La più vasta mostra collettiva mai organizzata sta tutta rinchiusa in un codice QR
Si riaffaccia il progetto dissacrante della New Gallery con un’idea radicale: una maxi-collettiva da oltre 1.800 nomi che trasforma l'intero network del contemporaneo in una gigantesca opera d'arte totale e in continua espansione
Che cos’è che determina il valore di un’opera d’arte? È l’oggetto in sé o l’infrastruttura di relazioni, convalide istituzionali, sguardi critici e passaggi di mercato che gli si muove attorno? Attorno a questa domanda – fondamentale per la storia del concettuale, da Marcel Duchamp a Piero Manzoni, fino alle più recenti derive digitali – si sviluppa la riattivazione della New Gallery. Lo “spazio”, nato nel 2007, torna oggi sulla scena con Il Sistema dell’Arte, un progetto che si autodefinisce come “la più grande mostra collettiva mai realizzata” e che fissa una stima iperbolica: 500 milioni di euro. Ma non si tratta di una provocazione finanziaria fine a se stessa. Dietro questa cifra si cela un cortocircuito teorico vertiginoso.
Chi c’è dietro la New Gallery
La New Gallery nasce come una finta galleria d’arte, un’invenzione mirata a confondere e scardinare i codici del sistema. Non è uno spazio fisico commerciale, ma un gruppo artistico anonimo che utilizza lo strumento dell’art strike, della beffa e del sabotaggio situazionista per mettere a nudo le contraddizioni, le vanità e i meccanismi del contemporaneo. Questo collettivo ha una tradizione di azioni di disturbo memorabili, caratterizzate da un’ironia dissacrante: una finta inaugurazione che prese di sorpresa l’intero ambiente capitolino, giocando sull’attesa e sulla legittimazione automatica che il pubblico concede a un nuovo spazio; la diffusione di una finta lista di artisti per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia del 2011 curato all’epoca da Vittorio Sgarbi, un’operazione di fake news speculativa ideata per testare i riflessi della stampa settoriale; il celebre “blitz odoroso” durante l’inaugurazione a L’Attico di Fabio Sargentini. Spargere naftalina tra il pubblico aveva un chiaro valore simbolico: denunciare il “vecchiume” e l’istituzionalizzazione di un sistema ormai museificato, anche a costo di scontrarsi con mostri sacri della storia galleristica italiana.

Il progetto della New Gallery spiegato dalla New Gallery
Nel contesto del nuovo progetto Il Sistema dell’Arte, la scelta di riattivare proprio la New Gallery dopo anni di posizionamento strategico non è casuale, ma risponde a una precisa coerenza storica e teorica: “Il progetto nasce dalla raccolta dei nomi che compongono il sistema dell’arte contemporanea”, spiegano ad Artribune quelli della New Gallery. “Dopo diversi tentativi di dare forma a questo elenco, abbiamo scelto il QR Code perché è uno strumento capace di contenerlo nella sua interezza e di mantenerlo aperto e leggibile. A quel punto il QR Code ha smesso di essere un semplice supporto: contenendo al proprio interno il sistema dell’arte, è diventato esso stesso l’opera. La stima di 500 milioni di euro nasce da questo passaggio: il valore non viene attribuito a un oggetto qualsiasi, ma a un oggetto che incorpora il sistema che normalmente attribuisce valore. Non si tratta semplicemente di attribuire un valore a un oggetto. La stima viene attribuita a un QR Code che incorpora il sistema dell’arte stesso. Il cortocircuito nasce da qui: l’oggetto contiene il meccanismo che normalmente produce e legittima il valore. L’opera non coincide con una singola esposizione. Il sistema dell’arte cambia continuamente e il progetto è pensato per accompagnarne le trasformazioni. Per questo l’elenco resta aperto e le future attivazioni ne rappresenteranno aggiornamenti e nuove configurazioni”.
L’elenco dei 1800 nomi de “Il Sistema dell’Arte”
Se prima la New Gallery attaccava il sistema dall’esterno (con la naftalina o le false liste), oggi ha cambiato radicalmente strategia: lo attacca dall’interno, fagocitandolo. Raccogliere oltre 1.800 nomi di quegli stessi critici, giornalisti e galleristi che un tempo li “sgamavano” o li liquidavano come “situazionisti in ritardo”, e chiuderli dentro un QR Code, è l’atto di pirateria definitivo. Ieri spargevano naftalina per contestare i salotti dell’arte; oggi chiedono a quegli stessi salotti di autolegittimarsi e dare valore a un’opera che li contiene tutti, trasformando i loro stessi giudici nel materiale operativo della loro più grande performance che avrà luogo l’11 giugno dalle 17 alle 19.30 presso Edicola centrale in Piazza Testaccio. Ecco intanto l’elenco dei 1800 nomi. In aggiornamento ovviamente.
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