In una mostra a Napoli è possibile perdersi senza urgenza in un equilibrio instabile. La recensione 

Alla Andrea Nuovo Home Gallery la mostra collettiva A Gentle Collapse presenta un percorso espositivo che si sviluppa come sistema relazionale, in cui le opere attivano slittamenti percettivi e semantici creando una connessione tra arte contemporanea e perturbante 

La mostra A Gentle Collapse, curata da Marta Ferrara all’Andrea Nuovo Home Gallery di Napoli, riflette sullo stato psichico contemporaneo attraverso una costruzione spaziale e percettiva articolata. Con opere che spaziano tra fotografia, pittura, incisione e installazione, il percorso genera una sensazione di instabilità, sviluppandosi come un sistema di relazioni in cui il senso emerge gradualmente, attraverso slittamenti tra elementi familiari e forme alterate. Il riferimento implicito ad Alice nel Paese delle Meraviglie introduce una logica non teleologica, in cui l’esperienza è definita da una condizione di attraversamento e spaesamento. Come emerge nel testo curatoriale, il progetto si fonda su una tensione tra necessità di orientamento e proliferazione delle possibilità, evidenziando la fragilità dei modelli decisionali lineari nell’attualità. Il “collasso” evocato dal titolo si manifesta come un processo di disarticolazione delle strutture percettive e cognitive. 

A Gentle Collapse, Andrea Nuovo Home Gallery, Installation View, Ph Amedeo Benestante
A Gentle Collapse, Andrea Nuovo Home Gallery, Installation View, Ph Amedeo Benestante

Il percorso espositivo all’Andrea Nuovo Home Gallery 

L’impianto architettonico della galleria svolge un ruolo determinante, introducendo con i due livelli una scansione quasi drammaturgica del percorso. Il primo, con opere che interrogano la manipolazione di materia e immagine, è caratterizzato da una dimensione raccolta; il secondo, più aperto e luminoso, propone installazioni e lavori grafici che agiscono attraverso tensioni sottili e straniamenti diffusi. 

Gli artisti di “A Gentle Collapse” a Napoli 

Al livello inferiore, le pratiche di Dorottya Vékony (Budapest, 1985) e Matteo Silverii (Napoli, 1994) dialogano sulle trasformazione di natura e immagine. 
In Extended Blooming, Vékony presenta una serie di fotografie che simulano processi di ingegneria genetica attraverso composizioni vegetali artificialmente modificate. Questi “ritratti botanici”, sospesi tra documento scientifico e finzione speculativa, generano forme ibride che mantengono una riconoscibilità superficiale, introducendo al contempo elementi di dissonanza. Il dispositivo attiva così una doppia lettura, in cui l’estetica seduttiva dell’immagine si intreccia a una dimensione di inquietudine legata alla consapevolezza dell’intervento umano sugli ecosistemi. 

Parallelamente, la pittura di Silverii si sviluppa attraverso una logica di iterazione e accumulazione seriale. Le serie Hyésouhyiòs e Figurines presentano superfici pittoriche stratificate, popolate da figure che emergono e si dissolvono in campiture cromatiche sature. La ripetizione ossessiva del soggetto si configura come una riflessione sulla persistenza dell’immagine nell’epoca della sovrapproduzione visiva. Le sue tele introducono una qualità glicata, in cui la frammentazione e l’acidità cromatica destabilizzano la lettura spaziale, generando una tensione tra costruzione e disfacimento dell’immagine. 

Il cambio di passo al piano superiore dell’Andrea Nuovo Home Gallery 

Il piano superiore introduce un cambio di registro percettivo, mantenendo tuttavia continuità con il nucleo concettuale della mostra. Nelle opere di Flora Villaumié (Parigi, 1999) e Zoë Pelikan (Vienna, 1996) il perturbante emerge attraverso piccoli slittamenti e disallineamenti all’interno di strutture apparentemente ordinate. 
La pratica incisoria di Villaumié si fonda su una costruzione rigorosa dell’immagine, con opere dal un segno controllato e composizioni attentamente bilanciate che evocano scenari ordinati solo in apparenza. Infatti, dettagli incongrui, cortocircuiti temporali e slittamenti simbolici ne mettono in crisi la leggibilità.

All’Andrea Nuovo Home Gallery di Napoli l’esperienza corporea di Pelikan 

Con Out of Touch, Zoë Pelikan presenta un’installazione che coinvolge la dimensione corporea e relazionale del visitatore. Il lavoro si compone di oggetti scultorei e funzionali solo in apparenza, realizzati con materiali dal carattere arcaico e fortemente tattile. Tra questi, una serie di tazze da caffè inutilizzabili trasformano un’azione familiare in un’esperienza di disfunzione. L’opera agisce come una metafora concreta di dinamiche relazionali e comunicative interrotte. La perdita della funzione diventa traduzione materiale di un’impossibilità di corrispondenza, dove il venir meno della reciprocità si manifesta attraverso una logica di dispersione e sottrazione. 

Nel complesso, la mostra si configura come un sistema corale privo di gerarchie, in cui i lavori operano come elementi interdipendenti e in cui il significato emerge per accumulo e interferenza. Il perturbante non è mai dichiarato, ma si manifesta come effetto di disallineamenti percettivi e semantici, attivando nel visitatore una negoziazione continua con una realtà instabile.  

Diana Cava

Napoli // fino al 18 maggio 2026  
A Gentle Collapse  
ANDREA NUOVO HOME GALLERY , Via Monte di Dio, 61 
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