In Spagna è nata una nuova fondazione per l’arte contemporanea. Il collezionista Gabriel Calparsoro ce l’ha raccontata

La Fondazione Calparsoro vuole portare l’arte ovunque: non solo nei musei, ma anche in centri educativi e penitenziari. Gabriel Calparsoro ci ha spiegato la storia della collezione, della fondazione e la sua attenzione per gli artisti spagnoli (ma con uno sguardo internazionale)

Nell’ecosistema dell’arte, il collezionista e mecenate è da sempre una figura centrale, che negli ultimi anni si è evoluta, assumendo ruoli diversi. In Spagna alcuni filantropi, che svolgono un ruolo attivo di ponte fra gli artisti, le istituzioni e il pubblico, preferiscono spesso restare nell’anonimato.  È il caso di Gabriel Calparsoro, collezionista colto e discreto originario di San Sebastián, che solo di recente ha associato il proprio nome alla presentazione nel Museo Lazaro Galdiano di Madrid di Once Again … (Statues never die), opera del noto videoartista e filmaker britannico Isaac Julien (Londra, 1960).

Gabriel Calparsoro con Isaac Julien e José Gorritxo alla presentazione della Fundación Calparsoro. Ph: Santiago Herranz
Gabriel Calparsoro con Isaac Julien e José Gorritxo alla presentazione della Fundación Calparsoro. Ph: Santiago Herranz

La Fondazione Calparsoro: storia, opere, significati

Ilprimo atto ufficiale della neonata Fondazione Calparsoro – sorta con il proposito di condividere le opere della collezione privata con un pubblico più vasto ed eterogeneo – è avvenuto non a caso all’interno della residenza dell’editore e collezionista José Lazaro Galdiano (Beire, 1862 – Madrid, 1947), piccolo museo oggi gestito dal Ministero della Cultura spagnolo, dotato di una squisita collezione di pittura, scultura e oggetti d’arte, dal Gotico al Novecento. La video installazione di Isaac Julien esemplifica in maniera eccellente il gusto e gli interessi culturali di Gabriel Calparsoro. Vero e proprio film di 30 minuti – commissionato nel 2022 dalla Barnes Foundation di Filadelfia per il suo centenario – ha per oggetto il dibattito critico sul valore e il significato dell’arte africana nelle istituzioni occidentali, e tocca temi come il colonialismo della cultura materiale e gli effetti delle convenzioni razziali sulla creatività delle minoranze etniche e sociali. La collezione di Gabriel Calparsoro non è estesa per numero di opere (circa 180), ma è raffinata nel gusto e coerente nei contenuti. Comprende lavori di artisti per lo più nordamericani (ma non solo) portatori di forti messaggi di carattere politico e sociale, soprattutto in relazione alle cause delle minoranze etniche e di genere sessuale.

Parola a Gabriel Calparsoro

La mia passione per l’arte contemporanea inizia fra la fine degliAanni Ottanta e la metà degli Anni Novanta”, racconta Gabriel Calparsoro, “durante il soggiorno a New York per gli studi post-laurea in copywriting e pubblicità. Mi trovavo in un periodo complesso della mia vita e l’incontro con l’arte fu per me una vera e propria ancora di salvezza: mi aiutò a capire me stesso, ad accettarmi e crearmi un’identità”. È allora quando Gabriel scopre che l’arte parla della vita, dell’ambiente sociale che ci circonda e anche di temi tabù come l’AIDS, che allora sconvolgeva le comunità omossessuali di tutto il mondo. Non è un caso che Gabriel sia oggi membro di Act Up, associazione internazionale per combattere la crisi dell’AIDS.

