La nuova sede di Prada a Milano sarà progettata da Rem Koolhaas (e sarà un bosco)
Di fianco alla Fondazione Prada nascerà nei prossimi anni il nuovo headquarter del gruppo: quasi 26mila metri quadrati progettati da OMA, con un grande giardino centrale, tetti verdi e edifici alti non più di 25 metri. Tra i due complessi potrà nascere anche una nuova piazza pubblica capace di cambiare volto al brutto Largo Isarco e di collegarsi al futuro parco dello Scalo Romana
La visione è semplice, allettante e decisamente in linea coi tempi: un bosco in mezzo agli uffici. E attorno, invece di una nuova torre, edifici relativamente bassi: non più di 25 metri. È questa una delle immagini più nitide che emerge scartabellando nei documenti urbanistici con cui Prada Spa sta preparando a Milano il suo nuovo headquarter, proprio di fronte alla Fondazione Prada, nel comparto di Via Orobia 3. L’immagine che vedete sopra è una suggestione nostra ovviamente, ma aiuta a capirsi. Il progetto è in fase avanzata ma non è infatti ancora definitivo ed è lungi dall’essere stato presentato pubblicamente dall’azienda. Ma gli atti depositati al Comune di Milano che stanno lentamente avanzando sono già piuttosto espliciti: la sede sarà progettata da OMA, lo studio di Rem Koolhaas (autore anche della Fondazione Prada e di altre grandi architetture del gruppo come il leggendario store Epicenter di SoHo a New York) e porterà l’attuale insediamento da circa 7.600 a quasi 25.900 metri quadrati di superficie lorda. Un ampliamento importante, costruito però attorno a un grande bosco-giardino centrale, a coperture verdi e a una serie di spazi aperti che sembrano destinati a trasformare in maniera significativa uno dei punti oggi più irrisolti del quartiere.

Per costruire la nuova sede a sud Prada farà nascere un parco a nord di Milano
Ma come fa Prada a triplicare la cubatura ad oggi costruita in questo lotto? Il progetto ha una caratteristica urbanistica interessante che spiega la circostanza. La nuova sede di Via Orobia è legata a un secondo lotto, sempre di proprietà Prada, di oltre 21mila metri quadrati in Via Litta Modignani 66, tra Affori e Comasina, sempre a Milano ma a parecchi chilometri di distanza: dalla parte esattamente opposta della città. Il PGT di Milano permette di trattare le due aree come un unico Programma Integrato di Intervento: gran parte della capacità edificatoria di Modignani viene trasferita su Orobia e, in cambio, l’area settentrionale viene bonificata, depavimentata, riforestata e in larga parte ceduta gratuitamente al Comune come parco pubblico. La riforestazione, dicono le carte che Artribune ha consultato, procederà secondo il metodo Miyawaki, che prevede la creazione di boschi molto densi attraverso specie autoctone, e un piccolo Laboratorio di Cultura Ecologica destinato ad attività di formazione e divulgazione. L’operazione viene presentata come una compensazione ecologica tra due parti opposte della città: densificare un’area già costruita a sud est e contemporaneamente rinaturalizzarne una a nord ovest.
