Con una mostra di Venezia il grande artista Joseph Kosuth dimostra la sua fiducia nel linguaggio 

Tra nuove produzioni e lavori degli esordi, alla Casa dei Tre Oci il padre dell’arte concettuale continua a ragionare sul valore della parola. E in un’epoca in cui questo sembra corroso, l’artista è comunque ottimista

Se “In principio fu il Verbo”, il Logos – ovvero parola, ragione, discorso – subito dopo venne la scrittura, il graphein: la messa in forma del Logos e del suo significato. Ne è convinto Joseph Kosuth (Toledo, Ohio, 1945), capostipite dell’arte concettuale, che da oltre mezzo secolo, con coerenza e rigore, realizza opere fondate sul “linguaggio”, inteso come dispositivo espressivo dalla valenza ora simbolica, ora tautologica. 

La mostra di Joseph Kosuth alla Casa dei Tre Oci di Venezia 

Questa volta, però, il titolo della mostra – The Exchange Value of Language Has Fallen to Zero – non lascia scampo: qualcosa di grave è accaduto, il linguaggio sembra aver perso il suo valore. È per effetto dell’intelligenza artificiale e dei suoi automatismi semantici, o forse, più verosimilmente, per l’uso superficiale e talvolta sconsiderato che ne fa l’essere umano? Oggigiorno, infatti, la parola ha perso quota ed è sempre più inflazionata, abusata e meno credibile. Questo potrebbe apparire come un punto di non ritorno, una partita ormai persa; eppure, l’ottimismo dell’artista americano – che negli ultimi anni ha trascorso molto tempo in Europa, in particolare in Italia – offre una chiave di lettura diversa: il messaggio è, in fondo, positivo; come a dire che, una volta toccato il fondo, si può solo risalire. 

Joseph Kosuth, One and Three Mirrors,, Tre Oci, Installation View, ph Marco Cappelletti
Joseph Kosuth, One and Three Mirrors, Tre Oci, Installation View, ph Marco Cappelletti

Kosuth a Venezia tra nuove produzioni e opere storiche 

The Chain of Resemblance è un’opera realizzata appositamente per l’occasione: un omaggio a Michel Foucault e alla sua opera Le parole e le cose. La frase scorre luminosa in un tubo al neon, lungo tutta la parete della sala, dialogando con lo spazio architettonico: “Il mondo è semplicemente la convenienza universale delle cose… il mondo è collegato come una catena”. Come per il titolo della mostra, anche quest’opera ci appare come un monito, una suggestione che lo spettatore, consapevole e proattivo, è libero di accogliere o rifiutare. La mostra prosegue al primo piano, dove troviamo i primi lavori di Kosuth, risalenti agli Anni Sessanta, tra cui una delle opere più influenti dell’artista: One and Three Mirrors (1965), il cui significato emerge dalla relazione tra immagine, oggetto e testo, mentre il riflesso dello spettatore entra a far parte dell’opera, consentendogli di interagire con essa.  

Arte, autorialità e comunità secondo Kosuth 

Le tre sale adiacenti ospitano opere che mettono in discussione il concetto di autorialità, a partire da una radicale ridefinizione di pubblico e comunità, quali: The Fifth Investigation (1969), Text/Context (1978/1979) e Where Are You Standing? (1976), si tratta di un poster realizzato per la Biennale di Venezia del 1976 come parte del collettivo International Local; in questa occasione esso viene riproposto e offerto al pubblico. Inoltre, durante la mostra verrà pure installata – in uno spazio pubblico veneziano – l’opera The Seventh Investigation (1970). 

Il legame tra l’artista e Venezia 

Ricordiamo, infine, come il legame tra Kosuth e la città di Venezia è profondo e duraturo. Oltre ad aver vissuto e lavorato in città tra il 2021 e il 2025, l’artista ha partecipato a ben otto edizioni della Biennale Arte, rappresentando anche il Padiglione dell’Ungheria nel 1993, dove ha ricevuto una Menzione d’Onore. A Venezia si trovano inoltre due sue importanti installazioni permanentiThe Material of Ornament (1997), presso la Fondazione Querini Stampalia, e To Invent Relations 

(For Carlo Scarpa), commissionata per la Biennale di Architettura del 2016 e installata nell’Aula Magna Mario Baratto dell’Università Cà Foscari. Si tratta dunque, di una mostra variegata e articolata, dove, tra opere vecchie e nuove, tutto si tiene: perché, come sostiene il maestro, alla fine esse, tutte assieme, costituiscono un’unica grande opera d’arte il cui fine è la creazione di sempre nuovi significati. 

Adriana Scalise 

Venezia // Fino al 22 novembre 2026 
Joseph Kosuth. The-Exchange-Value-of-Language-Has-Fallen-to-Zero
CASA DEI TRE OCI – Fondamenta Zitelle, 43 
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Adriana Scalise

Adriana Scalise

Adriana Scalise lavora presso l'Archivio della Biennale di Venezia, laureata in Lingue Orientali (Arabo) e in Conservazione dei Beni Culturali (Storia dell'Arte) da oltre dieci anni nutre interesse nei confronti della Fotografia nelle sue varie declinazioni (storia, estetica e pratica…

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