Ha vinto il Leone d’oro alla scorsa edizione della Biennale di Venezia. Ora la “spiaggia” dei lituani si sta trasferendo in Germania. Abbiamo intervistato una delle italiane che ha contribuito alla vittoria.

Curatore associato presso Arcade e DEMO Moving Image Festival, assistente curatrice presso Serpentine Galleries di Londra, nonché assistente curatrice al Padiglione della Lituania 2019 curato da Lucia Pietroiusti, Caterina Avataneo ci racconta ciò che ancora non sapete della performance lituana vincitrice alla scorsa Biennale di Venezia e dell’urgenza del linguaggio performativo.

Come ti sei avvicinata alla scena artistica lituana?
Ho visitato per la prima volta la Lituania e in particolare Kaunas e il Creature Performance Art Festival nel 2015. Da allora il mio interesse per la scena artistica lituana è rimasto vivo e acceso. Nel 2018 ho avuto la fortuna di essere coinvolta nella produzione di uno screening e Q&A di Jonas Mekas al Cinema Peckhamplex di Londra. L’evento era organizzato da Serpentine Galleries e dal Lithuanian Cultural Institute, ed è in quest’occasione che io e Lucia Pietroiusti ci siamo conosciute. Lavorare con Jonas Mekas è stata un’esperienza incredibile; mi piace pensare che sia iniziato proprio così il percorso che mi ha portata a lavorare con Lucia al Padiglione Lituania per la 58. Biennale di Venezia.

Quali i passaggi che hanno portato al successo del padiglione?
Il Padiglione Lituania era localizzato in un magazzino della Marina Militare, a pochi minuti dall’Arsenale di Venezia. La scelta dello spazio è stata fondamentale per la realizzazione di Sun & Sea (Marina), perché l’opera performance si sviluppava su una spiaggia artificiale popolata per otto ore al giorno da cantanti e comparse (inclusi cani) e osservata dall’alto di un ballatoio. Abbiamo fatto molta ricerca prima di trovare lo spazio giusto e questo ci ha permesso di connetterci davvero con il territorio. È stata la prima volta, infatti, che la Marina Militare ha aperto le porte al pubblico. Il team di cantanti era formato da molte voci locali, e anche il catalogo/vinile è stato un progetto, su design di Åbäke, prodotto e stampato dalle Grafiche Veneziane e MaleFatte – Rio Terà dei Pensieri, una cooperativa che lavora con i detenuti della prigione di Santa Maria Maggiore. Il successo del Padiglione Lituania è derivato anche da questo – insieme ai temi toccati, l’opera in sé, l’interdisciplinarietà e la collaborazione di sole donne.

Sun&Sea (Marina), opera-performance di Rugile Barzdziukaite, Vaiva Grainyte, Lina Lapelyte alla Biennale Arte 2019, Venezia. Photo Andrej Vasilenko © Courtesy the Artists
Sun&Sea (Marina), opera-performance di Rugile Barzdziukaite, Vaiva Grainyte, Lina Lapelyte alla Biennale Arte 2019, Venezia. Photo Andrej Vasilenko © Courtesy the Artists

Come spiegheresti linteresse di buona parte della giovane generazione di artisti lituani (e non solo) verso il linguaggio performativo?
A titolo puramente interpretativo, farei riferimento a Rosalind Krauss, che già alla fine degli Anni Novanta parlava di “Post-Medium Condition”, non solo pensando ad artisti lituani ma in generale alla crescita di pratiche artistiche che abbandonano l’interesse per la purezza del medium per focalizzarsi su modi diversi di articolare le complessità del mondo odierno. Arte ed estetica manifestano sempre di più un interesse per contributi interdisciplinari e l’utilizzo della performance facilita questo crossover tra discipline, sia artistiche che teoriche. Più recentemente Dorothea von Hantelmann, proprio parlando di linguaggio performativo più che di performance, ha osservato che l’audience di oggi è più propensa ad attribuire significato all’esperienza che un’opera produce più che all’opera stessa. È quindi interessante osservare come gli artisti stiano negoziando il proprio coinvolgimento con il sistema capitalista in modo consapevole. Il lavoro di Robertas Narkus cade qui a pennello, ma anche quelli di Augustas Serapinas, Anastasia Sosunova e altri ancora. Rispetto ad altre forme artistiche la performance rimane ancora sotto-rappresentata e fatica molto a sostenersi economicamente: prima di vincere il Leone d’oro, avevamo considerato di interrompere Sun & Sea (Marina) se non fossimo riusciti a sostenere i costi fino a ottobre. Spero che questi successi faciliteranno la nascita di nuove opportunità per chi lavora con questo linguaggio.

Come credi stia cambiando e cambierà negli anni a venire, anche a fronte dei nuovi assetti socio politici, la scena artistica in Lituania?
Istituzioni come CAC, Rupert e Nida Art Colony stanno facendo un lavoro ammirabile di ricerca teorica e pratica. Non saprei dire con esattezza come la scena artistica cambierà negli anni a venire, ma penso queste istituzioni, insieme a spazi giovani come Editorial o Autarkia, potrebbero essere buone fonti a cui guardare.

Marta Silvi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #56

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Marta Silvi
Marta Silvi (Roma, 1980) è storica dell’arte e curatrice indipendente, di base a Roma. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Storia delle Arti Visive e dello Spettacolo presso l’Università di Pisa con una tesi sul reimpiego delle immagini in movimento. Regular contributor per Artforum e Flash Art Italia; collabora inoltre con Artribune, ATP Diary, Look Lateral. Nel 2007 è stata finalista alla II Edizione del Premio Nazionale DARC MAXXI per la storia e la critica dell’arte italiana contemporanea. Tra il 2008 e il 2012 è stata co-direttrice della galleria Monitor a Roma. Ha contribuito a pubblicazioni universitarie internazionali e ha partecipato al libro "Cinema d’Artista" di Maria Rosa Sossai (Silvana Editoriale, 2009). È stata assistente prima e curatrice poi, in diverse mostre in Italia e all’estero. Tra quelle più recenti, "On the Tip of My Tongue" (Palazzo Trinci, 2014), "Nico Vascellari" (Lum, Ex-Chiesa Santa Maria di Betlem, 2014), "La Solitudine dei Monumenti" (Palazzo Candiotti, 2016), "Nicola Samorì" (CIAC, 2016), tutte a Foligno. Nel 2016 ha insegnato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 2014 e, nel 2017 insieme a Carla Capodimonti, ha curato la sezione Arti Visive e l’Open Call for Artists per il Dancity Festival di Foligno, presentando mostre, performance, talk e progetti speciali (Nico Vascellari, 2014; Claire Fontaine, 2017).