Mapplethorpe cercava la perfezione. A Roma la bellezza diventa ossessione e va in mostra: la recensione 

Al Museo dell’Ara Pacis di Roma, oltre 200 fotografie in otto sezioni raccontano Robert Mapplethorpe, fino al 4 ottobre. Ripercorrendo il rapporto tra bellezza, desiderio e perfezione nell’intera opera del fotografo americano

Lo stupore che la fotografia portò nel mondo dell’arte risiede nella sua capacità di catturare la verità. A differenza della pittura, per sua natura illusionistica, l’immagine fotografica è capace di cogliere l’istante esattamente così come si presentava davanti ai nostri occhi. Congelati nel tempo, gli istanti si trasformano così nelle prove della veridicità di ciò che abbiamo visto. Eppure, non appena introduciamo nel discorso i termini della bellezza e del desiderio, la definizione linguistica di tale veridicità si fa lievemente sfumata, permettendo a ciascuno di noi di formulare la propria risposta. Se prendiamo in considerazione le osservazioni di molti scrittori, come Margaret Wolfe Hungerford, secondo cui “La bellezza è negli occhi di chi guarda”, o William Shakespeare e la sua “La bellezza si acquista attraverso il giudizio degli occhi”, entriamo sottilmente nella questione aperta del piacevole — e se esso debba o meno essere ravvisato nell’arte. Per Robert Mapplethorpe (Queens, 1946 – Boston, 1989), un simile ideale di bellezza si celava nella perfezione. Nel corso di una vita dedicata alla ricerca della forma ideale, fotografò la natura, i nudi, i volti e le sculture, dando vita al suo corpus di bellezza catturata — quello che oggi attraversa l’Italia. La retrospettiva, curata da Denis Curti, ha preso avvio alle Stanze della Fotografia di Venezia, è proseguita a Palazzo Reale di Milano e trova la propria conclusione al Museo dell’Ara Pacis di Roma. Il capitolo romano, intitolato Le Forme della Bellezza, è forse, fra i tre, quello che descrive con minore precisione la ricerca dell’artista, poiché restituisce piuttosto il ricordo che il visitatore porta con sé: quando facciamo riferimento a Robert Mapplethorpe, infatti, lo facciamo in relazione all’estrema impeccabilità dei suoi soggetti.

Robert Mapplethorpe, Le forme della bellezza, installation view a Museo dell'Ara Pacis. Photo Wps
Robert Mapplethorpe, Le forme della bellezza, installation view a Museo dell’Ara Pacis. Photo Wps

Robert Mapplethorpe e il desiderio in mostra a Roma all’Ara Pacis

Anziché mostrare le fasi dello sviluppo dell’artista, la retrospettiva svela la devozione al proprio desiderio e la sua cattura attraverso soggetti differenti. Nel 1983, alla Reggia di Caserta, Mapplethorpe fotografò Atteone circondato dai proprisegugi, con il capo già trasformato in quello di un cervo. La fotografia, inclusa nella mostra romana, appartiene alla sua Statue Series. Il soggetto è una rappresentazione settecentesca dell’episodio narrato nelle Metamorfosi di Ovidio: dopo aver visto Diana mentre si bagnava, il cacciatore viene trasformato in animale e ucciso dai cani che non lo riconoscono più. Diana resta fuori dalla fotografia; a occupare l’inquadratura è il castigo di colui che l’ha vista. Le fotografie italiane rimandanoal legame di Mapplethorpe con Lucio Amelio, il gallerista napoletano che lo invitò a contribuire a Terrae Motus dopo il terremoto del 1980. A Caserta, la scultura stessa diventa soggetto della sua indagine sul desiderio, già allora in atto.

Robert Mapplethorpe, Le forme della bellezza, installation view a Museo dell'Ara Pacis. Photo Wps
Robert Mapplethorpe, Le forme della bellezza, installation view a Museo dell’Ara Pacis. Photo Wps

La fascinazione per la perfezione nell’opera di Robert Mapplethorpe

L’impiego della luce per scolpire i motivi crea tra loro un legame intensissimo, facendoli apparire tutti intrinsecamente affini. La forma dell’orchidea, così innocente e fragile, viene accostata al corpo nudo in tutta la sua forza fisica; apparentemente opposti, sono uniti dalla stessa luce attentamente controllata, che ne traccia e definisce le forme. I soggetti naturali sembrano colti nell’istante in cui stanno quasi per trasformarsi in muscoli pulsanti, mentre un’illuminazioneidentica stempera la pornografia. Entrambi, in qualche modo, appartengono alla medesima parete, l’uno accanto all’altro. Il volto di estrema armonia di Isabella Rossellini reca una nota analoga. Osservandolo accanto ai tratti espressivi di Roy Lichtenstein, Iggy Pop o Patti Smith, ci rendiamo conto che quelle non sono immagini delle persone così come erano, bensì dell’ideale di bellezza che Robert Mapplethorpe stava cercando. Pur essendo rappresentazioni visive dell’impeccabilità, sono, in realtà, catture di un desiderio ossessivo. A differenza del piacere consueto, chiamato anche plaisir, che è gradevole e stabile, l’impulso che muove l’arte è il turbamento. La jouissance, concettualizzata da Jacques Lacan come desideriodell’irraggiungibile, descrive precisamente questa condizione: un anelito tanto intenso che il suo appagamento risulterebbe insopportabile. Non è semplice piacere, ma il suo eccesso, un’esperienza che rasenta l’agonia. Paradossalmente, ciò chenon esiste, o che viene considerato perduto o irraggiungibile, genera l’ossessione di ritrovarlo: un’ossessione rilevabile soltanto attraverso la creazione artistica. La ricerca della perfezione in ogni aspetto della forma fisica è, per sua natura, dolorosa, poiché l’impeccabilità rimane fuori portata. Il desiderio rivolto ad essa non può trasformarsi in altro che in un’ammirazione da lontano. Le forme naturali ne costituiscono la quintessenza. La loro bellezza, colma di lievi difetti, appartienealla dimensione divina dell’estetica, soprattutto perché mette alla prova l’interpretazione dell’osservatore, chiedendogli di vedere e accettare la deturpazione come il luogo ultimo verso cui tendere con desiderio. La perfezione è l’oggettoperduto. La sua virtù oltrepassa la comprensione teorica del bello, poiché ciò che si ritiene implicito in tale termine contempla l’accessibile, mentre ciò che viene affrontato qui è l’invalicabile. L’ammirazione produce precisamente questo effetto, suscitando il desiderio di guardare l’oggetto e tributargli un plauso ancora maggiore: un’approvazione che non ricerca il possesso. Ma la jouissance è davvero raggiungibile, oppure il suo fascino e il suo potere risiedono proprio nell’inseguimentoda parte dell’artista?

Robert Mapplethorpe, Le forme della bellezza, installation view a Museo dell'Ara Pacis. Photo Wps
Robert Mapplethorpe, Le forme della bellezza, installation view a Museo dell’Ara Pacis. Photo Wps

Robert Mapplethorpe e la ricerca della jouissance

Lo struggimento per la magnificenza esige una separazione tra aspirazione e possesso, lasciando l’artista legato all’unica forma che tale struggimento possa assumere: la propria rappresentazione nell’arte. L’arte offre una certa sicurezza entroquella zona letale. Aiuta chi la crea a mantenere una distanza, mentre diviene osservatore delle proprie brame. Catturandole, egli stesso rimane intatto e immutato dalla loro intensità; mentre gli è concesso osservarle, quasi persino sentirle, resta libero dalle loro dolorose conseguenze. In alcuni casi, un simile nesso è tanto profondo da mantenere un’intera carriera entro un’unica ricerca, come si può osservare, per esempio, nell’opera di Julije Knifer. L’esplorazione del perfettoequilibrio tra superfici nere e bianche fu portata avanti attraverso il disegno di un unico oggetto — il meandro. Giocando con le sue dimensioni, Knifer mostrò la propria intima ammirazione per la perfezione e si interrogò sulla possibilità stessa di creare una simile forma. In modo analogo, ciò che vediamo nell’opera di Mapplethorpe segue la medesima tensione: fotografare la bellezza per catturare il desiderio stesso.

Robert Mapplethorpe, Le forme della bellezza, installation view a Museo dell'Ara Pacis. Photo Wps
Robert Mapplethorpe, Le forme della bellezza, installation view a Museo dell’Ara Pacis. Photo Wps

I desideri di Robert

La trilogia italiana attribuisce tre nomi a un’unica operazione nell’opera di Mapplethorpe: la forma classica, il desiderio che la seleziona e la bellezza prodotta nella fotografia compiuta. Il suo desiderio entra nell’immagine attraverso le decisioni relative all’inquadratura, alla posa e alla luce — attraverso l’insistenza affinché il soggetto appaia esattamente come egli voleva vederlo. Roma rende visibile questo processo nella sezione Nudi e fiori, che riunisce Man in Polyester Suit (1980) e Calla Lily (1984). Nel primo, il volto di Milton Moore è escluso dall’inquadratura, mentre il pene esposto interrompe la linea chiusa di un abito scuro; nel secondo, il fiore è isolato sul nero, e la sua superficie bianca e l’apertura ricurva sono rese fisicamente allusive quanto il corpo. Lo sguardo che dirige entrambe le fotografie è lo stesso. Mapplethorpe catturò il proprio desiderio ordinando il mondo visibile in funzione di esso: ogni immagine conserva la versione precisa del corpo o del fiore che il suo occhio aveva scelto. I motivi di Mapplethorpe lasciano una traccia nell’osservatore sensibile, poiché, gettando uno sguardo sul desiderio altrui, si diventa capaci di vedere il proprio. Il fenomeno diffuso per cui, divenendo testimonidella brama di un altro, si finisce per provare la propria, può essere tradotto anche tornando all’osservazione di Benjamin sulla comunicazione reciproca. Quando si guarda l’arte, assumendo che essa sia una rappresentazione della jouissancedell’artista, lo scambio tra i tre partecipanti si instaura affinché il desiderio primario affiori alla superficie. L’espressione delle tensioni interiori dell’artista si rivela, producendo nient’altro che l’incarnazione del medesimo impulso nello spettatore, il che costituisce, in un certo senso, la ragione per cui l’arte appare eterna.

Greta Wolff

Roma // fino al 4 ottobre
Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza
MUSEO DELL’ARA PACIS – Lungotevere in Augusta
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Greta Wolff

Greta Wolff

Greta Wolff è una scrittrice e consulente culturale con base tra Milano e Zurigo, attiva nell’ambito della cultura visiva e della critica contemporanea, con un interesse rivolto al modo in cui atmosfera, identità e trasformazioni culturali influenzano oggi la percezione…

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