Alternative Practices and Unbound Forms: African Artists Across Recent Biennales

Informazioni Evento

Luogo
PRIMO MARELLA GALLERY
Via Valtellina, 31, 20159 Milano, MI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
09/04/2026

ore 18

Generi
arte contemporanea, collettiva

Alternative Practices and Unbound Forms: African Artists Across Recent Biennales si configura come una cartografia critica e sensibile delle pratiche artistiche sviluppate in ambito africano ed emerse nel contesto delle recenti biennali internazionali.

Comunicato stampa

Primo Marella Gallery Milano è lieta di annunciare una nuova mostra collettiva, Alternative Practices and Unbound Forms: African Artists Across Recent Biennales, che inaugurerà giovedì 9 aprile, 2026 alle ore 18:00 nel nostro spazio milanese.

Alternative Practices and Unbound Forms: African Artists Across Recent Biennales si configura come una cartografia critica e sensibile delle pratiche artistiche sviluppate in ambito africano ed emerse nel contesto delle recenti biennali internazionali. La mostra mette in luce il momento in cui la materia smette di essere semplice supporto per assumere il ruolo di linguaggio e struttura dell’opera.

In queste ricerche, l’adozione di materiali non convenzionali – eterogenei, residuali, organici o industriali – non è dettata da una volontà decorativa, ma si inscrive in una ridefinizione epistemologica dell’arte: una costruzione che parte dalla materia stessa e lascia che siano i suoi processi di accumulo, stratificazione e tensione a generare forma e significato.

Lungi dal ridursi a categorie etniche o a letture riduttivamente identitarie, gli artisti qui riuniti elaborano vocabolari visivi autonomi e riconoscibili, capaci di sottrarsi a ogni tassonomia esotizzante. Le loro opere mostrano un uso della materia come campo operativo: superfici costruite per addizione, compressione o cucitura, elementi modulari che si espandono nello spazio e strutture che crescono fino a diventare ambienti.

La materia non è mai neutra: incorpora l’uso, la provenienza, la memoria e il gesto, diventando principio attivo della composizione.

Ciò che un decennio fa era percepito come sperimentazione radicale si è imposto come una delle direttrici più incisive della pratica contemporanea, dove annodare, cucire, intrecciare, assemblare e dipingere diventa un gesto ripetuto e trasformativo, capace di rendere percorribili e vivibili superfici, corpi e installazioni.

Dalle prime edizioni della Biennale di Venezia tra gli anni Trenta e Settanta, emerge chiaramente come gli artisti africani e afro-discendenti siano stati a lungo marginalizzati all’interno di un sistema espositivo eurocentrico. Nelle edizioni più recenti si registra invece un’inversione radicale di questo paradigma: tali pratiche occupano oggi una posizione centrale, contribuendo in modo determinante alla definizione del discorso curatoriale contemporaneo.

L’attuale visibilità non è dunque il risultato di una semplice apertura progressiva, ma l’esito di una trasformazione profonda dei criteri attraverso cui l’arte contemporanea viene letta e legittimata. In questo contesto, tutti gli artisti qui analizzati hanno partecipato alla Biennale di Venezia negli ultimi anni o vi saranno presenti nell’edizione 2026 – In Minor Keys, curata da Koyo Kuoh. Ogni Biennale recente conferma non solo la presenza acquisita, ma soprattutto l’impatto concreto di queste pratiche sulla ridefinizione del contemporaneo.

Come osserva Simon Njami, non si tratta della semplice inclusione di un fenomeno emergente, ma del riconoscimento di una presenza già attiva, capace di incidere radicalmente su un sistema dell’arte globale a lungo monolitico.