Etruschi contro Veneti: cosa raccontano le acque sacre dell’Italia antica (in una mostra a Venezia) 

Etruschi e Veneti sono protagonisti, fino al 29 settembre, di un’esposizione che, al Palazzo Ducale, attraverso opere d’arte e preziosi manufatti, li mette a confronto sulla base del loro rapporto con le acque, fonte di vita, comunicazione e di profonda sacralità

A Venezia, nell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale, sono approdati i bronzi di San Casciano, un nucleo di splendide statuette votive ed ex voto anatomici provenienti dai recenti scavi in uno più significativi complessi termali dell’antichità. Queste preziose opere riemerse dal fango a partire dal 2019 – di cui tanto si è parlato e che senz’altro hanno contribuito all’impennata dell’“etruscomania” – rappresentano tuttavia solo un tassello della mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari. Complesso progetto espositivo che intende illustrare il rapporto con la sacralità delle acque nell’Italia antica, e in particolare presso le due civiltà richiamate nel titolo della mostra. Un confronto inedito e originale che proietta i visitatori nel I millennio a.C., epoca in cui gli Etruschi riuscirono a conquistare la supremazia culturale e commerciale di larga parte della Penisola, fatta eccezione per l’area dei Veneti. I due popoli inevitabilmente ebbero stretti contatti e contaminazioni, ma per vari aspetti cruciali della vita, della religione e della struttura sociale, mantennero sempre la loro indipendenza, come dimostrano le ricerche condotte per l’esposizione (nel prossimo autunno la rassegna verrà peraltro riallestita nella Fondazione Luigi Rovati di Milano).

Etruschi e Veneti in mostra a Palazzo Ducale di Venezia, Ph Luca Chiandoni
Etruschi e Veneti in mostra a Palazzo Ducale di Venezia, Ph Luca Chiandoni

Etruschi e Veneti, dagli scavi alla mostra a Palazzo Ducale di Venezia

Il racconto si focalizza dunque sugli ambienti marini e fluviali, sulle sorgenti salutifere e sulle località termali, da sempre considerati fulcri di comunicazione con il divino, spazi di guarigione nonché di stimolo per lo sviluppo della collettività e degli scambi sia commerciali sia culturali tra le genti. Si possono allora osservare le testimonianze materiali sulle fonti curative sacre in Etruria, da Vulci a Chiusi e Chianciano e alla già citata San Casciano dei Bagni, fino al santuario Fontile di Marzabotto, già in area padana. Per il Veneto si aggiungono le tappe di Montegrotto, San Pietro Montagnon e Lagole di Calalzo. Vengono presentati in mostra anche i principali santuari legati ai porti marittimi e fluviali, da Pyrgi a Spina e Adria, fino a Este e Altino, la località più prossima a Venezia.

Gli inestimabili reperti Etruschi e Veneti presentati al Palazzo Ducale di Venezia

Le prime sezioni della mostra sono quindi dedicate al mondo etrusco che si manifesta con sculture in pietra e in bronzo di assoluta raffinatezza, come testimonia, per fare un solo esempio, la Testa di Leucothea da Pyrgi (ma nelle sale si ammirano tante altre sculture di pari qualità, e poi vasi decorati e manufatti di pregio e di uso quotidiano). Laddove possibile, ogni sezione ricostruisce o cerca di evocare i contesti in cui i manufatti si collocavano in origine – per la gioia di addetti ai lavori e appassionati di archeologia – oppure dove sono stati ritrovati, rendendo così assai comprensibile e affascinante un progetto ad alto tasso di ricerca scientifica.

L’antichità dall’Italia centrale degli Etruschi all’angolo dei Veneti

Risalendo idealmente verso Nord, si cominciano a scorgere i punti di contatto tra Etruschi e Veneti: questi ultimi, come sottolinea Giuseppe Sassatelli in catalogo, conoscevano molto bene la civiltà dell’Italia centrale, apprezzavano i prodotti artigianali degli Etruschi e guardavano con attenzione alle loro mode e al loro stile di vita; tuttavia, non li accolsero mai in modo generalizzato, salvo per alcuni aspetti. Anche per il popolo del Nord-Est si mettono allora in evidenza le pratiche sacrali legate alle acque, con le rappresentazioni di dèi locali che tuttavia risultano più evanescenti rispetto alle divinità dei vicini che, si spiega, erano molto più dediti ai culti religiosi e alla costruzione di santuari monumentali, i quali mancano del tutto in area veneta. Tra gli antenati dei Veneziani spicca l’arte delle situle, cioè dei vasi bronzei ricchi di decorazioni, e il ruolo dei cavalli: aguzzando la vista, si può scorgere in una vetrina un cavallino in bronzo che sembra il progenitore in miniatura dei tanti Cavallo e cavaliere scolpiti da Marino Marini dal 1936.

Un confronto che rivela due culture molto diverse ma ugualmente meritevoli di essere approfondite

A dirla tutta, il confronto tra le capacità artistiche di Etruschi e Veneti risulta impietoso… elegantissimi e realistici i primi, ingenui ed elementari i secondi. Ma a prescindere dai linguaggi visivi, la mostra centra il suo obiettivo, cioè restituire le relazioni tra due popoli e tra le rispettive acque, fonti di vita, di spiritualità e di rapporti economici.

Marta Santacatterina

Venezia // Fino al 29 settembre
Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari
Palazzo Ducale, San Marco 1
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Marta Santacatterina

Marta Santacatterina

Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, collabora con varie testate dei settori arte e food, ricoprendo anche mansioni di caporedattrice. Scrive per “Artribune” fin dalla prima uscita della rivista, nel 2011. Lavora tanto, troppo, eppure trova sempre…

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