Un nuovo headquarter Prada firmato OMA
Ma torniamo a Via Orobia. Prada è già presente da anni con alcuni uffici del gruppo (gli altri sono in Via Spartaco), attività produttive e laboratori. Nel novembre 2025 il gruppo ha acquistato per circa 66,6 milioni di euro tutto il complesso di Via Orobia 3, indicando allora in maniera ancora generica la possibilità di svilupparvi una sede aziendale. Ora i documenti del Programma Integrato di Intervento Orobia 3 – Litta Modignani 66, presentati nel corso di questo 2026 al Comune, permettono di intuire molto meglio cosa stia pian piano prendendo forma. Gli edifici attuali sono destinati alla demolizione e ricostruzione e il nuovo complesso sarà organizzato intorno a un patio centrale, con un’altezza massima di 25 metri. Una scelta significativamente diversa rispetto alla Torre di Fondazione Prada, che arriva a circa 60 metri: qui OMA sembra lavorare su un organismo più orizzontale, introverso e verde. Ma del resto anche il grande polo della Fondazione presenta qualche similitudine, ad esempio col rigoglioso bosco che verdeggia sopra l’edificio specchiante del cinema. Il progetto suggerisce anche delle visioni rispetto al resto del quartiere, ipotizzando una cucitura tra il verde che nascerà nello Scalo Romana e quello già presente più a sud con la teoria dei parchetti comunali di Via Balduccio, Via Calabiana e Viale Ortles. Gli atti parlano esplicitamente di un “grande bosco/giardino centrale”, insieme a coperture verdi e superfici vegetali sui margini orientale e meridionale del lotto. In una Milano dove il tema degli alberi, delle compensazioni ecologiche e della qualità dello spazio pubblico è diventato centrale (e talvolta abusato) nel dibattito urbano, il nuovo headquarter sembra voler mettere proprio il verde al centro della propria immagine architettonica.

Che fine farà il grande laboratorio della Pasticceria Marchesi?
Tra gli edifici destinati a essere demoliti c’è oggi anche uno dei luoghi meno visibili ma più importanti dell’universo Prada nelle sue attività extra fashion: il grande laboratorio di pasticceria di Marchesi 1824, marchio acquisito dal gruppo e diventato negli ultimi anni uno dei suoi asset più riconoscibili nel food. Il laboratorio di Via Orobia 3 è il cuore produttivo di Marchesi: qui vengono realizzati i prodotti destinati ai punti vendita di Milano e perfino a quello londinese di Mount Street. È inoltre lo spazio nel quale la pasticceria ha recentemente iniziato a organizzare corsi e atelier di decorazione. La demolizione dell’attuale comparto rende dunque probabile che il laboratorio debba essere trasferito o ripensato, anche se su questo punto gli atti urbanistici non forniscono ancora indicazioni specifiche e Prada non ha annunciato alcunché.
Una nuova piazza tra la sede Prada e la Fondazione
Le novità che abbiamo scoperto scavando nei documenti del Comune di Milano non riguardano però soltanto l’edificio. I documenti prevedono infatti la possibilità di creare una nuova piazza pubblica tra il futuro headquarter e la Fondazione Prada. È un dettaglio urbanistico rilevante. Oggi tra Via Orobia, Largo Isarco e l’ingresso della Fondazione esiste uno spazio prevalentemente asfaltato, poco risolto e sproporzionato rispetto all’importanza culturale assunta dall’area e alla quantità di persone che transitano ogni giorno dalla Fondazione Prada. Lo spazio pubblico insomma va migliorato e molto: questo progetto promette di farlo. Una piazza vera potrebbe finalmente trasformare quel triangolo stradale caratterizzato da una discutibile quinta scenica di cartelloni pubblicitari in un luogo urbano riconoscibile (chissà, magari dotato di un’opera di arte pubblica), mettendo in relazione diretta la sede culturale e quella aziendale di Prada. E la connessione urbanistica tra Prada Spa e Fondazione Prada diventa ancora più significativa se si guarda cosa sta succedendo dall’altra parte della strada.

