzio, ma piuttosto tensione ed un’inquietudine latente. Le opere risultano influenzate dalla sua formazione – autodidatta nella pittura, ha studiato matematica e filosofia presso l’Università di Chicago – e dai suoi interessi per le neuroscienze e la mitologia. 

Motivi e significati della mostra di Maria Kreyn  

Le opere in mostra sono attraversate da visioni di portali, geometrici e ovoidali: simboli che per l’artista rappresentano l’ingresso in nuove realtà e la possibilità di attingere a una sorgente più ampia. Da qui il titolo Continuum, che evoca una rigenerazione costante e un dialogo con la storia, una riflessione sul fatto che menti umane prima di noi abbiano osservato gli stessi luoghi e condiviso emozioni simili. Il dialogo che si crea tra il paesaggio di Turner e le opere di Kreyn invita il visitatore a chiedersi qual è il rapporto tra l’essere umano e la natura. “The Splügen Pass è raffigurato come un valico sublime, dalla bellezza drammatica e pericolosa”, spiega l’artista. “Nel delicato acquerello di Turner vediamo una città che guarda verso un varco, un’ampia soglia tra le montagne. Posso immaginare come i viaggiatori abbiano attraversato questo stesso passaggio per molti secoli, tutti immersi nella natura selvaggia delle Alpi, che dall’altro lato si apre sul caldo paesaggio italiano”. 

Maria Kreyn: Continuum, Robilant+Voena, installation view
Maria Kreyn: Continuum, Robilant+Voena, installation view

“Continuum”: l’importanza della memoria e del dialogo con il passato 

Con questa mostra si realizza un dialogo tra opere di epoche diverse, in apparenza molto lontane tra loro. Il confronto offre al visitatore spunti di riflessione degni di nota su cosa caratterizzi il paesaggio, come il modo in cui questo viene percepito sia cambiato nel tempo e come alcuni temi riescano ad unire personalità distanti nel tempo; un denominatore comune che lega il sentire di personalità affini. “È un po’ la cifra estetica della galleria, questo accostamento tra antico, moderno e contemporaneo non solo da un punto di vista estetico, ma anche contenutistico”, spiega Andrea Sandri, direttore della sede di Milano. “All’artista è piaciuto subito il nostro spazio e quest’idea di mettersi in relazione, in dialogo, anche in confronto-scontro quasi, con un grande maestro come Turner. Non è una competizione: c’è una crescita insieme”. 

Il catalogo della mostra di Maria Kreyn 

La mostra è accompagnata da un catalogo digitale illustrato, che comprende un saggio di Marco Voena che aiuta a contestualizzare il lavoro di Maria Kreyn rispetto alla storia del paesaggio, a partire da Leonardo. Il paesaggio è inteso non solo come la rappresentazione della realtà fenomenica, ma anche di ciò che sentiamo, la rappresentazione fisica dei moti interiori che ci contraddistinguono. Passando per l’Arte Veneta, il Gran tour, l’Arte Russa e osservando le rappresentazioni dei grandi fenomeni naturali tra Sette e Ottocento, quali le eruzioni dei vulcani in Italia, come il Vesuvio. Il catalogo contiene altresì un saggio molto attuale dell’ex rettore dell’Università di Bologna, il professore Ivano Dionigi, sul rapporto tra tecnologia e umanesimo, nel quale configura un novello Prometeo con l’ultima versione del fuoco: l’intelligenza artificiale.  

Intervista a Maria Kreyn 

È la sua prima mostra a Milano: qual è il suo legame con la città?  
La adoro. Credo di essere stata legata all’Italia fin dall’infanzia, senza rendermene conto, perché da tantissimo tempo ammiro i dipinti dei grandi maestri del passato, in particolare quelli italiani. Quindi mi sembra davvero appropriato tornare in questo Paese, che è uno dei miei posti preferiti al mondo. 

Com’è stato esporre a Milano? 
Bellissimo. Lavorare con Robilant+Voena è davvero semplice e hanno questa incredibile visione di unire le opere dei grandi maestri con l’arte contemporanea, che ti permette di fare un viaggio nel tempo con i tuoi eroi. 

Ci parli di questo dialogo. 
Sono cresciuto guardando i capolavori figurativi dei maestri del passato, molti ritratti e opere di stampo barocco. Poi, quando ho scoperto Turner un po’ più tardi, e ho iniziato a dipingere dopo l’università, mi è sembrato che lui facesse con il paesaggio ciò che Rembrandt faceva con la figura. Le mie opere si trasformano in queste due direzioni contemporaneamente, è come dipingere la figura e il paesaggio, e questo è stato un percorso davvero bellissimo per me. Mi piace molto il dialogo con la storia ed è davvero meraviglioso averla proprio davanti a te in una sola stanza. 

Che mi dice delle emozioni presenti nelle sue opere?  
Mi piacerebbe commuovervi. Voglio davvero creare spazi in cui le persone possano sentirsi a casa e in cui possano provare tante cose contemporaneamente e riversare tutti i loro sentimenti nell’opera, come se fosse un amico con cui possono parlare. La gamma delle esperienze umane è così vasta. Il mio obiettivo è cercare di racchiudere tutto in questa finestra, in questo universo. 

Può raccontarci qualcosa sul processo di creazione delle sue opere? 
Inizia in modo caotico e si trasforma in qualcosa di specifico e controllato. Faccio molta pianificazione, ma il processo fisico di realizzazione di questi dipinti è in realtà meravigliosamente caotico e inizia come una sorta di tempesta e poi, man mano che l’idea si cristallizza, mi concentro su ciò che vedete. 

Giulia Bianco 

Milano // fino all’8 maggio 2026 
Maria Kreyn: Continuum 
ROBILANT+VOENA – Via della Spiga, 1 
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Giulia Bianco

Giulia Bianco

Ha frequentato a Milano il Master Economia e Management per l'Arte e la Cultura della 24Ore Business School. Laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Catania con tesi dal titolo “I contratti nel mondo dell’arte”, è specializzata in diritto…

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