La ricerca e lo studio delle acquisizioni della collezione

La consapevolezza di creare una vera e propria collezione viene, però, più tardi, con l’acquisto di una fotografia di Nan Goldin. “La collezione cresce lentamente nel tempo, perché a monte esiste un lungo processo di studio e di approfondimento del lavoro di un artista, prima di individuare l’opera che rispecchi le nostre esigenze emotive e intellettuali e di realizzarne l’acquisto”.  Nel catalogo della Fondazione Calparsoro, oltre ad Isaac Julien, si contano opere di artisti concettuali nordamericani come Adam Pendleton, Glenn Ligon e Theaster Gates, del pittore Jonathan Lasker, del fotografo tedesco Wolfgang Tillmann, del giovane artista queer nordamericano Luis Fratino, di Portia Zvavahera, pittrice dello Zimbawe, dell’italiana Rosa Barba e delle scultrici Carol Bove, Monica Mays e June Crespo, accomunate dall’impiego di materiali poveri, di carattere post-industriale. 

La Fondazione Calparsoro tra grandi musei e nuove forme di inclusione

Quest’anno la Fondazione ha donato al Museo Reina Sofia due opere di Barbara Hammer, regista femminista ed esponente della lesbian culture.  “Da tempo sono membro del Consiglio internazionale di mecenatismo del Reina e non è la prima volta che faccio una donazione al museo”, prosegue Calparsoro che quest’anno ha ricevuto anche il Premio A alla migliore collezione privata dalla Fondazione Arco. “Ma mi fa onore che il direttore Manuel Segade abbia scelto di includere il video di Hammer già nel nuovo allestimento della collezione permanente”. Gabriel e il suo compagno da tempo meditano su come rendere pubblica la collezione. “Ci è sembrato più consono sperimentare formule meno convenzionali di fruizione dell’arte: sviluppare, cioè, progetti a partire dal significato delle opere, per generare conversazioni e dibattiti sulla vita. L’idea è collaborare con centri educativi, luoghi penitenziari, collettivi di gente emarginata o con disabilità, che non hanno un rapporto quotidiano con le arti visive. Non cerchiamo un impatto mediatico, ma vogliamo tentare di replicare gli effetti benefici che l’arte ha avuto sulla mia esperienza personale”.

June Crespo, Velos (Párpados), 2022
June Crespo, Velos (Párpados), 2022

Progetto Catapulta: una base per gli artisti spagnoli nel mondo

Arte come messaggio politico, come iniziativa sociale o di lotta all’emarginazione; arte con salvavita, come incidente critico in grado di suscitare riflessioni profonde. Gabriel Calparsoro ha chiari gli obiettivi del suo mecenatismo, che si riflette anche nella presenza attiva all’interno del Progetto Catapulta, nato da poco in Spagna per impulso di Francesca Thyssen.  “È una piattaforma che riunisce una dozzina di collezionisti, per potenziare la dimensione internazionale degli artisti spagnoli. Tra le iniziative c’è anche un premio-acquisizione in ArcoMadrid, ripartendo con un’istituzione straniera interessata il prezzo di acquisto del lavoro di un artista spagnolo presente in fiera”. La prima edizione del Premio Catapulta è stata vinta dalla scultrice June Crespo, con l’acquisizione di due opere destinate alla National Gallery of Art del Canada.

Collezionisti e mecenati di domani

La Spagna, con la sua cultura, è oggi al centro di curiosità e di interesse internazionale”, conclude Gabriel Calparsoro. “È un peccato, però, che l’Iva culturale non allineata al resto dei Paesi europei penalizzi il nostro mercato. Come collezionisti, siamo parte attiva dell’ecosistema dell’arte contemporanea e abbiamo il dovere di continuare a lottare al fianco dei galleristi per abbattere il pregiudizio di chi considera il collezionismo come un’attività solo d’élite. Esistono oggi tanti giovani, con meno potere acquisitivo, ma altrettanta passione per l’arte, che diventeranno i grandi mecenati di domani”.

Federica Lonati

Scopri di più

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Federica Lonati

Federica Lonati

Federica Lonati (Milano, 1967), giornalista professionista italiana, dal 2005 vive a Madrid. Diploma al Liceo Classico di Varese e laurea in Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Milano, si è formata professionalmente alla Prealpina, quotidiano di Varese, scrivendo di cronaca,…

Scopri di più