Da Largo Isarco al grande parco dello Scalo Romana
Di fronte alla Fondazione e al futuro headquarter si sta infatti avviando la gigantesca trasformazione dello Scalo di Porta Romana, acquistato nel 2020 da un fondo partecipato da Coima, Covivio e proprio da Prada Holding. Il masterplan Parco Romana, firmato dal team guidato da Outcomist con Diller Scofidio + Renfro, PLP Architecture e Carlo Ratti Associati, ruota intorno a un parco di circa 100mila metri quadrati che attraverserà lo scalo da nord a sud e dovrebbe ricucire due parti della città finora separate dalla ferrovia. Prada ha un ruolo specifico in questo sviluppo. Già nel 2020 il gruppo spiegava di essere particolarmente interessato alla qualità del parco e di voler realizzare nello Scalo un edificio destinato a laboratori e uffici per estendere le proprie attività presenti nell’area. La porzione prospiciente Fondazione Prada è dunque uno dei punti nei quali il rapporto tra il gruppo e il grande progetto dello Scalo diventa più diretto. E ci sarà da capire cosa farà Prada nell’edificio di sua spettanza dentro allo sviluppo dello Scalo Romana: avendo molte migliaia di metri quadrati da sviluppare su Via Orobia quello spazio a cosa sarà dedicato? A dei laboratori di produzione artigianale magari sul modello di quanto Bvlgari sta facendo al quartiere Eur di Roma? Oppure ad altri progetti come un suggestivo Prada Hotel? Il risultato potrebbe essere un sistema urbano continuo in dialogo: nuovo headquarter Prada – nuova piazza – Fondazione Prada – grande parco dello Scalo Romana supervisionato da Prada – nuovo edificio nello scalo. Una sequenza di edifici culturali, luoghi di lavoro e verde pubblico che potrebbe trasformare Largo Isarco da spazio residuale a centralità urbana in sinergia con l’adiacente Piazza Adriano Olivetti che si doterà così di un nuovo fronte sul versante orientale.

E se nel parco dello Scalo arrivassero anche le opere d’arte?
È una possibilità che Artribune aveva ipotizzato già nel 2020, subito dopo l’acquisto dello Scalo da parte di Coima, Covivio e Prada. Allora osservavamo come il grande parco previsto dal masterplan potesse diventare, grazie alla presenza di Prada e della sua Fondazione, un parco di sculture contemporanee sul modello di ArtLine a CityLife. Non esistono al momento annunci ufficiali in questa direzione: è solo una nostra suggestione e un nostro auspicio. Ma l’ipotesi appare oggi ancora più interessante: il progetto dello Scalo ha confermato l’enorme superficie verde, Prada ha ribadito negli anni il proprio interesse diretto sulla qualità del parco.
A che punto è il progetto del nuovo headquarter Prada
Serve prudenza. La proposta del nuovo headquarter non è ancora definitivamente approvata. Quella pubblicata dal Comune è la proposta iniziale del Programma Integrato di Intervento e dovrà attraversare ancora qualche passaggio amministrativo. Passaggi estenuanti purtroppo, fiaccati dalle inchieste sull’urbanistica che hanno bloccato l’evoluzione architettonica di Milano negli ultimi anni sebbene alla resa dei conti le ipotesi della Procura si siano dissolte quando sono passate al vaglio dei Giudici. Come è capitato di recente con il primo grande processo all’urbanistica in città, quello sulla Torre Milano: “nessun illecito, nessuna corruzione”, hanno fatto presente i Giudici rispondendo ai PM che ipotizzavano illegalità dovunque arrestando imputati a casaccio. Nonostante un contesto impervio tuttavia, questo e altri grandi progetti procedono seppur a velocità ridotta tra paure della firma e funzionari comunali terrorizzati di approvare un atto. Questo per dire che dimensioni, configurazione degli spazi e dettagli architettonici potrebbero comunque cambiare nei prossimi mesi. Ma il quadro che emerge è già sufficientemente definito da raccontare una trasformazione molto più precisa rispetto alla semplice ipotesi di ampliamento circolata dopo l’acquisto del lotto nel 2025: il committente è Prada, il progettista è OMA, la superficie sfiora i 26mila metri quadrati, l’altezza è limitata a 25 metri, il verde è elemento strutturale del progetto e la relazione urbana con Fondazione Prada e Scalo Romana è dichiaratamente parte dell’intervento. A undici anni dall’apertura della Fondazione Prada (un caso di successo di caratura globale), Rem Koolhaas potrebbe quindi tornare a ridisegnare un altro pezzo dello stesso quartiere di Milano Sud.
Massimiliano Tonelli
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