La giuria della Biennale d’Arte di Venezia 2026 sarà tutta composta da donne
Sono cinque le figure di primo piano della scena artistica globale chiamate a giudicare la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Ecco chi sono
bUn gruppo eterogeneo per geografie, approcci e traiettorie critiche. Ecco come si presenta la giuria internazionale della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, intitolata In Minor Keys, curata dalla compianta Koyo Kouoh (Camerun, 1967 – Basilea, 2025). Nominata dal Consiglio di Amministrazione della Biennale su indicazione della direttrice artistica, la commissione sarà chiamata ad assegnare gli ambitissimi Leoni – tra cui il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale e quello per il miglior artista in mostra – oltre a eventuali menzioni speciali. La cerimonia di premiazione è attesa per il 9 maggio.
La giuria della Biennale Arte di Venezia 2026
La giuria è composta da Solange Oliveira Farkas, nel ruolo di presidente, fondatrice e direttrice dell’associazione culturale Videobrasil; Zoe Butt, curatrice, scrittrice ed educatrice, nonché fondatrice di in-tangible institute e direttrice artistica di deCentral in Thailandia; Elvira Dyangani Ose, curatrice e attuale direttrice artistica della Public Art Abu Dhabi Biennial; Marta Kuzma, curatrice e teorica dell’arte contemporanea, docente alla Yale School of Art; e Giovanna Zapperi, storica dell’arte, critica e professoressa all’Università di Ginevra. Conosciamoli nel dettaglio.
Solange Oliveira Farkas

A presiedere la giuria è Solange Oliveira Farkas, figura chiave della scena curatoriale internazionale e fondatrice dell’Associação Cultural Videobrasil. Con oltre quarant’anni di attività, Farkas ha costruito una piattaforma di dialogo tra artisti provenienti da Africa, America Latina, Medio Oriente e Asia, contribuendo in modo decisivo alla ridefinizione dei circuiti dell’arte contemporanea. Dopo aver guidato a lungo la Biennale Videobrasil, ha diretto il Museu de Arte Moderna da Bahia e curato numerosi progetti espositivi in contesti internazionali. La sua pratica si distingue per un’attenzione costante ai linguaggi video e alle narrazioni non occidentali.
Zoe Butt

Curatrice e scrittrice, Zoe Butt lavora da anni a stretto contatto con comunità artistiche impegnate in contesti complessi, con particolare attenzione al Sud-est asiatico. Dopo esperienze significative tra Vietnam, Cina e Australia, ha fondato nel 2022 in-tangible institute, piattaforma dedicata allo sviluppo di infrastrutture culturali locali. Il suo approccio si fonda su modelli collaborativi e su una pratica curatoriale che intreccia ricerca, educazione e attivismo culturale. Più recentemente è stata nominata direttrice artistica di deCentral, progetto che aprirà in Thailandia nel 2027.
Elvira Dyangani Ose

Curatrice di rilievo internazionale, Elvira Dyangani Ose ha diretto il MACBA di Barcellona fino al 2026, consolidando un percorso che l’ha vista protagonista in alcune delle principali istituzioni artistiche globali, dalla Tate Modern a Creative Time. Il suo lavoro si concentra sulla rilettura critica della storia e sulla costruzione di narrazioni collettive alternative, spesso attraverso pratiche multidisciplinari. Attualmente alla guida della Public Art Abu Dhabi Biennial, Dyangani Ose continua a interrogare il ruolo dello spazio pubblico come luogo di memoria, rappresentazione e conflitto.
Marta Kuzma, tra teoria, educazione e curatela

Figura di spicco nel campo della teoria e dell’educazione artistica, Marta Kuzma è professoressa alla Yale School of Art, dove è stata anche preside, segnando una svolta storica per l’istituzione. Il suo percorso si muove tra curatela e ricerca, con esperienze che includono Documenta 13 e Manifesta 5. Ha diretto istituzioni in Europa e promosso progetti che intrecciano arte e contesti politici complessi, come dimostra il recente progetto Faktura 10, sviluppato in relazione alla guerra in Ucraina. Il suo lavoro riflette un interesse costante per le condizioni della produzione artistica in situazioni di crisi.
Giovanna Zapperi, lo sguardo femminista sulla storia dell’arte

Storica dell’arte e docente all’Università di Ginevra, Giovanna Zapperi è tra le voci più autorevoli negli studi sulle pratiche femministe nelle arti visive. La sua ricerca indaga il rapporto tra genere, corpo e rappresentazione nella modernità, con particolare attenzione alle genealogie critiche del femminismo. Autrice di numerosi saggi e volumi, ha contribuito a ridefinire il ruolo di figure come Carla Lonzi nel dibattito contemporaneo. Parallelamente all’attività accademica, ha curato mostre di rilievo internazionale, consolidando un profilo che unisce rigore teorico e sensibilità curatoriale.
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati