Importante ritrovamento archeologico a Roma: mosaici e affreschi riemergono sotto Villa Celimontana durante un cantiere
L'intervento era stato programmato per mettere in sicurezza il grande muraglione romano che sostiene il pianoro della cinquecentesca Villa Mattei, oggi parte di Villa Celimontana
A Villa Celimontana, nel rione Celio dove si trova anche il Colosseo, gli interventi finanziati dal PNRR e condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma hanno riportato alla luce un edificio di età imperiale rimasto sepolto per oltre quindici secoli: otto ambienti decorati con mosaici, affreschi e rivestimenti marmorei che aprono nuovi interrogativi sulla topografia dell’antica città e sull’organizzazione di uno dei suoi quartieri più strategici.
Nuovi ritrovamenti archeologici sotto Villa Celimontana a Roma
L’intervento era stato programmato per mettere in sicurezza il grande muraglione romano che sostiene il pianoro della cinquecentesca Villa Mattei, oggi parte di Villa Celimontana. Ma proprio durante le operazioni di consolidamento il muro, ritenuto un’unica struttura, si è rivelato composto da due paramenti accostati, cosicché lo spazio retrostante ha restituito le tracce di un articolato complesso edilizio costruito nel II secolo d.C. e profondamente riorganizzato nel secolo successivo.

L’edificio di età imperiale e Villa Celimontana
Lo scavo ha consentito di riportare completamente alla luce cinque ambienti, mentre altri tre sono emersi solo parzialmente. È però evidente che il complesso prosegue oltre l’area indagata, sotto il parco storico, dove la presenza di alberature monumentali e i limiti del progetto hanno impedito di estendere ulteriormente le ricerche. Al centro dell’attenzione un ampio ambiente rettangolare, impreziosito da un pavimento musivo geometrico al cui centro campeggia un emblema marino di straordinaria qualità. Delfino, pesce, aragosta e granchio si dispongono attorno a un cratere, il grande vaso utilizzato nell’antichità per mescolare vino e acqua. Ma c’è di più: in corrispondenza di una lacuna è riemerso un frammento di una precedente pavimentazione, probabilmente risalente all’età antonina, decorata con raffinati tralci vegetali bianchi e neri, testimonianza delle trasformazioni subite dall’edificio nel corso del tempo. Non meno spettacolari sono le decorazioni parietali e del soffitto. Ampie porzioni degli intonaci affrescati sono crollate direttamente sul pavimento conservandosi in condizioni eccezionali: grandi cerchi rossi e azzurri, delimitati da elaborate cornici in stucco, restituiscono un’idea della ricchezza originaria degli ambienti. A questi, poi, si aggiungono numerosi frammenti di opus sectile, con tarsie in marmi bianchi e policromi che rivestivano pareti e pavimenti e confermano il carattere prestigioso del complesso.

La storia dell’edificio dove oggi si trova Villa Celimontana
L’edificio, costruito in opera laterizia e successivamente modificato con interventi in opera listata, fu abbandonato tra il V e il VI Secolo. Nei secoli successivi una parte delle strutture venne intercettata e in parte distrutta durante la costruzione della loggia seicentesca di Villa Mattei, le cui fondazioni sono emerse direttamente sopra le murature romane. Infine, tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, il complesso venne definitivamente ricoperto da colmate di terreno che ne hanno involontariamente garantito la conservazione. Se la qualità delle decorazioni suggerisce immediatamente l’immagine di una domus aristocratica affacciata sul pendio del Celio, la posizione del ritrovamento apre però una seconda, ben più intrigante ipotesi. Il complesso sorge infatti in un’area storicamente collegata alla V Coorte dei Vigiles, il corpo dei vigili del fuoco dell’antica Roma incaricato anche del controllo notturno della città.
L’ipotesi sulla caserma della coorte e una nuova interpretazione del Celio
Da tempo gli archeologi collocano in quest’area la caserma della coorte, ma il nuovo ritrovamento potrebbe modificarne profondamente la ricostruzione. Diversi elementi sembrano convergere in questa direzione: i resti, già individuati in passato, di piccoli ambienti modulari riconducibili agli alloggi dei militari; due basi di statue con l’elenco dei membri della coorte rinvenute nell’Ottocento all’ingresso di Villa Celimontana; e persino il soggetto del mosaico principale, il cratere, che trova confronti diretti negli spazi destinati alla vita comunitaria della caserma dei Vigiles di Ostia. Se questa interpretazione fosse confermata dagli studi in corso, cambierebbe sensibilmente la conoscenza dell’intero settore del Celio. La caserma avrebbe infatti occupato un’area molto più estesa rispetto a quanto finora ipotizzato, comprendendo non soltanto gli alloggi dei soldati ma anche edifici di rappresentanza, spazi di servizio e forse un ricco Augusteum, santuario dedicato al culto imperiale, del quale restano indizi nei preziosi marmi colorati rinvenuti già nel tardo Cinquecento e successivamente riutilizzati nella Sala Regia dei Palazzi Vaticani.
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati